Caserta, la Dda sequestra 8 discariche del Casertano gestite dalla camorra. Ci morivano anche i topi

CASERTA – Sono otto i siti di discarica abusivi sottoposti a sequestro probatorio dagli uomini della Squadra Mobile di Caserta e dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta sulle collusioni tra clan dei Casalesi, e in particolare la fazione che fa capo a Francesco Bidognetti, e imprenditoria nello smaltimento rifiuti nel casertano e nel napoletano che ha 17 indagati.

L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli è il prosieguo di una operazione che a giugno ha già portato ad arresti e sequestro di beni per 42 milioni di euro, nata dalle rivelazioni dell’imprenditore del settore Gaetano Vassallo, indagato, arrestato e poi divenuto collaboratore di giustizia.

GLI INDAGATI

I 17 indagati sono ritenuti responsabili di concorso in associazione di tipo mafioso e disastro ambientale aggravato dalla finalità mafiosa. Tra gli imprenditori indagati, Gaetano Cerci, Cipriano Chianese e i fratelli Elio e Generoso Roma, tutti già coinvolti in altre inchieste; Chianese, in particolare, titolare della Resit, che gestiva discariche autorizzate ma nelle quali si è smaltito di tutto illegalmente e sulle quali la Dda ha disposto di recente perizie tecniche per le operazioni di bonifica che hanno mostrato che la falda acquifera sottostante non sarà normalizzata che in 55 anni, si è visto sequestrare a giugno 39 unità immobiliari, 6 appezzamenti di terreno e circa 19 milioni di euro in titoli e certificati.

I RIFIUTI

I rifiuti smaltiti illegalmente, soprattutto in aree del giuglianese anche in terreni dove si coltivano persino le ciliege, erano conferiti da aziende del centro-nord, Toscana in particolare, generando profitti ingenti che venivano riciclati nell’acquisto di beni immobili anche costringendo i proprietari a vendere con le minacce dei capozona dei Casalesi. Nei terreni oggetto di sequestro, scrive la Procura: “l’ecosistema è stato irrimediabilmente stravolto”, tanto che si registra la scomparsa di piante ma anche di ratti, rettili e animali di ogni tipo persino nelle aree adiacenti. “L’idea che avanziamo è che lo Stato utilizzi il denaro confiscato per la bonifica del territorio” sottolinea il procuratore capo Giovandomenico Lepore. La sinergia tra imprenditori e camorristi è stigmatizzata dal coordinatore della Dda Franco Roberti: “il reato contestato ad alcuni degli indagati di concorso esterno alla mafia è il segnale di una perfetta sintonia”.

LE DISCARICHE

Nelle tre discariche in località Schiavi nel comune di Giugliano sequestrate la Procura calcola siano stati sversati 1,370 miliardi di chili di rifiuti, il 25% dei quali tossici. Il rapporto tra imprenditori, aziende e clan veniva consumato con false fatture maggiorate, consentendo anche evasione fiscale. Si indaga anche su fondi neri utilizzate per pagare tangenti a impiegati pubblici e di altre aziende private.

ANCHE I TOPI MORIVANO

“I topi che si avvicinavano alle discariche morivano in poco tempo”. È quanto ha raccontato agli investigatori l’imprenditore pentito del settore dei rifiuti, Gaetano Vassallo. E ancora: le piante di frutta appassivano velocemente. Tutto questo è accaduto a poche decine di chilometri da Napoli, nel Giuglianese, al confine con la provincia di Caserta.

Nelle discariche sottoposte questa mattina a sequestro probatorio da parte della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, oltre ai rifiuti solidi urbani, accusano gli investigatori, sarebbero finiti rifiuti pericolosissimi, provenienti dalle imprese del centro nord, che avevano la loro convenienza economica a spedire i loro rifiuti in Campania, grazie all’intermediazione dei clan dei casalesi.

“In poche parole tutto il sistema dei rifiuti – sia gli Rsu che i rifiuti speciali, nelle diverse fasi della gestione stessa (trasporto, smaltimento e raccolta) era completamente gestito e controllato dalla criminalità organizzata – ha riferito l’imprenditore pentito Vassallo – chi lavorava nel settore dei rifiuti nel settore dei rifiuti lo faceva solo se era stato preventivamente individuato dalla criminalità organizzata e questa dava il suo placet”.

RISARCIMENTO DANNI PER LA BONIFICA

Con i proventi dei beni sequestrati ai clan della camorra che agivano nel settore dello smaltimento illecito dei rifiuti si può finanziare il piano delle bonifiche dei suoli inquinati nell’area a ridosso delle province di Napoli e di Caserta. È quanto suggeriscono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che oggi hanno sottoposto a sequestro probatorio, tra Giugliano e Lusciano, otto discariche nelle quali per anni oltre ai rifiuti solidi urbani sarebbero finite per anni migliaia di tonnellate di rifiuti industriali provenienti dalle imprese del centro e nord Italia.