CASERTA – Colpo grosso delle istituzione contro la criminalità organizzata. Undici affiliati e fiancheggiatori del clan dei casalesi sono, infatti, finiti in manette questa mattina in un’operazione condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta.
Tra le ordinanze di custodia cautelare anche Raffaele Bidognetti 37 anni, figlio del piu’ noto boss Francesco, che figura tra i vertici dell’organizzazione malavitosa. Sono ritenuti tutti responsabili a vario titolo, dell’omicidio nel maggio 2004, di un 19enne affiliato a un gruppo camorristico contrapposto a quello dei “Bidognetti”. Un regolamento di conti che seguiva un altro agguato nei confronti del giovane poco tempo prima, ma non andato a buon fine.
In particolare Raffaele Bidognetti e’ considerato il mandante dei sicari per quell’episodio di morte che rientrava nell’ambito di una vecchia faida tra le diverse anime dei casalesi. Il gruppo dei Tavoletta/Ucciero si contrapponeva a quello dei Bidognetti: tra il 1997 e il 2005 diedero fuoco alle armi, con vittime nell’uno come nell’altro schieramento, per contendersi il controllo del territorio a Villa Literno.
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno eseguito undici ordinanze di
custodia cautelare in carcere nei conronti di altrettanti affiliati o fiancheggiatori di due fazioni del clan dei Casalesi, per anni in guerra per il controllo delle attivita’ illecite nella zona di Villa Literno.
I provvedimenti, emessi dal Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA, sono giunti al termine di indagini dei carabinieri di Caserta, coordinate dalla DDA partenopea, condotte sulla faida, che dal 1997 al 2005 ha fatto registrare numerosi morti e feriti in agguati tra i due gruppi dei casalesi, i ’Tavoletta – Ucciero’, guidato da Cesare Tavoletta, ormai da anni collaboratore di giustizia e quello capeggiato da Massimo Iovine, altro pentito della cosca, ma per lungo tempo fedelissimmo di Francesco Bidognetti.
Quest’ultimo, detto ’Cicciotte e mezanotte’, capo storico dei Casalesi, e’ in carcere da anni con una condanna all’ergastolo. I destinatari dei provvedimenti restrittivi della
magistratura napoletana, sono accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione di armi e munizioni. Reati aggravati per avere agevolato l’attivita’
dell’organizzazione camorristica. In partiocolare sono ritenuti responsabili dell’omicidio di Antonio Di Frania, detto ’vulpacchiello’, ucciso il 27 maggio del 2004, dopo essere
sfuggito, circa due settimane prima ad un altro agguato.
Dalle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo e’ emerso, tra l’altro, uno stretto legame tra la fazione dei ’Tavoletta’, e quello dei ’Contaldo’ di Pagani (Salerno),
capeggiato da Nicola Fiore. Gli investigatori hanno accertato continui scambi di favori tra le due cosche, anche nel portare a termini agguati mortali.
