Caserta, strage di Castelvolturno. Maroni: Eliminare i domiciliari per i camorristi

ROMA – La strage di Castelvolturno è stata “un atto di vero e proprio terrorismo” che “apre nuovi ed inquietanti scenari”: “siamo in presenza di una guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato e lo Stato deve rispondere”. Nella sua informativa al Senato, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha anche respinto le accuse alle forze dell’ordine per i mancati controlli su uno dei presunti componenti del gruppo di fuoco – Alfonso Cesarano – che si trovava agli arresti domiciliari. Intanto, tra i militari che nei prossimi giorni potrebbero partire per l’area sono stati mobilitati i parà della Folgore.

Principale indiziato dei ripetuti atti di violenza nel casertano, ha riferito Maroni, “é un gruppo di una decina di soggetti che, approfittando del vuoto di potere seguito all’arresto di Domenico Bidognetti, ha cercato di ritagliarsi un proprio spazio e di gestire in proprio il controllo del territorio e le attività criminali a Castelvolturno, senza dipendere dalla struttura verticistica dei Casalesi”. Ha inoltre ricordato che il clan dei Casalesi “é dotato di una elevata capacità collusiva e di infiltrazione nel tessuto economico e istituzionale” e che a Castelvolturno gli immigrati, in gran parte di origine africana, sono più numerosi della popolazione residente. Quanto all’arrestato, il ministro ha definito “ingenerose” le accuse rivolte alle forze di polizia, da parte di chi ha “adombrato una mancanza di controllo di questo spietato killer” ed ha dato i numeri delle persone sottoposte agli arresti domiciliari nel solo comune di Castelvolturno, ben 118.

Le due stazioni dei carabineri presenti fanno anche vigilanza a chi è sottoposto ai domiciliari, con una media di 17 ispezioni al giorno. “Ma – ha sottolineato – è evidente che la concessione di questi benefici ad un numero sproporzionato di persone rende difficile il controllo: non è possibile un controllo 24 ore su 24, altrimenti dovrebbero stare in cella”. Maroni è tornato quindi a chiedere “un’iniziativa mirata alla riduzione dei benefici carcerari, in particolare degli arresti domiciliari, a tutti coloro che sono accusati di reati di mafia”. Da parte sua, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha assicurato che valuterà la possibilità di intervenire sul tema ed ha incaricato i suoi uffici di acquisire le “necessarie informazioni” dal presidente della Corte d’appello e dal presidente del tribunale competenti sulla vicenda della concessione dei domiciliari a Cesarano. Preoccupazione è stata poi espressa dal titolare del Viminale sulle modalità della strage, “un atto di vero e proprio terrorismo perché diffonde terrore e apre nuovi e inquietanti scenari, molto importanti per l’azione di contrasto alla criminalità che stiamo valutando con tutti gli strumenti a nostra disposizione, inclusi i servizi segreti”.

Il ministro ha quindi promesso che “il Governo intende proseguire con ancora maggiore fermezza il contrasto alla criminalità organizzata. Siamo in presenza di una vera e propria guerra civile che la camorra ha dichiarato allo Stato e lo Stato deve rispondere con tutti i mezzi per riaffermare il controllo di legalità su tutto il territorio nazionale”. Dal termine “guerra civile” ha preso le distanze il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha preferito parlare di “guerra tra bande”. Maroni non ha gradito il distinguo ed ha chiamato il premier Berlusconi dicendogli che se ulteriori critiche da parte del titolare della Difesa dovessero ripetersi si porrà un problema politico. La Russa ha infine minimizzato negando divisioni con il collega di Governo.