Pignataro Maggiore, arrestato il sindaco Magliocca. Coinvolto anche Gigliofiorito del Pd

 

PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) – Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl, e’ stato arrestato questa mattina dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Magliocca, che ha 37 anni, e’ avvocato ed e’ stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi; recentemente e’ stato nominato consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Secondo l’accusa, avrebbe
consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco.

In particolare, anziche’ destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l’edificio fosse devastato, anche con l’asportazione degli
infissi, e che i terreni fossero coltivati. A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito.

Il caso

Un sindaco ’asservito ai desiderata del clan camorristico locale, un sodalizio criminale 
agguerritissimo, protagonista di delitti efferati’: Giorgio Magliocca, 37 anni, primo cittadino di Pignataro Maggiore (Caserta)) e’ stato arrestato oggi con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Una curiosita’: sul suo sito web c’e’ una foto dei pm Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto cui e’ scritto: ’L’Italia impariamo ad amarla come loro’.

Un passato in An, oggi nel Pdl, Magliocca – promotore di diverse iniziative anticamorra e autore di denunce contro il boss Giuseppe Setola – e’ accusato di avere agevolato le 
attivita’ criminali del clan Ligato-Lubrano in cambio di appoggio elettorale (oltre che due volte sindaco, Magliocca e’ stato anche consigliere provinciale di Caserta). Dipendente del Comune di Roma e addetto alla segreteria del sindaco, Gianni Alemanno, e’ stato sospeso non appena si e’ diffusa la notizia del suo arresto.

L’esponente del Pdl, e’ emerso dalle indagini, sarebbe stato appoggiato e sostenuto nelle competizioni elettorali prima dal boss Lello Lubrano, che lo avrebbe fatto eleggere nel 2002; successivamente all’uccisione di Lubrano sarebbe stato appoggiato da Pietro Ligato, attualmente detenuto in regime di 41 bis. In cambio, secondo l’accusa, Magliocca avrebbe contribuito a rafforzare i vertici e le attivita’ del gruppo camorrista, omettendo qualsiasi controllo dovuto in qualita’ di sindaco sui beni confiscati al clan e consentendo che i capi e i loro familiari continuassero a gestire i beni, solo formalmente 
annessi da anni al patrimonio indisponibile del Comune.

Nel corso dell’operazione, infatti, sono anche stati eseguiti diversi decreti di perquisizione nei confronti dei responsabili delle associazioni no profit cui il Comune di Pignataro Maggiore aveva affidato i terreni confiscati. L’inchiesta, oltre che delle dichiarazioni del pentito Giuseppe Pettrone, si e’ avvalsa anche del contributo di un 
giornalista, Enzo Palmesano, autore di numerose inchieste sui beni confiscati al clan. L’arresto di Magliocca, che e’ stato anche consulente del ministero delle Telecomunicazioni quandro ministro era Mario Landolfi, ha suscitato numerose reazioni 
negli ambienti politici.

’Fiducia e solidarieta’’ sono state espresse in particolare proprio dal Mario Landolfi, 
vicecoordinatore regionale vicario della Campania del Pdl, e dal sen. Gennaro Coronella, vicecoordinatore provinciale del PdL di Caserta. ’Prende atto’ delle loro dichiarazioni Gianni Alemanno, che in una nota aggiunge: ’Ô evidente che gli addebiti mossi dalla magistratura all’avvocato Magliocca non hanno nulla a che fare con la sua attivita’ lavorativa presso Roma Capitale’. ’Chiarezza’ e’ stata chiesta da diversi esponenti del Pd, tra cui il vice presidente del Senato e commissario del Lazio, Vannino Chiti. Il deputato campano Luisa Bossa, componente della commissione Antimafia, chiede di ’non abbassare la guardia sulle infiltrazioni criminali’.

Gli altri indagati: anche un esponente di spicco del Pd

 

La Squadra mobile di Caserta ci stava lavorando da tempo. Da quando, cioè, aveva ricevuto i verbali di «non sfratto» della villa dove aveva abitato Raffaele Ligato con la moglie e i figli e la sbalordita relazione dei vigili urbani, che avevano assistito impotenti allo sradicamento autorizzato degli infissi blindati della casa.

