De Lucia: l’Università a Caserta è un volano di crescita e progresso sociale

ACASERTA – Sono naturalmente soddisfatto di questa votazione che ha coinvolto tutti, maggioranza ed opposizione, senza distinzione, in questo modo mettiamo un mattone fondamentale per tutelare la casertanità, in un settore importante come quello dell’Università”. Così si è espresso lo scorso 29 luglio il consigliere regionale dell’ Udc Pasquale De Lucia, ex sindaco di San Felice a Cancello, all’indomani dell’approvazione dell’Odg presentato al Consiglio Regionale della Campania riguardante la trasformazione della denominazione “Sun – Seconda Università degli Studi di Napoli” in “Università degli Studi di Caserta – Terra di Lavoro”.

 

 Ll’Eco di Caserta abbiamo incontrato di nuovo De Lucia chiedendogli di parlare ancora dell’Università di Caserta.

D: Consigliere, perché questo O.d.G. sul cambio di nome dell’Università di Caserta?

R: La ringrazio per la domanda che mi dà la possibilità di rimarcare il senso della mia recente iniziativa politica quale rappresentante casertano in seno al consesso regionale. Trattasi di un Ordine del Giorno, approvato a larghissima maggioranza dal Consiglio Regionale della Campania, vertente sul cambio di nome dell’Università presente sul territorio dell’intera nostra provincia, che, appunto, fa voti affinché muti da Seconda Università di Napoli a Università di Caserta – Terra di Lavoro. E non è un caso che questo O.d.G. sia passato a larghissima maggioranza, giacché fotografa un dato ormai da circa un ventennio ineludibilmente affermatosi, cioè che la nostra Università possa e debba legittimamente così denominarsi, attesa la sua presenza spalmata non solo su Caserta città, ma anche sulle principali comunità di Terra di Lavoro.

Quindi, per rispondere alla sua domanda, la mia iniziativa ha preso le mosse dall’aver preso io atto del fatto che tutto il territorio della provincia di Caserta reclama un simile riconoscimento, che, peraltro, a esso spetta, anche perché non può consentirsi che venga in alcun modo superato l’esistente fattore dell’insediamento di un’infrastruttura, anzi, della più alta agenzia formativa, sul territorio della nostra provincia. Come vede, ci tengo a sottolineare il dato territoriale, e anche questo non è un caso, atteso che l’ortodossia della politica del territorio insegna e impone che al determinato contesto direttamente interessato da scelte intese alla creazione di “strumenti” volti alla crescita e al progresso della comunità nella sua totalità, spetti il diritto e l’onorifica responsabilità di vedere appellati/riconosciuti i medesimi “strumenti” con nomen particolare; quest’ultimo in definitiva, in grado di preservare almeno i legittimi fini identificativi dell’originario, autoctono, dato territoriale, “immolatosi” per il conseguimento di un più alto interesse della comunità nella sua totalità- nel caso in questione, quella rappresentata prima di tutto dal corpo docente e discente.

D: E’ soddisfatto del risultato?

R: Certo. La risposta manifestata dal Consiglio mi ha pienamente soddisfatto e di tanto sono grato non solo all’Organismo, nella sua interezza, al quale appartengo, ma anche a ciascun Consigliere regionale. È stata data una prima, grande, prova di maturità e di non comune sensibilità politica da parte dell’intera nuova deputazione regionale della Campania. Attendo con trepidante fiducia che, quanto prima, allo stesso modo si comportino gli organi dell’Università, nel senso di prendere Essi responsabilmente atto della volontà popolare  sì come manifestatasi di recente in Consiglio Regionale, al fine di conferire il giusto ossequio alla medesima.

D: Quando avverrà secondo Lei il cambio definitivo?

R: Non sta a me preconizzare gli eventi. Il mio compito può solo essere quello di accelerarli, e credo che la mia iniziativa, risoltasi nel ben più autorevole approvato O.d.G. del Consiglio Regionale, sia votata all’affermazione di questa linea di comportamento. Di sicuro non rimarrò con le mani in mano circa la questione e mi darò ulteriormente da fare affinché l’obiettivo venga a compiersi quanto prima.

D: Cosa rappresenta l’Università di Caserta per la città?

R: Credo di averLe già, anche se indirettamente, risposto sul punto. Prima di altro ancora in merito, mi sento in dovere di fare una precisazione. Vede, denominarla Università di Caserta e non Università di Caserta – Terra di Lavoro sarebbe antinomico rispetto al dato, ormai irrefutabilmente oggettivo, che l’Università non è presente solo a Caserta, e risulterebbe oltremodo irrispettoso nei confronti delle altre Comunità provinciali che, pure rivendicano, legittimamente il “riconoscimento denominativo” della scelta dell’insediamento sul proprio territorio, di Facoltà affatto secondarie dell’Università in questione – prenda il caso di Ingegneria e Architettura ad Aversa, Giurisprudenza a Santa Maria Capua Vetere, Economia Aziendale a Capua, per non andare oltre.

A ogni buon conto, la conquista dell’Università, prima, e l’insediamento della medesima poi, per Caserta e Terra di Lavoro è stata, ed è, un fenomenale volano di crescita e di progresso sociali, prima ancora che un indiscutibile valore culturale; volano e valore che devono essere assolutamente difesi e rafforzati, possibilmente senza ricercare irreali, futili e antistorici motivazione di divisione, ben vero esaltando le circostanze, i fatti, gli uomini e le leggi che hanno reso possibile la conquista, prima, l’insediamento, poi, dell’Università a Caserta e in Terra di Lavoro.

