Caserta, la Finanza arresta 4 persone per il dissesto della Banca di Credito Coperativo di Aversa

CASERTA – Quattro ordinanze applicative di misure cautelari nei confronti dei rappresentanti apicali degli organi sociali della Banca di Credito Cooperativo di Aversa.

Questi i provvedimenti emessi dal  nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Caserta a seguito delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere-Sezione criminalità economica e finanziaria.

I provvedimenti hanno interessato: il presidente del cda Enrico Giuliano,Cesario Bortone,vice presidente e consigliere, il direttore Vincenzo Arbore. Tutti e tre finiti agli arresti domiciliari. Divieto di esercitare la professione di dottore commercialista per Domenico D’Agostino in quanto membro del collegio sindacale. Gli indagati, però, sono una ventina.

L’accusa sarebbe quella di aver distribuito e dissipato 11milioni di euro in appena due anni. Cosa questa che sarebeb figlia di gestioni poco avvedute, di eccessivi sconfinamenti, di prassi anomale in ordine all’ammissione a soci, di arbitraria gestione dei fondi, di elusione della normativa antiriciclaggio, di vaglio assolutamente inadeguato della capacità di rimborso della clientela. Insomma, una serie di attività che hanno provocato l’erosione di tutto il patrimonio della banca, determinandone la declaratoria dello stato di insolvenza, dichiarata con sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 18 settembre 2009.

Pare che la banca funzionasse come uno strumento per acquisire clientela e potere e non aveva alcuna importanza, quindi, la verifica della solvibilità dei nuovi soci anzi era nota l’assenza di qualsiasi garanzia per la restituzione delle somme affidate.

Spesso le ingenti movimentazioni di denaro pare che venissero fatte venivano fatte da persone che erano si soci o amministratori della stessa banca, ma  che contemporaneamente, gestivano altre attività imprenditoriali. La mancata segnalazione delle operazioni al sistema Gianos da parte degli organi sociali della banca e nell’assenza di qualsiasi controllo da parte del collegio sindacale metteva al riparo i beneficiari da ogni possibile verifica.

Le passività accertate sono state trasferite alla Banca Sviluppo Spa si farà carico degli impieghi e della raccolta della banca, sì da salvaguardare i depositanti.

“Prassi anomale” nel reclutamento dei nuovi soci della Banca di Credito cooperativo di Aversa quelle documentate dall’inchiesta dei pm di Santa Maria Capua
Vetere Maurizio Giordano e Antonella Cantiello. Prassi che
hanno fatto lievitare oltre misura la compagine societaria.
“Trattandosi di una banca mutualistica – spiega il procuratore
capo Corrado Lembo – si prevedeva che ci fossero almeno 200
soci. In realta’ la banca ne aveva 400″. Quattro indagati
raggiunti da provvedimento di misura cautelare, ma in complesso
sono in venti le persone nel mirino dei magistrati per
l’inchiesta partita con un’ispezione della Banca d’Italia nel
2007. Analizzate tutte le operazioni consentite dall’istituto
di credito tra quella data e la fine del 2009 in favore di
diversi gruppi imprenditoriali che, stando alla procura,
ottenevano affidamenti di crediti in violazione “dei canoni di
prudenza e ragionevolezza”. I gruppi imprenditoriali in
questione sono: il Lamboglia, Castriota Scanderberg Luigi, gruppo Fontana, gruppo Testa e Pietra Marina srl.