TRENTOLA DUCENTA (Caserta) – Nell’ambito delle indagini volte alla cattura del latitante Giuseppe Setola, nel pomeriggio di ieri, personale della Squadra mobile di Caserta, diretta dal vice questore aggiunto dr. Rodolfo Ruperti, coadiuvato dagli investigatori del servizio centrale operativo, e con l’ausilio di contingenti del reparto prevezione crimine, ha tratto in arresto, rispettivamente a Trentola Ducenta in provincia di Caserta e a Giugliano nel Napoletano, Salvatore Santoro, detto “Salvaturielloâ€, nato ad Aversa il 29-12-1987, incensurato, e Massimiliano Napolano, nato a Villaricca (Na) il 22-4-1972, pregiudicato, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso nei loro confronti dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli per associazione di tipo mafioso, aggravata dal ricorso al metodo terroristico.
GLI ARRESTATI E IL RUOLO DEI PENTITI
Le indagini della polizia, suffragate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Oreste Spagnuolo ed Emilio Di Caterino, hanno permesso di acquisire inequivocabili elementi di prova sulla affiliazione dei due giovani al clan Bidognetti e in particolare al gruppo di fuoco capeggiato da Giuseppe Setola.
Il lavoro investigativo, supportato da attività tecniche di intercettazione ambientale e telefonica, infatti, dimostrava il loro organico inserimento nelle attività criminali del gruppo.Santoro e Napolano, in particolare, con l’avvio della “strategia della tensione†voluta da Setola negli ultimi mesi nell’Agro aversano e sul Litorale dominio in provincia di Caserta, culminata in numerosi omicidi e in azioni stragiste, hanno svolto un ruolo decisivo nell’assicurare allo stesso la latitanza.
COSA FACEVANO
Salvatore Santoro, per la sua giovane età e per la pressoché assenza di precedenti penali, ha rappresentato uno dei più fidati referenti di Setola, che provvedeva a spostare sul territorio tra i numerosi nascondigli di cui dispone, soprattutto dopo la perpetrazione dei suoi raid criminali, sia individuando i luoghi dove sinora ha trovato sicuro rifugio.Analogo ruolo è stato svolto dal Napolano soprattutto nella zona del Giuglianese.Entrambi gli arrestati, però, non si sono limitati ad un mero ruolo di favoreggiatori, avendo partecipato organicamente anche alla pianificazione e alla consumazione delle attività delinquenziali del gruppo.Sia per Santoro che per Napolano, al riguardo, risultano assolutamente convergenti le dichiarazioni dei collaboratori Spagnuolo e Di Caterino che hanno sottolineato la loro partecipazione ai vertici operativi della gruppo.
IL CAFFE’
Santoro, in particolare, si sarebbe reso protagonista di azioni intimidatorie ed attività estorsive, imponendo, ad esempio, la fornitura del caffè agli esercenti commerciali nella zona tra Parete, Lusciano, Trentola Ducenta. Come Santoro anche Massimiliano Napolano risulta avere stabilmente assicurato la copertura della latitanza di Setola e mantenuto i contatti tra questi e gli altri affiliati a cui recapitava “pizzinni†e i mandati criminali deliberati dai vertici del gruppo. Rispetto a Santoro, Napolano non era un insospettabile, infatti, annovera precedenti per associazione di tipo mafioso, armi e favoreggiamento, e risulta organico al clan Giuglianese dei “Mallardo†storicamente vicino a quello di Francesco Bidognetti. Lo stesso era stato arrestato nel 2000 dalla polizia in occasione di un summit a cui partecipavano l’allora latitante Francesco Mallardo e i vertici dei clan di Secondigliano “Contini†e “Licciardiâ€.
LE VISURE AL PRA
Le indagini hanno permesso anche di accertare che Napolano effettuava le visure al p. r. a. (Pubblico registro automobilistico) per verificare se alcune auto viste transitare nei pressi dei rifugi dei latitanti Setola, Cirillo, Letizia e Spagnuolo appartenevano alle forze dell’ordine. I fermi di ieri, quindi, hanno privato il gruppo di Setola di due esponenti di assoluto spessore, sia nel garantire al capo una sicura latitanza, sia nel tessere la rete dei contatti con tutti gli affiliati. L’importanza di Santoro e Napolano è confermata dalla loro partecipazione alle riunioni operative del gruppo.
ORMAI LATITANTI
Nelle ultime settimane, peraltro, i due fermati, avevano assunto atteggiamento di veri e propri latitanti spegnendo per lunghi periodi i loro cellulari, non facendo rientro alle rispettive abitazioni, e allontanandosi dai luoghi abitualmente frequentati. Nell’ambito delle stesse operazioni personale della squadra mobile di Caserta e della sezione distaccata di Casal di Principe effettuava numerose perquisizioni nell’Agro aversano, sul Litorale domitio e nel Giuglianese nel corso delle quali veniva arrestato Antonio Russo, cl. ’42, incensurato.
LE ARMI DI RUSSO
A seguito della irruzione nella sua masseria in località “Cappuccini†a Giugliano, i poliziotti rinvenivano numerose armi, in particolare 2 pistole e 7 fucili, alcune delle quali con matricole abrase, nonché oltre 2 kg. di polvere da sparo.
Antonio Russo, pertanto, veniva arrestato per detenzione di armi clandestine, per la loro ricettazione e per detenzione di materiale esplodente.
