LATINA – Un’appendice del clan dei Casalesi, la camorra della provincia di Caserta, la più violenta e pericolosa d’Italia, che si era ramificata nel basso Lazio, in particolate nella provincia di Latina, è stata scoperta dai carabinieri.
Sono state eseguite 40 ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa e camorristica, riciclaggio, estorsione, false fatturazioni ed evasione dell’Iva per milioni di euro.
Il gruppo aveva acquisito il controllo di numerose attività commerciali in tutto il Lazio, soprattutto autosaloni. Non dimentichiamoci che storicamente prestanome dei casalesi – ed è ormai storia – hanno gestito anche alcuni dei più belli e importanti della dolce vita romana.
Sono stati eseguiti perquisizioni e sequestro di beni e attività commerciali per 80 milioni di euro.
L’operazione: De Angelis e Maresca
Sono ancora in corso decine di perquisizioni, sia in Italia sia all’estero. Le province interessate al momento sono quelle di Roma, Frosinone, Latina e Caserta.
Sono 31 le persone finite in carcere e 9 quelle agli arresti domiciliari mentre altre 33 sono indagate a piede libero nell’operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che con la collaborazione dei reparti di Frosinone, Latina e Caserta, ha consentito di individuare due organizzazioni criminali.
L’operazione ha consentito di porre fine al ‘sodalizio mafioso’ che faceva capo a Gennaro De Angelis ed era confederato al clan dei Casalesi. Negli anni il clan aveva realizzato un vero e proprio impero economico, acquisendo la gestione di numerose attività commerciali e imprenditoriali.
L’altra organizzazione colpita dalle indagini della Procura e dei Carabinieri fa capo al noto pregiudicato Ciro Maresca, originario di Castellammare di Stabia e da tempo stabilitosi a Roma. A questa banda si addebita la realizzazione sistematica di estorsioni, ricettazione e riciclaggio in danno di imprenditori operanti nel settore del mercato delle autovetture.
I motivi
A capo del primo sodalizio camorristico mafioso sgominato vi era il pregiudicato DE ANGELIS Gennaro, classe 1944, originario di Casal di Principe (Caserta), soggetto che numerosi collaboratori di giustizia indicano come affiliato al “clan dei casalesi†e che risulta imparentato con il noto capo clan casalese Francesco SCHIAVONE detto “Sandokanâ€.
Il De Angelis si era insediato nel cassinate all’inizio degli anni ‘70 ove ha svolto per anni il ruolo di referente [“capo regimeâ€] del clan dei “casalesi†per il basso Lazio. Secondo quanto emerso dalle indagini e contestato nell’o.c.c., in provincia di Frosinone, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al clan dei “casalesiâ€, il DE ANGELIS ha costituito un proprio autonomo sodalizio criminale di tipo mafioso, riuscendo, nel tempo, ad acquisire il controllo del mercato locale delle autovetture grazie ad una proficua attività di importazione parallela di autoveicoli da altri paesi dell’Unione Europea, gestita con la metodologia criminale delle cd. “truffe caroselloâ€, basata sulla costituzione di società “cartiere†per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti [sono state emesse false fatturazioni per quasi 200 milioni di euro dal 2001 ad oggi], da utilizzare per l’evasione dell’I.V.A. dovuta sulle auto importate [è stata accertata un evasione d’I.V.A. per 24 milioni di euro] e per ottenere indebitamenti i rimborsi d’imposta.
In tal modo, l’organizzazione riusciva a commercializzare in Italia autovetture di importazione a prezzi molto competitivi, alterando di fatto le leggi di mercato. Inoltre, il sodalizio era anche solito porre in essere, sistematicamente, numerosi delitti di truffa ed estorsione in danno di imprenditori commerciali operanti nel settore del mercato delle autovetture, adoperandosi successivamente nella ricettazione e nel riciclaggio degli autoveicoli provenienti da tali delitti ed acquisendo in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, in particolare esercizi commerciali di compravendita di autoveicoli, successivamente destinati alla realizzazione delle sopra citate attività delittuose.
