Caserta, Palmesano giornalista scomodo per Pignataro Maggiore

PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) – E’ entrato nell’occhio del ciclone delle forze dell’ordine Enzo Palmesano, giornalista, ex direttore del Roma. E il ciclone gli ha dato ragione. Palmesano per anni ha scritto articoli sulla camorra dell’Agro caleno, scrivendo in prima persona a suo rischio e pericolo.

Da sempre Palmesano è stato la voce dei compaesani, la denuncia scritta di quanto accadeva e di quanto la camorra riusciva a fare. Solo ora si vedono i risultati di quello che la voce dell’affermato giornalista, che usava svariati alias per firmarsi, gridava. Il giornalista ha ringraziato le forze dell’ordine pubblicamente, la DDA di Napoli diretta da Franco Roberti e i carabinieri del Comando Provincaile di Caserta, diretti dal colonnello Carmelo Burgio, non solo a parole, ma anche pubblicamente.

Perché quel paese è dei cittadini non della camorra, non di gente che incute terrore, con cinismo, chiedendo il pizzo perfino alle famiglie degli affiliati. Una camorra terribile, che non si fa scrupoli di sorta.

Questa è anche una tua vittoria?

“No, questa è una vittoria delle forze dell’ordine, noi siamo giornalisti e facciamo il nostro lavoro, la legge fa un altro percorso”.

Sì, però è anche una vittoria tua, se pensi a quanto hai scritto e a quanto hai cercato di far capire e arrivare ai cittadini, sempre presente con le tue notizie.

“Va beh, sai, la legge ha tempi diversi rispetto a quello che fanno i giornalisti, noi ci mettiamo un minuto a scrivere le cose che conosciamo, la legge fa un altro lavoro. Sicuramente mi fa piacere che sono stati fatti questi arresti e ringrazio tutti coloro che hanno collaborato, che ci hanno creduto e per il quale è stato possibile arrivare ad un buon risultato”.

Perché volevano impedirti di scrivere?

“Ascolta, quello che mi dispiace è che un giornalista sportivo, e ti dico anche chi, Francesco Cascella, ha fatto più volte pressioni sul direttore del Corriere di Caserta, Gianluca Guarino, affinchè non pubblicasse i miei articoli. Lo faceva per salvaguardare la famiglia a cui apparteneva visto che è un nipote acquisito del capoclan Vincenzo Lubrano.”

E ora

“Bisogna continuare a fare il proprio lavoro, fare informazione e avere pazienza per dare modo alla giustizia di fare il suo corso”.

Pensieroso Palmesano aggiunge: “ Mi rendo perfettamente conto di essere in grave pericolo: non è di oggi la notizia che la cupola politico-mafiosa di Pignataro Maggiore mi vuole morto. Ma non posso che augurarmi un nuovo impulso nelle indagini per appurare il ruolo di alcuni esponenti politici, i cui nomi compaiono nelle intercettazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri, nella campagna per mettere a tacere il giornalismo investigativo a Pignataro Maggiore.

Città tristemente nota come la ‘Svizzera dei clan’ e luogo dove nel corso degli anni si sono sviluppati gli affari anche dei Corleonesi di Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei casalesi di Antonio Bardellino, Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’ e Francesco Bidognetti”.