SANTA MARIA LA FOSSA (Caserta) – I quattro figli di Dante Passarelli, imprenditore ritenuto organico al clan dei Casalesi, morto in circostanze misteriose una decina di anni fa, la moglie di uno di loro e un factotum della famiglia sono stati arrestati dai
carabinieri nel casertano per riciclaggio.
Alla famiglia Passarelli, molto attiva ad Aversa e nell’Aversano, nel 2010 erano gia’ stati sequestrati beni per un miliardo di euro. Dante Passarelli aveva costruito un impero sulla raffinazione dello zucchero attraverso la societa’ Ipam Srl, ma era anche proprietario di una delle piu’ fiorenti tenute agricole del casertano. Secondo le indagini dei militari dell’arma, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, queste sei persone hanno fatto confluire in una
societa’ straniera i beni e i proventi non solo dell’Ipam, ma anche della societa’ commerciale europea, mai colpita da provvedimenti di sequestro ed attiva anche questa nel settore della raffinazione e distribuzione zucchero.
Una parte dei beni di proprieta’ dei figli di Dante Passarelli erano stati sequestrati nell’aprile del 2010 nell’ambito dell’operazione ’Nemesi’. Il patrimonio sequestrato era costituito da societa’ immobiliari e agricole tra cui anche una parte dell’azienda Balzana di Santa Maria La Fossa (un appezzamento di terreno di proprieta’ della Cirio) che, secondo quanto ricostruito dalla Dda di Napoli, fu acquistata nel 1994 dai massimi vertici dell’organizzazione dei Casalesi attraverso Dante Passarelli, per un valore di oltre 10 miliardi di lire.
I tre quarti della tenuta vennero sequestrati con la sentenza in primo grado del processo ’Spartacus I’ emessa nel 2005. Nella sentenza di appello era stata confermata
la confisca dei due terzi della tenuta agricola. Dante Passarelli mori’ il 4 novembre del 2004 cadendo misteriosamente da una terrazza priva di recinzione a pochi mesi dalla fine del processo Spartacus, fermando di fatto il sequestro di beni.
Questo permise, stando alle indagini, ai figli dell’imprenditore di reinvestire i beni in una nuova societa’ di Pignataro Maggiore che si occupava di impacchettare lo zucchero Kero’.
