SALERNO – Il WWF Italia e il WWF Campania esprimono la più ferma contrarietà alla concessione di patrocini istituzionali, in particolare da parte di un’area naturale di valenza nazionale come il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Aburni”, ad una manifestazione dal nome “Cilento selvaggio: festival della caccia, della cinofilia, della natura e delle tradizioni”. Dietro lo specchietto per le allodole di un presunto “equilibrio faunistico”, del “selecontrollo” o di fantomatiche “tradizioni”, si vuole celebrare l’attività venatoria sdoganandone la logica distruttiva all’interno di aree naturali protette.
“L’accostamento della parola “Natura” alla caccia rappresenta un paradosso, a maggior ragione “nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni” come si legge nella locandina dell’evento previsto a settembre 2026: siamo di fronte ad un’offesa all’intelligenza dei cittadini e una profonda contraddizione etica e istituzionale”, dichiara Raffaele Lauria, Delegato WWF Campania. Ma è la posizione personale del delegato e della sua associazione. L’Eco di Caserta accoglie il comunicato ma non criminalizza la caccia che è sempre esistita e deve liberamente esprimersi.
Questo del Parco Nazionale del Cilento non è un episodio isolato, ma rappresenta una preoccupante e pericolosa anticipazione degli scenari “distopici” che si verificherebbero qualora venisse approvata la nuova proposta di legge ribattezzata Caccia Selvaggia attualmente in discussione alla Camera, dopo essere stata approvata al Senato: un tentativo di scardinare la legge quadro sulla tutela della fauna e la regolamentazione dell’attività venatoria (legge 157/1992), ma anche la legge quadro sulle aree naturali protette (legge 394/1991), aprendo le porte delle aree naturali protette ai cacciatori e smantellando decenni di conquiste ecologiste. Una proposta che però sta incontrando la netta opposizione di gran parte del mondo della scienza e della ricerca, della società civile e di centinaia di migliaia di cittadini: ad oggi oltre 410.000 italiane e italiani hanno firmato la petizione del WWF Italia Stop Caccia Selvaggia ( https://attivati.wwf.it/stop-caccia-selvaggia).
Tentativi di camuffare kermesse venatorie sotto la dicitura di “gestione sostenibile”, come già recentemente sventato dalle associazioni ambientaliste nel Parco Nazionale del Matese, confermano che c’è chi evidentemente sogna di trasformare i nostri polmoni verdi in riserve di caccia. Respingiamo con forza le retoriche demagogiche di chi accusa i difensori dell’ambiente di volere un “Parco-Museo” o di ignorare le difficoltà delle comunità rurali. La convivenza tra attività umane, agricoltura e fauna si risolve con interventi e progetti affidati a chi ha lauree e dottorati, non a chi ha la licenza di caccia (peraltro veri responsabili della diffusione dei cinghiali).
