Fino al 14 settembre 2025 si tiene al Palazzo del Buonconsiglio di Trento “Il teatro del quotidiano. Giacomo Francesco Cipper “Tedesco” (1664 – 1736)”, la prima grande retrospettiva in Italia sull’artista caro a Maria Carolina d’Asburgo (Trento, Castello del Buonconsiglio, 12 Aprile 2025- 14 Settembre 2025), curata da Maria Silvia Proni e Denis Ton. Numerosi i prestiti di grandi capolavori provenienti sia da istituzioni museali italiane e straniere, sia da importanti collezionisti privati. Si espongono anche due dei quattro dipinti conservati alla Reggia di Caserta e presenti in copia a grandezza naturale a Carditello grazie al progetto “Quadreria Digitale” realizzato dalla Società 3D, in quanto facevano parte dell’ antica quadreria del Real Casino di Carditello.
La garanzia di un museo risiede nel fatto che le sue collezioni hanno provenienza sicura, perché sono custodite e tutelate da secoli e perciò costituiscono un riferimento per tutte le attribuzioni del mercato. Un motivo in più per riordinare le collezioni di Stato! La loro conoscenza e divulgazione è importante perché aiuta a riconoscere lo stile di un autore e la sua produzione di committenza più alta, che si affiancava a quella per la quotidiana sopravvivenza. Se Hackert quando lo scelse per arredare il Real Sito di Carditello ne riconobbe il valore, oggi Giacomo Francesco Cipper (Cippri, Zipper) è per lo più sconosciuto al grande pubblico. Detto il Todeschini o il tedesco, nasce a Feldkirch, un centro medievale austriaco molto ben conservato, dove dal 1994 si tiene il Poolbar Festival, una manifestazione estiva che attira circa 20.000 visitatori l’anno.

Attualmente Cipper è documentato dal 1700 al 1736. A lui sono attribuite circa 140 opere tutte da verificare, perché il pittore aveva numerosi imitatori che testimoniano la fama di cui godeva in Europa. Le opere si trovano per la maggior parte nell’area di Brescia e Bergamo, ma non mancano esemplari nelle collezioni museali in Spagna, Austria, Ungheria, Unione Sovietica. Le sue prime opere firmate vengono scoperte a metà dell’Ottocento sul mercato londinese, altre furono esposte nel 1922 a Palazzo Pitti, a Firenze; inoltre nel 1955 a Bergamo si tenne un’importante esposizione che divulgò i suoi lavori per la villa di Montesolaro a Como. Nel 1938 lo storico dell’arte Roberto Longhi nota affinità di stile tra Cipper e Eberhard Keil (Helsingør, 1624 – Roma, 1687), pittore danese morto a Roma noto con il soprannome di Monsù Bernardo, che aveva lavorato nella bottega di Rembrant ad Amsterdam e poi nel bergamasco. Da lui Cipper deriva non solo le tematiche ma anche lo stile, a cui aggiunge la freschezza di Velázquez. Ma somiglianze stilistiche vanno riscontrate anche con il tedesco Joseph Heintz il Giovane (Augusta, 1600 ca. – Venezia, 1678), che opera in Italia e in particolare a Venezia.



Cipper sa dare alle scene di genere la dignità della pittura di storia, grazie al grande formato con figure a grandezza naturale molto caratterizzate e stipate in spazi piatti e poco realistici, quasi delle quinte teatrali. Anche i personaggi sono spesso tipi di repertorio, combinati tra loro con ironia come nelle scene di un presepe. Queste caratteristiche sono comuni anche ad altri pittori realistici napoletani dell’epoca come Giuseppe Bonito e Gaspare Traversi. I soggetti sono spesso quelli ereditati da Caravaggio: musicanti, giocatori di carte o di morra, litiganti, mendicanti, madri che allattano bambini, donne intente alle faccende domestiche (cucina, bucato, cucito, filatura). Tra i preferiti Il maestro che insegna musica, pittura o lettere e le scene di mercato, che offrono a Cipper la giusta occasione per sfoggiare splendide nature morte.

I dipinti di Cipper, protagonisti della Quadreria di Carditello, oggi alla Reggia di Caserta, furono forse acquisiti da Carlo di Borbone per eredità materna e scelti dal pittore di corte Jacob Phillip Hackert a Capodimonte per arredare la retrostanza della Galleria del real sito, che Ferdinando IV di Borbone usava per intrattenersi al gioco con i suoi gentiluomini. I quadri raffigurano dei contadini che curano la ferita di un bambino, un pescatore che ammiccando mostra un’anguilla a due donne, una veditrice di polli e selvaggina con gli occhiali, un pescivendolo al banco insieme ad un ortolano sorridente che indossa un cappello che sembra preso in prestito da uno de Los Borracchos di Diego Velázquez (Siviglia, 1599 – Madrid, 1660).
Un’umanità misera e rattoppata che non vuole commuovere ma piuttosto generare simpatia nello spettatore. Come la vecchia filatrice che si scalda le mani su un braciere… Con il cane e il fuso compare identica in vari quadri del pittore, come quello di proprietà privata esposto nel 2018 nella mostra Cani in posa alla Venaria Reale di Torino; la cuoca che sventra il pesce all’Ermitage di San Pietroburgo; il Venditore di caramelle e ciambelle o la Vecchia con i biscotti del Museo Nazionale del Prado…
Per approfondimenti : https://www.buonconsiglio.it/il-teatro-del-quotidiano-giacomo-francesco-cipper-tedesco/


l’autrice
Maria Carmela Masi, storico dell’arte specializzato in beni culturali con una tesi su “Il Real Casino di Carditello: da sito reale a museo”, ha lavorato per circa 20 anni presso la direzione della Reggia di Caserta. Ha curato lo studio del patrimonio dismesso del Real Sito e la ricostruzione della quadreria borbonica, collaborando con Rai Storia in occasione del documentario dedicato al Real Casino. È autrice per il cofanetto Emozione Reale edito dalla Fondazione Real Sito di Carditello “La quadreria borbonica”
