Caserta, 5 camorristi arrestati tra Cesa Succivo e Orta di Atella per estorsione Kaimano

SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – Sono finora cinque i componenti di un gruppo legato al clan dei Casalesi che compiva estorsioni nel Casertano arrestati nell’ambito dell’operazione ’Kaimano’ della Direzione investigativa antimafia di Napoli.

Il gruppo operava a Cesa, Succivo, Orta di Atella e Frattamaggiore, e faceva capo ad Antonio Cristofano, cui gia’ un mese fa gli uomini della Dia sequestrarono un caimano che teneva in cattivita’ sulla terrazza di casa e con il quale spaventava e minacciava imprenditori e commercianti. L’uomo è tra gli arrestati di oggi. Secondo le indagini, almeno cinque cantieri di opere edili e un valore di 10 milioni di euro sono stati ’fermati’ dal clan.

Contestualmente agli arresti, gli uomini del capo centro Maurizio Vallone, stanno eseguendo sequestri di beni riconducibili al gruppo. Antonio Cristofaro, 26 anni, secondo gli inquirenti, è un emergente della camorra di Cesa, che sta espandendo le sue attività illegali legandosi ai casalesi e approfittando del ’vuoto di potere’ determinato dagli arresti
nei clan Ferriero e Mazzara.

Cristofaro, il fratello Michele, 29 anni, e altre tre persone del suo gruppo sono state sottoposte a fermo di PM emesso dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso motivato da un imminente pericolo di fuga.

Il fermo è legato ad una richiesta di ’pizzo’ al titolare di un’impresa edile del casertano, costretto a fermare il cantiere dalla ingente richiesta di denaro. Le indagine della Dia, inoltre, indicano che un folto gruppo di imprenditori e commercianti erano vessati dalle richieste del gruppo di Cristofaro, che poteva arrivare a pretendere fino a 75mila euro di tangente.

Il 18 settembre scorso, nell’ambito delle indagini, in una perquisizione nella sua abitazione fu trovato un caimano davanti al quale venivano portate le vittime di estorsione per assistere al suo pasto di topi e conigli vivi per essere minacciati.

“Questa operazione speriamo sia l’occasione perché molti imprenditori trovino il coraggio di denunciare”, osserva il presidente onorario della Fai Tano Grasso. “Abbiamo una serie di contatti con alcuni imprenditori della zona interessati ad associarsi contro le estorsioni – spiega – il problema è fare in modo che ce ne siano di piu’”.

Grazie a Grasso, ci sono due associazioni antiracket nel casertano, cinque a Napoli città e due nel napoletano. Cesa però, è una zona in cui c’è bisogno di questo tipo di collaborazione tra tessuto economico, magistrati e forze dell’ordine.

Infatti, secondo quanto si è appreso, solo la pressione degli inquirenti legata all’indagine ha determinato qualche ambizione da parte delle vittime delle estorsioni.