CASERTA – I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta – Sezione Tutela Spesa Pubblica, nel corso dell’anno 2009, hanno condotto articolate indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che hanno consentito di svelare una vera e propria tendenza a delinquere nell’ambito delle erogazioni pubbliche nel settore della disoccupazione agricola.
Sono state diverse infatti, le truffe perpetrate attraverso l’indebita percezione ai danni dell’INPS delle indennità previste per il sostegno dello specifico settore, per un importo complessivo di circa € 1.600.000. Sono state denunciate 186 persone e segnalate 296 alla locale Autorità Giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito delle indagini.
Le investigazioni permettevano di accertare che i titolari di 9 aziende agricole, con sedi dichiarate nell’agro aversano e nel giuglianese, mediante la presentazione di documentazione fittizia, attestavano l’instaurazione di centinaia di rapporti di lavoro, con altrettanti braccianti agricoli, permettendo a questi ultimi di richiedere, e nella maggior parte dei casi ottenere, le prescritte indennità di disoccupazione, maternità e di malattia, nonché assegni per il nucleo familiare.
Le attività investigative delle fiamme gialle, evidenziavano che le predette aziende agricole presentavano all’INPS, allegati alle denuncie aziendali di inizio attività , contratti di fitto di terreni e mezzi agricoli, intestati a soggetti ignari di tale accordo commerciale o addirittura defunti da molti anni, documentando falsamente, un fabbisogno di lavoro palesemente sproporzionata rispetto a quello effettivamente necessario per i terreni dichiarati, presentando trimestralmente all’INPS, le dichiarazioni di manodopera agricola, per un totale di circa 150.000 giornate lavorative fittizie.
E’ stato inoltre accertato che tra i titolari delle presunte aziende esaminate, vi fossero soggetti nullatenenti e pregiudicati, appartenenti anche ad un clan napoletano, nonché un soggetto attualmente recluso presso un istituto di pena. I finanzieri non escludono che molte delle indennità di disoccupazione agricole riscosse dai singoli braccianti siano state incassate e poi “girate†in tutto o in parte ai soggetti organizzatori delle truffe riconducibili alla criminalità organizzata napoletana e casalese, rappresentandone un redditizio canale di finanziamento.
Le aziende agricole coinvolte inoltre, non hanno mai corrisposto le somme per i prescritti contributi dovuti in relazione alle dichiarazioni di manodopera prodotte, ovvero contributi di natura previdenziale che una sana realtà aziendale deve sostenere, risultando così anche debitrici nei confronti dell’INPS e dell’INAIL per un importo di circa un milione di euro.
La scoperta della frode ha consentito di bloccare ulteriori erogazioni da parte dell’INPS, evitando ulteriori distorsioni al sistema della sicurezza sociale gestito dall’Ente, a garanzia di prestazioni di carattere previdenziale ed assistenziale, che avrebbero concorso a far maturare l’acquisizione del diritto al trattamento pensionistico ai medesimi braccianti.
