NAPOLI – La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato oggi la condanna all’ergastolo per i boss del clan dei Casalesi imputati nel processo “Spartacus”, tra i quali Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine.
Nel processo erano imputate 36 persone, tra le quali 16 già condannate all’ergastolo in primo grado e cinque latitanti. Le indagini che hanno portato al processo Spartacus hanno ricostruito la guerra di camorra che ha insanguinato soprattutto la provincia di Caserta tra il 1988 e il 1996. In primo grado erano 126 gli imputati, di questi 21 condannati all’ergastolo.
Le posizioni giunte in Corte d’Assise d’Appello sono quelle degli imputati di omicidio, stralciate dalle 90 posizioni di boss e fiancheggiatori del clan che rispondono di altri reati. Nei 13 mesi di dibattimento in appello è montato un clima di tensione, determinato anche dalla crescente attenzione rivolta al clan dai media. In un’istanza letta in aula dal difensore di due dei maggiori imputati del procedimento – i boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti – sono state inserite affermazioni minacciose e offensive nei confronti del pm Raffaele Cantone, della giornalista Rosaria Capacchione e dello scrittore Roberto Saviano, che del clan ha ampiamente trattato nel suo best-seller “Gomorra”.
Con l’avvicinarsi della data della sentenza il clan ha attuato una sempre più marcata strategia di violenza, portando a termine diversi omicidi e tentati omicidi nelle scorse settimane, quasi coincidenti con l’avvio di nuove collaborazioni, tra cui quella della ex compagna del boss Francesco Bidognetti, Anna Carrino.
LA VOCE DELLA SOCIETA’ CIVILE
Casal di Principe, ore 13: sono i telegiornali ad entrare nella case con la notizia che la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato gli ergastoli per la cupola dei Casalesi coinvolta nel processo Spartacus. Le strade sono vuote e assolate, i negozi fanno per chiudere. Difficile trovare qualcuno tra la gente che abbia voglia di commentare: l’indifferenza e la vita di tutti i giorni da portare avanti hanno la priorità .
Davanti ad un istituto tecnico un gruppo di studenti ha appena affrontato la seconda prova scritta della maturità : “La sentenza definitiva del processo non ci ha sorpresi – dice uno di loro – Ci aspettavamo la conferma del carcere a vita per i capi storici, (Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’ e del suo vice, Francesco Bidognetti, detto ‘Cicciotte e Mezanottè, ndr). Ora, però, siamo preoccupati per ciò che potrà accadere, una volta tolta la speranza ai due superlatitanti, (Antonio Iovine e Michele Zagaria) e ai reclusi, di poter tornare in libertà >>. L’auspicio dello studente e dei suoi amici è che <<non si spengano ora i riflettori sulla realtà della camorra che impera da anni nella zona; che lo Stato non indietreggi, ma con perseveranza continui a combattere la camorra, ridando ai Casalesi onesti, la quasi totalità dei cittadini, quella serenità inseguita da troppo tempo”.
Commenti soddisfatti arrivano da chi in questi anni ha denunciato l’attività del clan camorristico con base nel Casertano, dal referente di Libera per la provincia di Caserta e coordinatore delle attività del Comitato don Peppe Diana, Valerio Taglione, e da alcuni rappresentanti delle associazioni anticamorra dell’Aversano.
“Abbiamo accolto con soddisfazione – dice Taglione – il verdetto di Appello della Corte d’Assise di Napoli, senza trionfalismi, ma con la consapevolezza che rappresenta un importante momento per il territorio Casertano ed Aversano”.
Il pensiero va a Roberto Saviano che per alcuni giovani del comitato “con la forza del suo libro, Gomorra, è riuscito ad accendere finalmente i riflettori su di una realtà , la camorra casalese, che da anni spadroneggia in una vasta parte del territorio casertano”.
È compito della società civile “evitare che si ricada nell’oscurantismo di tanti anni di questa parte della terra di don Diana”, ucciso barbaramente il 19 marzo del 1994, mentre si preparava ad officiare la Messa nella sua parrocchia. Taglione ed altri esponenti delle associazioni che da tempo si battono con molteplici iniziative per la legalità hanno annunciato per fine mese nuove iniziative a sostegno della lotta contro la criminalità organizzata.
“Apriremo le porte – annunciano – dei numerosi beni, edifici, terreni e aziende confiscati alla camorra distruttrice di coscienze e sentimenti. Il nostro auspicio è che questi luoghi di morte, diventino territori di vita, di speranza per il futuro di tanti giovani, di tanta gente di Casal di Principe, di San Cipriano d’Aversa, dell’intera zona aversana, che nella grande maggioranza e per bene e per anni è stata impotente di fronte alla violenza camorristica distruttrice”.
Anche il procuratore antimafia, Pietro Grasso ha commentato la sentenza, affermando che “risultati come la conferma delle condanne all’ergastolo ai processi alla criminalità organizzata, come pure gli arresti dei latitanti, fanno crescere nella giustizia la fiducia dei cittadini” ed ha aggiunto che il clan dei casalesi rappresenta “un gruppo criminale, tra le cosche camorristiche, che per similitudini criminali si avvicina di più alle famiglie mafiose di Cosa Nostra”.
AGRORINASCE CONTINUA A LAVORARE
Continua a lavorare come al solito Gianni Allucci, invece, direttore di Agrorinasce, l’innovativa agenzia per la legalità , nata in questi ultimi anni in provincia di Caserta, a metà tra l’impegno di volontariato e l’intervento pubblico.
“La conferma delle condanne ha un valore simbolico e pedagogico per la gente di Casale e del Casertano, ma noi continuiamo a lavorare tranquillamente, non facciamo feste. Speriamo, però, che non ci siano recrudescenze – tradisce la sua emozione Allucci, economista che ha giocato anche in seria A di pallanuoto, misurando le parole – Se le condanne non fossero state confermate le persone normali del posto avrebbero avuto paura per i clan, per qualche atto di vendetta.
“Ora che sono state confermate ci potrebbe essere qualche ulteriore vendetta come nelle ultime settimane: speriamo che non accada. Noi comunque – conclude – andiamo avanti per la nostra strada: a fine mese inauguriamo un teatro costruito su un terreno proprio di Sandokan; e la settimana prossima finisce una mostra “Monumenti per la legalità †con opere di arte contemporanea esposte in beni confiscati ai camorristi. Forse la prolungheremo fino a luglioâ€.
Forse ieri è nato un nuovo futuro per queste terre: â€forseâ€, chiosa Taglione: “Chi lo sa?â€.
