CASERTA – Paolo Mieli, senza scrivere il suo curriculum, è nato a Milano il 25 febbraio 1949, dal 30 marzo 2009, è presidente del CDA RcsGroup, e docente all’università di Milano ed è stato l’unico giornalista a dirigere per due volte il Corriere della Sera, il più importante e autorevole giornale italiano.
Accompagnato dal giornalista Luigi Ferraiuolo, è arrivato ieri, lunedì 8 novembre, nella biblioteca della curia vescovile alle 17 in punto (preciso come un orologio svizzero), per la Lectio magistralis del Corso di Comunicazione per addetti stampa del terzo settore, ecclesiali e istituzionali dell’Issr.
Ad accoglierlo il direttore dell’I.S.S.R. don Nicola Lombardi, il vescovo Pietro Farina, il presidente dell’Assostampa Caserta De Simone, il presidente del tribunale di Caserta, il dottor Andrea Della Selva; il prefetto Ezio Monaco, il giudice Orazio Rossi; il docente universitario Adolfo Russo; il parlamentare Stefano Graziano, l’avvocato Carlo Marino; il sindaco di San Potito Sannitico e tanti giornalisti e autorità, tra cui il direttore de il Corriere del Mezzogiorno, Marco Demarco, oltre agli allievi del Corso comunicazione e a tanta gente comune interessata alla lectio.
In definitiva oltre duecento persone sono state sedute per circa due ore e mezza nella Biblioteca del seminario di Caserta in religioso silenzio ad ascoltare Mieli e il dibattito che ne è scaturito. Molto interessante lo scambio di battute tra Mieli e il prefetto e il presidente del tribunale e tra Mieli e gli allievi del Corso.
Dopo una breve presentazione di Luigi Ferraiuolo, un cordiale saluto rivoltogli da don Nicola Lombardi, Paolo Mieli ha ringraziato Luigi Ferraiuolo per avere organizzato l’incontro, e ha esordito ricordando una sua breve visita a Caserta nel 1997, quando era direttore del Corriere della Sera, in cui andò a trovare l’allora capo della redazione de il Mattino di Caserta, De Simone, per la nascita del Corriere del Mezzogiorno.
Ha proseguito dicendo di non voler parlare dello scontro tra politica e giornalismo di cui i media si stanno occupando in questo periodo, (anche se per la verità tutti se lo aspettavano), ma ha iniziato con una lezione di giornalismo dagli inizi del 1600 ai giorni nostri distinguendo fra giornalismo latino e quello anglosassone dell’Europa settentrionale quando nel 1600 si diffondono le “Gazzette” allora quindicinali per estendersi in tutti i paesi latini.
Nella seconda metà del 600, inizia una forte richiesta di libertà di stampa, e l’Inghilterra, è il Paese ove viene avviata la stampa con un giornalismo libero e moderno. Ma è nel 700, con la diffusione della stampa in tutta Europa, che si ha la prima libertà di stampa con il Trattato della tolleranza.
Mieli fa presente che nei primi anni dell’800 i giornalisti si adeguano adottando il fair-play. Un momento significativo per il giornalismo si ha in Inghilterra nella guerra di Crimea, quando con la carica dei 600 dei cavalieri di Bataclava, i soldati sono tutti massacrati dai Russi, e solo grazie al telegrafo che la notizia finisce sui giornali.
Alla vigilia delle elezioni del 1861, nel Milanese, il giornale, il “Pungolo”, arrivò a fare dimettere l’allora ministro dell’Interno Nicotera a causa dello scandalo della “gamba di Vladimiro”. Il ministro, infatti, faceva spiare la corrispondenza delle famiglie autorevoli e pensò che una notizia letta in una missiva riguardasse il figlio dello Zar di Russia. Ma non era vero e si scoprì così che faceva spiare la posta di divers epersone.
Ritornando ai giornalisti, nei paesi anglosassoni quando un addetto ai lavori pubblica una notizia falsa, se dopo è capace di dimostrare che era in buona fede, non viene punito; mentre in quelli latini anche se prova la buona fede, l’autore dell’articolo viene sempre punito. ma se era in malafede perde il lavoro e viene anche allontanatod alla opinione pubblica, alla maniera della vecchia sacer esto romana.
Questa è una delle differenze fra il cosiddetto giornalismo anglosassone e quello latino. Oggi, internet permette a tutti di scrivere articoli sui giornali, ma il vero pericolo del giornalismo è quello che siamo tutti proiettati nel partecipare a dibattiti proposti dai media che parlano di informazione per solo gusto della visibilità. Ecco che allora gli stessi media portano il giornalismo a essere noioso e pericoloso anche per le persone. Perché ne uccide più la biro che la spada
Concludiamo scrivendo che Paolo Miele ha parlato di cose che il buon Ferraiuolo affronta sempre con molta passione con i corsisti negli anni precedenti di Corso. L’intervento del presidente RcsGroup è stato seguito con molta attenzione dagli intervenuti, ed è stato molto appalaudito.
