SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – Avevano chiesto un finanziamento per costruire un impianto manifatturiero a San Tammaro, ed emanato fatture inesistenti, con la complicità di un imprenditore edile in difficoltà economica, dopo la prima trance, bloccati da guardia di Finanza. Una intera famiglia è finita nei guai.
A seguito di articolate indagini svolte dalla Guardia di Finanza della Tenenza di Capua, coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – Sezione criminalità economica – è stato eseguito in data odierna, il decreto di sequestro preventivo emesso dall’ufficio G.I.P. A carico di:
1.Perillo Domenico, nato a San Tammaro il 5.1.1947 ed ivi residente alla via Nazionale Appia n. 130
2.Almerico Lidia, nata a San Tammaro il 5.5.1949 ed ivi residente alla via Nazionale Appia n.130
3.Perillo alessandro, Nato a Napoli il 2.5.1974 e residente in San Tammaro alla via Nazionale Appia n.130
4.Perillo Teresa, nata a San Tammaro il 10.091975 e residente a San Tammaro alla via Nazionale Appia n. 130
5.Violante Mario nato a San Tammaro il 15.7.1966 e residente a San Tammaro alla via XXIV Maggio nr. 21
L’ operazione giunge a conclusione di complesse indagini all’esito delle quali, risulta accertata l’illecita percezione da parte della ditta S.CO.IN s.r.l., società operante nel settore manifatturiero, di fondi elargiti dal Ministero dello sviluppo economico per la creazione di un “ nuovo impianto”, da ubicarsi in San Tammaro alla località Ponticelli area PIP per un impegno di spesa complessivo di euro 1.292.000,00.
In particolare la S.CO.IN. S.rl., beneficiaria di agevolazione di Legge,
aveva percepito indebitamente, quale prima quota per euro 237,481,00, contributi pubblici nazionali e comunitari, nonché richiesto alla banca concessionaria di perfezionare la percezione della seconda ed ultima quota di contributo che non era stata ancora percepita, ammontante ad € 237,481,00.
Perillo Domenico, amministratore della società, nel richiedere le erogazioni delle quote di contributi pubblici, includeva tra la documentazione amministrativa – contabile prodotta, attestazioni di pagamento effettuati nei confronti di un fornitore per i quali è stato ampiamente acclarato che le relative fatture risultavano oggettivamente inesistenti.
Inoltre, l’indagine ha evidenziato che il Perillo, in concorso con gli altri indagati, nel periodo dal 01 marzo 2004 al 22 giugno 2005, ha eseguito apporti di mezzi propri per un ammontare complessivo di € 800.754,67. Tali apporti consistevano, in larga parte e di fatto, in vere operazioni di giroconto avvenuta tramite l’indebito reimpiego della somma ottenuta, quale fittizio pagamento di fatture per operazioni inesistenti emesse dal maggior fornitore.
L’attività criminosa è stata posta in essere non solo dall’amministratore Perillo Domenico, ma anche dall’altro socio della S.CO.IN. S.R.L, Almerico Lidia, dai figli di questi, Perillo Teresa e Perillo Alessandro, nonché dal Violante Mario, Rappresentante legale della Violante Costruzioni s.r.l, principale fornitore ed emittente di fatture per
operazioni inesistenti nei confronti della S.CO.IN. S.r.l..
I pagamenti effettuati dalla S.CO.IN. s.r.l. a fronte di fatture emesse dalla Violante
Costruzioni s.r.l,venivano contestualmente, riversati in contanti e/o girati direttamente a favore del traente, sul conto corrente intestato alla S.CO.IN S.r.l oppure sui conti correnti intestati a Perillo Domenico e/o Perillo Teresa oppure riversati in contanti, a mezzo cambio assegni alla cassa, effettuati dal Violante Mario con clausola “per conoscenza e garanzia” S.CO.IN. S.r.l e/o Perillo Teresa. Subito dopo, lo stesso denaro veniva consegnato dallo stesso nelle mani di Perillo Teresa, la quale li riversava sul conto corrente intestato alla S.CO.IN S.r.l., alla Perillo Teresa e/o al Perillo Alessandro.
In particolare le misure cautelari reali, disposte dal GIP, hanno riguardato:
il sequestro dell’immobile industriale sito in San Tammaro, localtà Ponticelli area PIP sede della S.CO.IN. s.r.l, con sede operativa in via Capitelli n. 61, compresi
gli impianti, i macchinari e le attrezzature di cui al progetto di investimento, per un valore di circa € 1.500.000,00; il sequestro dei beni, fino alla concorrenza dell’importo pari ad euro 474,962,00 corrispondente al totale del contributo ottenuto nonché del conto corrente posto in essere dalla società e dei conti correnti intestati a Perillo Domenico e i figli di questi, Alessandro e Teresa.
E’ stato appurato il reimpiego di fondi derivanti da fatture per operazioni inesistenti per un ammontare complessivo pari ad euro 620.706,00 , bloccando l’erogazione da parte del Ministero dello sviluppo Economico della seconda quota di contributo pubblico pari
ad euro 237.481,00.
Perillo Domenico, unitamente al socio Almerico Lidia ed ai figli,
risultano essere gli ideatori dell’intera attività criminale al fine di ottenere un finanziamento di euro 474,962,00 a fronte di fittizi investimenti pari ad euro 1.294.603,00.
A tale scopo, approfittando della situazione di difficoltà economica, nota ai predetti, in cui versava il Violante Mario, amministratore di una società operante nel settore dell’edilizia, lo avevano costretto ad emettere nei confronti della S.CO.IN. s.r.l., fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa € 517.255,00 ed IVA pari ad € 103.451,00.
L’acquisizione presso il citato Ministero ha permesso di accertare che la società, dopo aver ricevuto la prima trance dell’ammontare della quota richiesta, non ha percepito altro, grazie all’attività di indagine svolta a tutela degli interessi finanziari dei pubblici bilanci.
