SESSA AURUNCA (Caserta) – Sei albanesi e un napoletano sono stati arrestati dalla polizia nel Casertano con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di furti di veicoli commerciali con successiva richiesta estorsiva ai danni delle vittime. Alcuni degli arrestati era dedito allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione di ragazze romene nella zona del Giuglianese.
L’inchiesta condotta dal commissariato di Sessa Aurunca e’ stata coordinata dai pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere, sezione reati predatori. Agli indagati e’ stata consegnata un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari pressi il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Sei dei sette indagati sono stati rinchiusi in carcere il settimo e’ stato condotto agli arresti domiciliari.
Le indagini della polizia avrebbero svelato attraverso un’attivita’ di intercettazione telefonica, pedinamenti e servizi di appostamento tutta una serie di furti su commissione. In particolar modo gli investigatori citano il caso del furto di un autocarro alla cui vittima fu poi proposto la restituzione in cambiio del pagamento di una somma di 15mila euro.
Altro caso, il furto di tre veicoli commerciali rubati nel Giuglianese e la successiva richiesta del pagamento di 7mila euro per la restituzione. Importante contributo alle indagini lo hanno dato le vittime che hanno collaborato con gli investigatori.
Dopo la denuncia sono state poste sotto controllo le utenze telefoniche dei malviventi. In tal modo gli inquirenti sono riusciti a individuare il gruppo di albanesi dediti alla commissione di furti ed estorsioni.
In sostanza dopo la commissione dei furti dei veicoli
commerciali gli indagati lasciavano un bigliettino scritto a mano con
cui si diceva alla vittima di turno di contattarli telefonicamente su
un’utenza il cui numero era indicato sullo stesso biglietto. Una volta
contattati i banditi la vittima riceveva le disposizioni su come
riavere il proprio mezzo dietro il pagamento di una somma di denaro.
Era un albanese a fungere da intermediario tra la vittima e la banda.
Una volta pagato la vittima rientrava in possesso del mezzo.
L’unico italiano coinvolto nelle indagini avrebbe avuto, secondo gli
inquirenti un ruolo determinante “nella fase dell’esecuzione dei furti
dei veicoli”, spiegano alla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
L’attivita’ di indagine avrebbe anche evidenziato
un dato definito “inquietante” dai pm “rappresentato dalla tacita e
desolante connivenza -spiega il procuratore aggiunto Luigi Gay- di
alcune vittime che pur di ottenere in tempi rapidi la restituzione del
velicolo loro sottratto preferivano non denunciarne il furto alle
forze di polizia”.
Fanno notare gli investigatori che molteplici furti, che
avvenivano quasi quotidianamente non erano denunciati da parte delle
vittime. Monitorando l’utenza di uno dei principali indagati,
attualmente in Albania, si assisteva in diretta all’omicidio di
Rrhaman Sula avvenuto a Caivano, nel Napoletano il 4 agosto del 2010
ad opera di Altin Stralaj capo dell’organizzazione avversaria. Da
questo episodio delittuoso di cui si e’ occupata la Procura di Napoli
scaturivano due successivi e quasi contestuali eventi delittuosi accaduto lo stesso giorno a Frignano, nel Casertano.
