VITERBO – Una donna e cinque uomini di Casal di Principe e di altri paesi della provincia di Caserta, sono stati arrestati dalle forze dell’ordine mentre si accingevano a rapinare un supermercato a Viterbo.
Arrestati
I sei, Giuseppe Cantile di 35 anni, Michelangelo Santagata di 40, Franco Coronella di 24, Carlo Puoti di 36 e Giovanni Leporanico di 27, tutti residenti a Casal di Principe e in altri centri della provincia di Caserta, e Luigina Costantini di 37 anni, residente a Viterbo, sono ritenuti responsabili di altre rapine compiute al Bingo, alla pizzeria Buongiorno Napoli e all’Eurospin, di Viterbo, al supermercato Incoop e alla pizzeria di Torre di
Lavello a Tuscania e al Conad di Montefiascone.
I cinque uomini sono detenuti nel carcere di Mammagialla, mentre la donna e agli arresti domiciliari. I sei, a quanto si è appreso, non fanno parte del clan camorristico dei casalesi.
I capi
A capo della banda, secondo gli investigatori, c’era la coppia Cantile – Costantini. Lei, la mente, esperta dei luoghi, indicava i posti in cui colpire e sulle possibili vie di fuga. Lui, il braccio, metteva a segno le rapine con l’aiuto di una serie di complici. I sei sono finiti nella rete tesa dalla squadra mobile e dai carabinieri della compagnia di Viterbo a conclusione dell’operazione Fast shopping, coordinata dai pm Paola Conti e Stefano d’Arma.
Fast shopping
Le indagini proseguono in quanto la banda è ritenuta coinvolta in ben 12 rapine compiute nel Viterbese e in altre regioni.
Quattro dei cinque uomini arrestati erano incensurati e, al momento, nessuno di loro risulta collegato ai clan camorristici di Casal di Principe (Caserta), dove sono residenti. Uno di loro, invece, aveva piccoli precedenti per furto e porto illegale di armi.
Niente armi
Anche la donna, residente a Viterbo, era incensurata. Secondo gli inquirenti, il fatto di essere incensurati e quindi non inseriti nelle banche dati delle forze dell’ordine, permetteva loro di compiere i colpi a volto scoperto e di passare inosservati qualora fossero stati fermati nei posti di blocco istituiti dopo le rapine. Agivano sempre senza armi, tranne una pistola giocattolo che è stata sequestrata oggi.
Sono in corso controlli sui telefoni cellulari della banda per ricostruire i loro contatti. Nelle prossime ore saranno interrogati dai pm che hanno coordinato l’inchiesta.
