MONTECATINI – Questa è una storia italiana, non solo del paese in cui è nato e cresciuto il protagonista, ma che riguarda gli italiani in genere, perché come lui, sono tanti a vivere un incubo oltre confine. Tanti casi passati sotto silenzio, perché i loro nomi, non fanno scalpore né politica e quindi interessano poco i nostri amministratori.
Da sei anni, un giovane di Montecatini Terme, Carlo Parlanti, oggi 44 anni, è detenuto nelle carceri della contea di Avanal nella contea di Kings, Stati Uniti. L’uomo fu condannato, dopo un incomprensibile processo, per violenza familiare ai danni di una donna americana. Accusa dalla quale l’interessato si è sempre detto innocente.
Procediamo con ordine
Carlo è un manager informatico che viveva in America, tornato in Italia, per due anni viaggia in lungo e largo senza sapere di essere un ricercato.
Nel tempo in cui rimane negli stati Uniti, conosce una donna di alcuni anni più grande di lui. La donna si chiama Rebecca White, separata da un marito che aveva denunciato per violenza fisica e tentato omicidio.
” ‘o core italiano”
Carlo la ospita presso la sua abitazione nel sud della California, in un appartamento affittato dallo stesso Carlo, lei abbandona il lavoro e denuncia il datore. Qualche tempo dopo, Carlo lascia l’America e chiede a Rebecca di lasciare l’appartamento.
Arrestato in Germania
Carlo viaggia in Canada, Europa apre una società a Gibilterra, viene assunto da CNG in Irlanda e nel Luglio 2004 viaggia da Dublino a Dusseldorf in Germania, dove viene fermato dall’interpool e arrestato per un mandato di cattura emesso dalla contea di Ventura. La vittima è nientemeno che Rebecca White.
Da allora comincia il calvario del giovane italiano.
Un incomprensibile processo
Un processo dalle basi contraddittorie, che secondo gli esperti, non doveva assolutamente aver luogo. Al dibattito sono state mostrate prove indiziarie portate dalla White e che, secondo gli esperti, appaiono false e contraddittorie. Prove mai analizzate ma sufficienti a far condannare il giovane a nove anni di carcere, come foto, mentre sono state ignorate le prove che scagionerebbero l’imputato, così come le testimonianze dei poliziotti, che dichiarano che non vi erano segni di crimine e della figlia della stessa White e dei vicini che dicono di non aver notato nulla di strano.
Prove che vanno analizzate
Le prove, confutate da medici legali estranei al fatto, sembrano non avere fondamento alcuno; le terribili descrizioni della White, paiono partorite da una mente tremendamente disturbata. Molti sono infatti gli indizi che non si incastrano e che i giudicanti, non hanno ritenuto opportuno verificare.
Nasce l’associazione “prigionieri del silenzio”
Katia, insieme ad Erika Righi sorella di Simone, arrestato nel 2007 a Cadiz, in Spagna, durante una manifestazione di un’associazione animalista, fermato e picchiato dalla guardia civil, con le accuse di attentato all’autorità , resistenza a pubblico ufficiale
ha creato l’associazione “Prigionieri del silenzioâ€: www.prigionieridelsilenzio.it
Perché è il silenzio a regnare intorno alla storia degli italiani detenuti nelle carceri esteri. Il silenzio dei nostri politici che, se non sei qualcuno e non desti scalpore non fanno nulla, non interessi all’opinione pubblica e quindi, non servi alla crescita del potere personale.
Appelli disperati
Intanto le donne, si rivolgono ai media italiani, e sono molti i giornalisti anche casertani, a tendere una mano e a prendere a cuore la storia del nostro connazionale.
Altri italiani, lavorano sul posto in America, dove cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica.
In un’intervista, il Pm che ha condannato Carlo sembra si sia più volte contraddetto nelle risposte, chiare e precise, degli intervistatori. E ora ci si chiede: “quanto conta in verità il fatto che l’imputato sia italiano?â€.
Carcere e torture
Sono passati sei anni, di carcere e di torture ma Carlo continua a professarsi innocente, dichiarando la falsità delle prove mostrate dalla White. Carlo e Katia, chiedono che vengano effettivamente analizzate le prove e che venga riaperto il processo, che si vada in appello e mostrate anche le prove della propria innocenza.
Scandalo per caso knox, e dove sono i nostri politici?
Confrontando inoltre il caso Amanda Knox, dove vi sono importanti indizi di colpevolezza appare scioccante che si muova il mondo, e scandaloso che per il caso Parlanti, in cui vi sono prove di innocenza invece, nessuno ne parla. I nostri politici, più volte sollecitati dall’associazione “I prigionieri del silenzioâ€, non intervengono.
