CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – La Squadra mobile di Caserta a Casal di Principe ha tratto in arresto Nicola Schiavone, figlio di Francesco detto Sandokan, con l’accusa di essere il mandante di un triplice omicidio. I tre, tutti pregiudicati, appartenenti ai clan dei Casalesi, vennero ritrovati coi corpi mezzi sotterrati in una strada di Villa di Briano, sempre in provincia di Caserta.
Schiavone, 32 anni, è stato catturato all’alba mentre si nascondeva in un villino-bunker alla periferia di Casal di Principe, da sempre roccaforte dei Casalesi. L’uomo destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Dda di Napoli per concorso in omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, tre affiliati al clan uccisi per uno “sgarro” a Villa di Briano che risaliva al 2009. Schiavone era irreperibile da dicembre.
Venti agenti hanno messo in opera il blitz
Angelo Morabito,capo della Squadra Mobile di Caserta, riferisce che il blitz è stato compiuto da una ventina di agenti che hanno sorpreso Schiavone nella villa, dotata di ogni comfort, compreso un televisore Lcd di grandi dimensioni. All’interno della casa, protetta da alte mura di cinta e da spesse cancellate, non c’erano armi, ma soltanto un rivelatore di microspie. Schiavone, ritenuto l’attuale reggente della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, non ha opposto resistenza e si è complimentato con i poliziotti per essere riusciti a stanarlo.
Chi è e cosa ha fatto Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan
Schiavone viene dunque già considerato da tempo dagli investigatori come il reggente del gruppo guidato dal padre, sulla base di alcune intercettazioni telefoniche e di rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. E’ il primo dei sette figli di Sandokan, in carcere da anni al regime di 41 bis per condanne all’ergastolo.
Per la giustizia, però, il giovane boss risultava incensurato fino a gennaio; in particolare fino a quando, a conclusione di indagini di polizia e carabinieri, coordinate dalla Dda partenopea, la prima sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Raffaello Magi, lo ha condannato, in primo grado, proprio il 9 gennaio, a 2 anni e 8 mesi di reclusione per intestazione fittizia di beni.
Si tratta in particolare della rivendita di auto “Trident” di Casal di Principe, ritenuta acquisita illecitamente dalla cosca, e che Nicola Schiavone, considerato socio occulto della ditta, intendeva sottrarre al sequestro e alla successiva confisca. L’indagine sulla costituzione della società e sull’attività dell’autosalone, inaugurato nel 2003, era stata avviata allora sulla base di una intercettazione ambientale, durante un colloquio tra Sandokan e due dei figli, Nicola e Carmine.
I poliziotti scambiatio per guardaspalle
Erano stati scambiati per guardaspalle che dovevano dare il cambio i poliziotti che hanno
arrestato in una villa a Casal di Principe, Nicola Schiavone, irreperibile da circa un anno, primogenito del boss Francesco detto ’Sandokan’.
Cosi’ la porta della villa e’ stata aperta alle 5:30 del mattino e sono entrati circa venti poliziotti che hanno trovato in tuta due persone – la cui posizione e’ ancora al vaglio degli inquirenti – mentre al primo piano della casa con giardino c’era Schiavone junior in pigiama. Nella villa – situata a pochi metri dalla sede della Squadra Mobile di Casale
e circondata da uomini dell’Esercito – sono stati trovati libri di lettura, come quelli della saga di Diabolik, ma anche diversi dvd, tutti originali, due computer e una ventina di
quadri dipinti dal figlio del boss in stile pop art. In uno era rappresentato il suo autoritratto e in un altro due occhi grandi su uno sfondo colorato; nell’armadio, invece, c’erano
abiti griffati e scarpe Tod’s e Hogan.
“L’arresto di Nicola Schiavone significa togliere di mezzo il capo indiscusso della camorra essendo diventato il detentore del potere criminale del clan dei Casalesi attraverso la leadership del padre”. Cosi’ il questore, Guido Longo, in conferenza stampa a Caserta con il procuratore della Dda di Napoli, Federico Cafiero De Raho, il dirigente che ha guidato la cattura, Alessandro Tocco e il nuovo capo della Squadra Mobile di Caserta, Paolo Morabito.
“Nicola Schiavone e’ stato colui che, nell’ambito del clan, ha dato ordine di eliminare Giovanni Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno – ha dichiarato Cafiero de Raho – stando alle ricostruzioni fornite dai collaboratori di giustizia, Francesco Diana e Raffaele Piccolo, quest’ultimo pentitosi il giorno del suo arresto, l’ordine era stato eseguito perche’ i
tre avevano chiesto il pizzo al caseificio ’Dea’, mentre tra gli esecutori materiali del triplice omicidio c’erano i fratelli Laiso, Salvatore e Crescenzo”. “Si e’ trattata di una epurazione interna al clan”, ha poi concluso il procuratore della Dda che guida e coordina il pool di magistrati impegnati nelle indagini su clan camorristici del Casertano.
Nell’ambito della stessa operazione e’ stato arrestato Angelo D’Urso, gestore del bar ’De Colores’ di Trentola Ducenta, dove le tre vittime del clan un anno fa si erano incontrate con i fratelli Laiso. D’Urso e’ accusato di favoreggiamento aggravato. Nicola Schiavone, sposato con due figli, è uscito dalla questura di Caserta in manette poco dopo le 13. Indossava una camicia a righe, jeans e giubbino blu. Fuori la questura, poco prima, si erano radunati i fratelli e la moglie.