D: Che opinione ne ha?

R: Le dicevo, appunto, che necessita rafforzarla, in particolare sul piano della migliore fruizione possibile dei servizi da parte degli studenti. Se questo avverrà, ne fruirà, come ovvio, anche l’economia casertana.

D: Le sedi sono adeguate?

R: Le sedi sono state adeguate per il raggiungimento del fine primario, quello che ha portato alla conquista e all’insediamento iniziale, che ricordiamolo, è avvenuto in tempi strettissimi, un vero colpo di mano – e a costo zero per le casse dello Stato. Mi risulta siano discrete le sedi delle Facoltà aversane, nonché quella della Facoltà di Giurisprudenza samaritana e quella di Economia aziendale a Capua che, in vent’anni, e in virtù delle rispettive situazioni di cassa, sono state interessate da plurimi interventi di ampliamento e/o di ristrutturazione e anche di nuova costruzione. Diversa è la situazione delle Facoltà presenti a Caserta città, che, malgrado gli sforzi e gli interventi di adeguamento, mi risulta che non siano, ciascuna di esse, ancora dotate di una sede che sia allo stesso tempo rappresentativa e comoda e/o pienamente funzionale. Che dire poi, dell’autentico scandalo rappresentato dall’ancora mancata costruzione del Policlinico! Roba da vergognarsi, e degna di esilio rispettivamente da parte e per coloro che ne sono stati, direttamente e/o indirettamente causa. Comunque per tutte le sedi vi sono ampi spazi di miglioramento e perché questo si realizzi necessita che da parte di tutti, ci si rimbocchi le maniche.

D: Cosa pensa della dislocazione delle varie facoltà?

R: Ho letto parecchio in proposito; anche approfondite e documentate memoriali pubblicazioni del 2009. Ritengo che la dislocazione delle varie Facoltà, che è stata frutto di una scelta policentrica, sia stata al tempo, sulla base di non aggirabili e “strozzanti” previsioni normative e regolamentari, dettata dalla volontà di cogliere il giustamente inteso come non più reiterabile bene primario della conquista dell’Università. Ma questo è ormai un dato afferente al passato, tra l’altro neanche tanto recente. Lasciamo che la revisione storica sul punto faccia il suo sereno corso sulla base dell’approfondimento delle leggi, delle circostanze e del ruolo che hanno svolto i protagonisti politici del tempo. Questo, del resto, reputo sia proprio uno di quei punti su cui sarebbe bene glissare oggi: vedo che divide ancora mentre noi, abitanti della provincia di Caserta, abbiamo bisogno di unità d’intenti, non di divisioni, per conseguire l’altissimo fine di vedere intestata la nostra massima agenzia formativa Università di Caserta – Terra di Lavoro.

D: Perché tante difficoltà nel cambiare il nome?

R: Proprio perché non c’è stata, appunto, unità di intenti e univocità sul punto. Basta quindi alle divisioni derivanti dagli interessi particolari e riduttivi dei meno; decisa spinta, invece, all’unità per dare forza e voce agli interessi della moltitudine. Insomma, occorre quella medesima unità di intenti che ha portato alla conquista dell’Università.

D: E il Rettorato? Il Policlinico? Possiamo sperare in un lieto fine anche per questi altri due pilastri della storia dell’università a Caserta?

R: Cosa posso dirle? Che sono speranzoso? Giammai. Per natura sono anche ottimista e volitivo e qualsivoglia risultato che finora ho conseguito nella mia carriera di amministratore è stato frutto proprio di questo mio innato sentimento di speranza, nonché del voler pensare sempre in positivo e con tenacia agli obiettivi da realizzare. Ecco, di questo abbiamo bisogno tutti, di sperare e, con ottimismo, di lottare per la verifica di ciò in cui ciascuno crede. Io credo fermamente che con l’impegno, possibilmente costante, possono essere raggiunti questi lusinghieri traguardi.

D: Secondo Lei il Vescovo Nogaro ha avuto un ruolo determinante nella storia dell’Università? Perché?

R: Le ripeto che ho letto molto sulla storia della conquista prima, dell’insediamento poi, dell’Università tra di noi. Il Vescovo Nogaro ha avuto di certo un ruolo di riguardo all’indomani della conquista dell’Università a Caserta e Provincia, che invece è ascrivibile ai non più tra noi, Sottosegretario Senatore Santonastaso e Ministro Ruberti. Chi non ricorda che il Vescovo Nogaro ha messo a disposizione delle aule del Vescovado, affinché si potessero tenere le prime lezioni di Facoltà a Caserta città? Ma con il rispetto che pure devesi nei confronti di autorevoli, eccellenti ed eminenti Personalità, anche in quest’argomento, vede, appartiene al passato. Noi abbiamo bisogno di presente e di futuro. Il passato semmai, occorre rinfrescarlo solo al fine di ricercare punti su cui possa convergere l’unità d’intenti. Altrimenti tutto è inutile; continueremo a fare la fine del cane che si morde la coda. Personalmente non intendo prestarmi a questo gioco, che non è assolutamente fruttuoso per la Comunità di Caserta e di tutta Terra di Lavoro.

D: E qual è stato il ruolo della politica?

R: In una parola assorbente, nel bene e nel male. La ringrazio molto per l’opportunità che mi ha offerto di manifestare il mio pensiero e di mettere in luce la mia iniziativa sull’argomento. Mi permetta, per Suo tramite, di rispettosamente porgere i migliori miei saluti ai Suoi lettori.

 

 

 

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