SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – Sfocia in drammatici provvedimenti giudiziari il caso del fallimento dell’azienda serica Nova di Briano di proprietà della famiglia Alois e dei suoi tanti eredi. La procura della Repubbblica di Santa Maria Capua Vetere ha ritenuto che il fallimento della società implicasse la Bancarotta fraudolenta e non fosse un semplice caso di fallimento. Una interpretazione giudiziaria in ballo da tempo, a cui la proprietà si opponeva, ritenendo il suo un semplice fallimento, e che ora è sfociata in provvedimenti giudiziari interdittivi e in quattro ordinanze di custodia domiciliare.
I PROTAGONISTI
Ai domiciliari sono Massimo Alois, tra gli amministratori della società Nova; l’imprenditore edile Massimo Della Gatta, acquirente degli immobili della Nova; e i consulenti della società Antonio Pennino e Carlo Irace.
Misure interdittive, che variano dall’obbligo di dimora al divieto di esercitare cariche amministrative e pubbliche, sono state emesse per Catello Cerci di Maddaloni; Anthony Lettieri, commercialista di Sessa Aurunca; Claudio Casaro, Enrico Colegno, Andrea Sabellim romano; per la commercialista di Sondrio Rosaria Scaccabeo, e per Mario Margiulo di Napoli e Raffaele Aglione di Caserta. La procura ha ritenuto di non coinvolgere nei provvedimenti cautelari gli amministratori che avessero superato i settanta anni, considerata anche la dinamica dei fatti.
IL CASO
Secondo la Procura sammaritana la Nova, società a responsabilità limitata, dedita alla fabbricazione e distribuzione di materiale serico, dichiarata fallita dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su ricorso di questo Ufficio.
Le indagini sono state condotte, sotto la direzione di questa Procura, dalla Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e dal Nucleo di P.T. di Caserta.
I fatti di bancarotta sono consistiti, essenzialmente, nella vendita, prima del fallimento e durante lo stato di decozione della società , ad un prezzo di molto inferiore al valore di mercato, di due storici edifici del gruppo Alois (siti in Briano ed in Sala) in favore di una nota società di costruzioni locale facente capo a Massimo Della Gatta, allo scopo di consentire a tale impresa la realizzazione di un grosso insediamento residenziale nella zona di Briano di Caserta.
La differenza fra il prezzo dell’immobile alienato e il valore effettivo dello stesso è stata stimata in almeno tre milioni di euro che, di riflesso, costituisce una parte del pregiudizio patrimoniale subito dai creditori del fallimento. E’ stata altresì accertata la distrazione di impianti industriali dalla società fallita in favore di altra società , appositamente costituita dagli stessi amministratori di Nova srl, mediante il trasporto e la installazione senza corrispettivo presso la sede della società neo costituita (la CTM s.r.l.) di gran parte delle attrezzature necessarie alla produzione serica di Nova srl.
Sono stati, inoltre, accertati gravi atti di bancarotta preferenziale commessi dagli amministratori di Nova srl in accordo con l’amministratore di altro setificio locale, facente parte del gruppo Sabelli, nonché con Tecnotex srl, con cui l’amministratore della Nova srl aveva stipulato alcuni accordi transattivi, riducendo notevolmente le attività della società e facendola rapidamente avviare alla decozione, sfociata nella dichiarazione di fallimento.
IL DUBBIO
L’intera operazione è stata ammantata di regolarità formale – secondo la Procura – mediante una sottile strategia aziendale (ed è proprio questo il punto contestato dalla proprietà , ma che per ora non ha convinto la Procura) consistita nella fittizia collocazione della sede amministrativa della società a Sondrio, dove è stata operata una sottovalutazione del complesso aziendale nella prospettiva futura di una alienazione del bene con l’intento di sottrane valore al fallimento.
Gli immobili oggetto della transazione sono stati sottoposti a sequestro dalla Procura sammaritana.
LA GENESI
La genesi di tutta l’operazione, come del fallimento della società Nova, a cui la proprietà ha cercato di opporsi per salvare la tradizione imprenditoriale serica, è da ricercarsi nello scontro tutto interno alla famiglia tra diverse visioni della linea aziendale. Se non ci fosse stato lo scontro interno alla famiglia, che ha fatto saltare anche la conduzione aziendale, quasi sicuramente non ci sarebbe stato il deperimento della società e dunque il fallimento e poi l’epilogo giudiziario. Come dicono gli antichi brocardi, i parenti sono come le scarpe, più sono stretti, più ti fanno male.
