CASERTA – Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Napoli, ha arrestato, su richiesta della DDA partenopea cinque persone, tutte dell’agro aversano, ritenute legate al clan camorristico dei casalesi.
Nel corso dell’operazione le Fiamme Gialle sono state sequestrate nove aziende riconducibili agli arrestati nonche’ le quote detenute dagli stessi in altre dieci societa’ del
Casertano e di altre province italiane, per un valore di oltre 15 milioni di euro. Tre destinatari del provvedimento restrittivo – Claudio Schiavone, di 46 anni, Raffaele Pezzella, di 46 anni, entrambi di Casal di Principe, e Angelo Morra, di
Teverola, di 53 anni – che devono rispondere soltanto di reati tributari, hanno ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari; gli altri due, Nicola Corvino, di 60 anni ,
originario di Casal di Principe ma residente a Castelvolturno e Paolo Iorio, di 40 anni, di S.Cipriano d’ Aversa, sono indagati anche per reati associativi e sono stati chiusi nel
carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
Paolo Iorio, tra l’altro, e’ il figlio di GaetanoIorio, titolare del calcestruzzo Cedic, condannato nel processo Spartacus I a 4 anni di reclusione – la seconda tranche del
processo ha ottenuto anche la conferma in Appello qualche settimana fa – per essere stato tra gli imprenditori vicini al clan dei Casalesi che hanno creato il consorzio di calcestruzzo per curare gli interessi del gruppo camorristico. Tra le accuse
mosse dai pm ai cinque, nella richiesta inviata al gip, c’e’ anche quella di aver favorito il controllo economico-criminale del territorio da parte del clan dei Casalesi, ma il gip haescluso questa circostanza.
Le indagini che hanno portato all’arresto e al sequestro dei beni sono state avviate dalla Guardia di Finanza a conclusione di una verifica fiscale del Nucleo di Polizia Tributaria nello stabilimento di calcestruzzo ’Beton Campania’ di S.Tammaro.
Le fiamme gialle, nel corso delle operazioni di controllo, hanno accertato, tra l’altro, che in poco piu’ di due anni la societa’ aveva omesso di dichiarare un imponibile di circa 10
milioni di euro ed emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di 70 aziende. Dalle successive indagini – ha spiegato in una nota il procuratore aggiunto della DDA di Napoli, Federico Cafiero de Raho – sono stati accertati collegamenti tra la Beton Campania e ambienti della criminalita’ organizzata.
