CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Immigrati cinesi ridotti in schiavitù da connazionali, costretti a lavorare da mezzogiorno alle sei del mattino dopo – per oltre 18 ore, quando serviva – in una fabbrica abusiva di scarpe senza poter mai uscire: il tutto per un euro e mezzo per ogni paio di calzature realizzate; soldi che molto spesso non venivano neanche corrisposti.
Accadeva in provincia di Caserta, a Casal di Principe, dove è stato proprio un cittadino cinese a denunciare i connazionali ai carabinieri. La piccola fabbrica abusiva di scarpe era stata realizzata in via Fellini, a pochi passi dall’abitazione di uno dei boss dei Casalesi, Giuseppe Setola, ora in carcere.
Al momento dell’irruzione i militari hanno trovato tre donne, un ragazzo di 16 anni, intenti al
lavoro, e un bambino, figlio di una delle donne che dormiva in un lettino: a tutti i lavoratori era impedito finanche di uscire.
A portare tutto allo scoperto è stato un cinese di 35 anni, anche lui schiavo di quella fabbrica. Dopo aver litigato con i proprietari per non essere stato pagato, e dopo essere stato picchiato, l’uomo è riuscito a scappare.
Una volta in strada si è imbattuto in una pattuglia dei carabinieri di Casal di Principe, diretti dal capitano Alfonso Pannone, ai quali ha raccontato tutto.
I responsabili del piccolo laboratorio Chen Dehuo, di 36 anni e Je Shunan, di 41 anni, sono stati arrestati: sono accusati di riduzione in schiavitù, lesioni aggravate, tra l’altro.
