Aversa, riciclavano i soldi del racket con un negozio di fiori

AVERSA (Caserta) – Riciclavano denaro, assegni e titoli di credito di notevole valore, frutto delle attività estorsive, grazie una societa’ costituita per gestire una lavanderia, un albergo di Follonica (Grosseto) e un negozio di fiori ad Aversa (Caserta), risultate attivita’ commerciali di copertura.

Quattro esponenti di primo piano del gruppo malavitoso di Aversa dei Di Girolamo, ex alleato della Nco di Raffaele Cutolo e ora affiliato ai clan dei Casalesi, sono stati arrestati oggi dalla polizia su esecuzione di una ordinanza del Tribunale di Napoli emessa su richiesta della DDA partenopea.

Le accuse nei confronti dei fratelli Giuseppe e Pasquale Di Girolamo, di 50 e 48 anni – il primo dichiaratosi collaboratore di giustizia – Giovanni Rosano, di 56 anni e Nicola Limaldi, di 40, sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate ed altri reati contro il patrimonio e la persona.

Giuseppe Di Girolamo, detto ’peppe o bionde’, da tempo in carcere – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il responsabile del commissariato di Aversa, Luigi Del Gaudio – e’ ritenuto il capo del gruppo criminale, accusato di imporre tangenti a commercianti ed imprenditori della zona aversana per le festivita’ di Natale, Pasqua e Ferragosto. Secondo quanto emerso dalle indagini, Giuseppe era, di fatto, titolare dell’albergo Bologna di Follonica, una delle attivita’ della societa’ gestite dalla ’Sogeas’ ed intestata alla moglie, Angela Di Maro. Da Follonica, ha accertato la Polizia anche attraverso intercettazioni telefoniche, impartiva ordini agli affiliati, segnalando, fra l’altro, commercianti ed imprenditori da sottoporre ad estorsione.

Lo ha fatto, ha sottolineato il dirigente del commissariato di Aversa, anche quando si e’ dichiarato collaboratore di giustizia, senza pero’ ottenere il sistema di protezione previsto per i pentiti della criminalita’ organizzata. Giuseppe e Pasquale Di Girolamo sono fratelli del piu’ noto Carmine, detto o ’sbirro’, accusato di avere corrotto poliziotti e carabinieri per avere collaborazione per la sua attivita’ criminale. Carmine balzo’ alla ribalta delle cronache per la sua fuga dal carcere di Padova, compiuta il 16 giugno del 1994, insieme a Felice Maniero, detto ’Faccia d’Angelo’, capo della mala della Riviera del Brenta.