Arrestati con De Angelis
Insieme al DE ANGELIS Gennaro, sono stati arrestati in quanto ritenuti responsabili del reato di cui all’art. 416 bis c.p. [associazione mafiosa], in quanto affiliati al sodalizio criminale: BUTTONE Tommaso [cl. 1964 – Marcianise (CE)], DE ANGELIS Michele [cl. 1968 – Cassino (FR)], DI GABRIELE Antonio [cl. 1945 Crispano (NA)], LUCCI Giorgio [cl. 1947 – Genazzano (RM)], QUAGLIERI Bernardo [cl. 1975 – Fontana Liri (FR)],, ROSSI Silvio [cl. 1963 – Castro dei Volsci (FR)], SAIDI Aladino [cl. 1977 – Sora (FR)], SACCO Nunzio [cl. 1965 – Cassino], TOZZI Pellegrino [cl. 1953 – Reino (BN)], TURCHI Danilo [cl. 1973 – Sora (FR)], ZONFRILLI Luigi [cl. 1970 – Pontecorvo (FR)].
Tra i reati contestati ai componenti dell’organizzazione criminale e ai soggetti che operavano per favorire l’attività criminale del sodalizio [alcuni arrestati, altri indagati in stato di libertà ] figurano: Trasferimento fraudolento di valori [art. 12 quinquies L. 356/92], Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, Omessa dichiarazione d’IVA, Emissione di fatture per operazioni inesistenti [art. 2, 5, 8 D.Lvo 74/2000], truffa, estorsione, riciclaggio, porto abusivo d’armi, usura, corruzione, falsità ideologica in atto pubblico, appropriazione indebita.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma stanno anche procedendo, in collaborazione con la Guardia di Finanza di Frosinone, Formia e Gaeta, all’esecuzione di un decreto di Sequestro Preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Roma, dell’ingente patrimonio economico del clan, con valore stimato di circa 80 milioni di euro, consistente in numerosi autosaloni, autovetture, immobili, fondi agricoli, attività commerciali nel settore dei mobili e delle carni, caseifici; tale patrimonio riconducibile al DE ANGELIS e ai suoi accoliti risulta in gran parte fittiziamente intestato a delle “teste di legno†al fine di sottrarlo a eventuali sequestri patrimoniali.
L’organizzazione di Maresca
L’altra associazione per delinquere smantellata dai Carabinieri, faceva capo al noto pregiudicato Ciro MARESCA [cl. 1939 – originario di Castellammare di Stabia – con precedenti di polizia per associazione mafiosa] soggetto da tempo stabilitosi nella capitale, e operava a Roma avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. nella realizzazione sistematica di vari delitti di truffa, estorsione, ricettazione e riciclaggio in danno di imprenditori commerciali operanti nel settore del mercato delle autovetture.
Le indagini hanno infatti evidenziato come il MARESCA e i suoi accoliti, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla contiguità ad agli ambienti della criminalità organizzata di tipo camorrista, erano soliti avvicinare soggetti operanti nel commercio delle autovetture, entrandovi in affari e attuando vari raggiri al fine di acquisire il possesso delle autovetture da loro commercializzate, per poi agire con intimidazioni, minacce e spesso violenza al fine di indurre le vittime designate a rinunciare a qualsiasi pretesa di restituzione dei beni sottrattigli.
Con tale metodica gli indagati riuscivano ad entrare in possesso indebitamente di rilevanti quantitativi di autovetture, provvedendo a commercializzarle in proprio.
Gli arrestati con Maresca
A tale sodalizio criminale facevano capo, e sono stati arrestati in quanto indagati per il reato di associazione per delinquere con l’aggravante di cui all’art. 7 co. 1 del D.L. NR. 152/1991: MORRA Massimo [cl. 1967 – Cassino(FR)], MORRA Carmine [cl. 1965 – Cassino(FR)], MORRA Antonio [cl. 1989 – Cassino (FR)], FLORII Giacinto [cl. 1952 – Ancona], FONZO Cristiano [cl. 1973 – Roma], LAMBERTI Alfonso [cl. 1950 – Eboli], GRANATA Pietro [cl. 1955 – Napoli], GODWIN Simeon [cl. 1975 – Nigeria], GALLOZZI Francesco [cl. 1982 – Cassino], QUARANTA Sandro [cl. 1936 – San Pietro Avellana (IS)], SPADA Costantino [cl. 1971 – Mondragone (CE)], SPADA Ferdinando [cl. 1982 – Formia (LT)]. Anche nei confronti dei soggetti ritenuti affiliati al sopra citato sodalizio criminale, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma stanno procedendo al sequestro preventivo dei beni in esecuzione del decreto di sequestro emesso dal GIP presso il Tribunale di Roma. Oltre alle persone arrestate, ulteriori 33 persone sono indagate a piede libero per vari reati e sono state sottoposte a perquisizione domiciliare.
