Caserta, sequestro da 50 milioni di euro al Clan Farina Martino Micillo di Maddaloni

MADDALONI (Caserta) – I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno eseguito un decreto di sequestro di beni mobili, immobili, quote societarie e conti correnti ritenuti nelle disponibilità di capi e gregari del clan camorristico Farina – Martino – Micillo, operante a Maddaloni, comune poco distante da Caserta, e nelle zone limitrofe.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho e Raffaello Falcone.

Le indagini, condotte dai carabinieri del reparto operativo di Caserta, diretto dal maggiore Alfonso Pannone e dal Nucleo investigativo, diretto dal capitano Costantino Airoldi e coordinate dalla DDA partenopea, costituiscono un ulteriore filone alle attività che hanno
portato, nel tempo, alla disarticolazione del sodalizio maddalonese, con l’esecuzione di 14 fermi nel novembre 2006, di oltre 30 ordinanze di custodia cautelare in carcere nel marzo
2009.

Ad esse è poi seguita la cattura del latitante Clemente D’Albenzio, a lungo reggente del gruppo, e la scorsa settimana l’esecuzione di cinque fermi nei confronti di altrettanti
affiliati al clan, che tentavano di ricostruire l’organizzazione.

I beni sequestrati

Alcuni beni sequestrati sono ritenuti nella disponibilita’ di elementi legati ai clan dei casalesi e ai Belforte di Marcianise, alleati nel tempo con il gruppo maddalonese.

Il provvedimento di sequestro di beni mobili ed immobili, emesso dal tribunale di Napoli su
richiesta della Dda partenopea ad affiliati e fiancheggiatori del clan Farina-Martino-Micillo, operante tra Maddaloni, Caserta e comuni limitrofi, ha interessato anche abitazioni e terreni di esponenti di altre due storiche organizzazioni della provincia di Caserta, i Casalesi e i Mazzacane di Marcianise, questi ultimi guidati dai fratelli Salvatore e Domenico Belforte.

Appartamenti, edifici in costruzione, quote di societa’ per un valore di 50 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del comando provinciale di Caserta non solo a
Maddaloni ma anche a Caserta, Capodrise, Ruviano, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Castel Volturno.

Nell’ordinanza emessa dal tribunale di Napoli su richiesta dei pm della Dda partenopea Federico Cafiero de Raho, Raffaello Falcone e Giovanni Conzo che hanno coordinato le indagini dei carabinieri dei reparti operativo e investigativo di Caserta, figurano un centinaio di conti correnti bancari, una sessantina tra auto e moto, quote in quattro societa’ a responsabilita’ limitata, tre societa’ in accomandita semplice e una societa’ in nome collettivo, una villa, terreni, appartamenti, quattro fabbricati e alcuni villini in corso di costruzione.

Ci sono poi capannoni industriali, una palestra, due officine meccaniche, un autosalone multimarche, numerosi negozi, acquisiti, secondo gli investigatori, mediante il reimpiego dei capitali provenienti dalle estorsioni, ma anche da altre attivita’, come il monopolio nella gestione dei videogiochi e il traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione di questa mattina rappresenta la prosecuzione delle azioni di contrasto alle estorsioni e ad altre attivita’ illecite dell’organizzazione camorristica maddalonese, avviate
tre anni fa, che hanno disarticolato il clan, prima con 14 fermi di polizia giudiziaria nel novembre del 2006 e, poi, con 31 arresti nel marzo scorso.

Le indagini hanno anche consentito di far luce sugli omicidi di Angelo Cortese e Angelo Amoroso, entrambi uccisi in agguati nel 2006 e di scoprire oltre cento estorsioni ad danni di imprenditori e commercianti del maddalonese. Sono stati,poi, catturati i capi della cosca,
Clemente D’Albenzio, referente dei Belforte di Marcianise e Carmine Natale, ritenuto elemento di congiunzione con i Casalesi.

L’ultimo colpo al clan da parte della Dda e dei carabinieri e’ stato inferto la scorsa settimana con il fermo di cinque affiliati tra cui l’attuale reggente, Vincenzo Ferraro, detto ’e Sartane’, che tentava di riorganizzare il clan con estorsioni a commercianti, imprenditori e anche alla locale amministrazione comunale dalla quale avrebbe tentato di ottenere posti di lavoro o contributi per gli affiliati e informazioni sulle opere pubbliche da appaltare sul territorio.