Caserta, agguato a Villa di Briano: ucciso Crescenzo Lasio, esponente del clan dei casalesi

TRENTOLA DUCENTA (Caserta) – Ucciso con numerosi colpi d’arma da fuoco, un affiliato al clan dei casalesi, dedito alle estorsioni, nei comuni di Trentola Ducenta e Parete, a poche ore dagli arresti dei militari di Grazzanise.

Il corpo di Crescenzo Laiso, nato a Trentola Ducenta il 9 maggio 1979, residente in via Purificazione al civico 16, è stato rinvenuto, nel pomeriggio di oggi alle 15 circa,  crivellato dai proiettili, nella periferia di Villa di Briano, in via Castagna.

Si tratta di un affiliato al clan dei casalesi, esattore e fratello di Salvatore Laiso detto “chicchinos”, 28 anni, personaggio di spicco del clan dei casalesi fazione Schiavone. Salvatore sfuggì al blitz dei carabinieri nel luglio 2009, dove vennero arrestate 7 persone tra cui il fratello Crescenzo, e bloccato circa una settimana dopo in un’abitazione inagibile, protetto dalle telecamere.

Crescenzo era l’estorsore del clan e faceva parte del gruppo camorrista che, dopo l’arresto di Giuseppe Setola, tentò di riportare i territori passati sotto il dominio di Setola, di nuovo al clan, della fazione capeggiata da Francesco Schiavone detto “Sandokan”, da anni in carcere. Le risultanze investigative dei carabinieri, portarono all’arresto di Crescenzo Lasio e di altri sei tra cui  Di Tella Raffaele, classe 1968 , Ricciardi Salvatore, classe 1979, Ruffo Ciro, classe 1974. Alla cattura sfuggì il fratello Salvatore.

Pare che il Lasio nel primo pomeriggio, sia stato tratto in un’imboscata, ad attenderlo più persone che, all’arrivo dell’auto su cui viaggiava il camorrista, hanno sparato numerosi colpi d’arma da fuoco contro la vettura. Il Lasio ha tentato una debole fuga, stroncata immediatamente. Gli inquirenti contano almeno 10 proiettili sparati tutti nella sua direzione.

L’omicidio, avvenuto in via Castagna, è di chiara matrice camorristica. Del gruppo del Lasio, già due sono morti misteriosamente: il Ricciardi è stato ucciso in un agguato ed il suo corpo bruciato nelle campagne di Carinaro, il Ruffo pare si sia suicidato in carcere in Piemonte, dove scontava la pena.

Nel pomeriggio odierno è stato giustiziato il Lasio. Sulla vicenda indagano i militari della stazione di Frignano e del Nucleo radiomobile di Aversa, intervenuti per i dovuti rilievi, unitamente alla direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Il corpo della vittima è stato trasportato all’istituto di medicina legale dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, in attesa di una visita autoptica disposta dal dott. Conzo, pm di turno alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.