Autorizzato dal sindaco. Pezzo dopo pezzo, qualcosa a riscontro delle dichiarazioni di un pentito, qualche altra raccolta attraverso le testimonianze di Rosa Nuvoletta, vedova di Raffale Ligato, del consigliere di oppisizione Achille Cuccaro, del giornalista Enzo Palmesano, ecco il quadro che si è composto: la cena a Villa Ebla alla quale parteciparono Giorgio Magliocca e Lubrano, i posti di lavoro chiesti alla famiglia Passarelli che stava costruendo il nuovo zuccherificio allora ancora marcato Ipam, i voti per garantire l’elezione del giovane e rampante avvocato di An.

Sullo sfondo, nel ruolo di compartecipi più o meno consapevoli e consenzienti, anche nomi di insospettabili. Oltre a Giorgio Magliocca, nell’elenco delle persone per la quali la Dda di Napoli aveva chiesto l’arresto c’è pure un esponente di spicco del Partito Democratico, il Pd casertano, l’ex assessore alla politiche giovanili della giunta Petteruti ed ex candidato sindaco di Caserta, Arturo Gigliofiorito, medico casertano di 61 anni, presidente anche della onlus Mondotondo, assegnatario dei beni di Ligato e rinunciatario di solo una parte di essi.

Gigliofiorito è indagato per omissione di atti d’ufficio al fine di favorire la camorra. Ancora, ecco un nome che ritorna: Gaetano Manna, compare di nozze di Raffaele Ligato, presidente di Acliterra Campania, già coinvolto in un’inchiesta sui falsi corsi di formazione. Ed ecco Gabriele Capitelli, sammaritano presidente della coop Icaro, che gestisce attualmente il pescheto della ex proprietà Nuvoletta. Poi il colono, Domenico Cesaro, che aveva preso in fitto da Maria Giuseppa Lubrano (la moglie di Ligato) il terreno di località Conte già confiscato. E Michele Di Maro, maranese, che aveva obbligato lo stesso Cesaro a pagare cinquemila euro l’anno per potre coltivare quei fondi senza problemi.

Infine Antimo De Angelis, referente del consorzio Icaro, che aveva posticipato di due anni la data di presa in consegna del bene confiscato. Restano nel processo, per alcune posizioni il gip Antonella Terzi ha ipotizzato altri approfondimenti investigativi che, probabilmente, sono stati già avviati.

 

La nota del Comitato Anticamorra del giornalista Enzo Palmesano

 

“L’arresto del sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e l’intera indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della Squadra Mobile della Questura di Caserta sullo scandalo dei beni confiscati alle cosche confermano in pieno le mie inchieste giornalistiche sulla pericolositàdel comitato d’affari politico-camorristico che tiene in pugno l’Amministrazione comunale di Pignataro Maggiore”. Lo sottolinea, in un comunicato, il giornalista Enzo Palmesano, che esprime “soddisfazione” e ringrazia “magistrati e Polizia di Stato per l’attenzione investigativa dimostrata per il territorio di una città tristemente nota come ‘la Svizzera dei clan’”.

 

“Il clan Lubrano-Ligato, grazie anche alle collusioni politiche, istituzionali e imprenditoriali – ha aggiunto Enzo Palmesano –,  è capace di governare non solo le attività criminali ma pure quelle apparentemente legali e ad imporre a certa stampa locale linea politica e la cacciata di giornalisti scomodi. Sono vari i casi in cui giornalisti pignataresi sono stati censurati, cacciati o messi a tacere perché avevano osato dare fastidio alla camorra o al sindaco Giorgio Magliocca e alla sua Amministrazione collusa. Invito i giornalisti colpiti a denunciare tutto alla Direzione distrettuale antimafia, senza reticenza alcuna, facendo i nomi dei cosiddetti ‘colleghi’ che si siano eventualmente prestati alla bisogna. Un’altra pagina vergognosa è quella delle organizzazioni sedicenti ‘anticamorra’ che a Pignataro Maggiore hanno spalleggiato il sindaco Giorgio Magliocca, contribuendo con le loro sigle a dare coperture alle manovre camorristico-mafiose”.

Enzo Palmesano così conclude: “Per quanto mi riguarda, da giornalista investigativo, e credo per quanto riguarda più in generale il giornalismo d’inchiesta che a Pignataro Maggiore ha uno dei suoi più coraggiosi baluardi, non ci fermeremo per timore di un Magliocca qualsiasi e dei suoi sodali nella politica e nella camorra. E sono certo che prima o poi la magistratura farà chiarezza pure su quei vigliacchi che colpiscono i miei innocenti familiari, tali vigliacchi convinti (a torto) che ciò possa servire per mettere a tacere le mie inchieste giornalistiche”.