Caserta, i Medici Cattolici raccontano con Sparano l’importanza della donazione

CASERTA – La donazione di organi a scopo di trapianto terapeutico è stato il tema della relazione tenuta dal dottor Giovanni Sparano, presidente regionale AMCI della Regione Molise, giovedì scorso in episcopio.

Invitato dal Presidente professor Giovanni Adinolfi,il relatore, che da anni è attivo nell’opera di sensibilizzazione alla cultura della donazione nella regione Molise, ha insistito sulla necessità che i medici esercitino una funzione pedagogica oltre che curativa sensibilizzando le coscienze dei loro assistiti alla donazione, vero atto di amore e carità verso il fratello sofferente.

Ad ascoltarlo, oltre tanti medici casertani, anche tanti compaesani, chiamati dal collega Pietro Casella. Sparano infatti è di Casola, uno dei paesini all’origine di Caserta, tra cui il generale Giovanni Rossi, il giornalista Luigi Ferraiuolo, il segretario Amci di Caserta Della Valle e l’assistente ecclesiastico Amci di Caserta don Antonio Iazzetta.

Tale delicato compito è sancito dall’attuale legge sull’attività di donazione e prelievi di organi e tessuti (L.91/99) che all’articolo 2a recita: “Diffondere tra i medici di medicina generale e tra i medici delle strutture sanitarie pubbliche e private la conoscenza delle disposizioni della presente legge, nonché della legge che detta i criteri per stabilire la morte cerebrale”.

Dopo aver premesso che il Cristianesimo è favorevole alla donazione, ha fatto notare che purtroppo non tutti i cittadini possono usufruire dei vantaggi offerti dalla Medicina dei Trapianti che oggi è una realtà terapeutica i cui risultati sono indiscussi per l’azione salvavita e salvafunzione con garanzia di buona qualità di vita e buon inserimento sociolavorativo.

La conoscenza della legge in materia e una corretta e meditata formazione alla cultura della donazione è oggi indispensabile perché l’opposizione alla donazione di organi resta ancora molto elevata (30,3% al settembre dell’anno 2009) e purtroppo, anche se gli organi utilizzati siano aumentati da 14,2 p.m.p. (per milione di persone) dell’anno 2000 a 19,5 p.m.p. del settembre 2009, tante persone muoiono in attesa di trapianto; mentre i nefropazienti hanno una mortalità relativamente bassa (1,5%) per la possibilità di sopravvivere in dialisi, i pazienti in attesa di trapianto di cuore, fegato e polmone hanno una mortalità molto elevata, rispettivamente dell’8,6%, 5,9% e 11,5%.

La gravità di tale incresciosa realtà, molto evidente soprattutto nelle regioni del centro sud, si evince dal fatto che, a conti fatti, se tutti donassero e tutte le rianimazioni eseguissero i prelievi multiorgano, non ci sarebbero liste di attesa.

Anche se l’Italia con l’attuale legge 91/99 ha fatto passi da gigante passando dal penultimo posto in Europa al terzo posto, è ancora grande il divario tra donatori potenziali(39,8 p.m.p.) e prelievi effettivamente utilizzati(19,5 p.m.p.). I motivi di tali risultati non ottimali sono da ricercare soprattutto nella non perfetta conoscenza della legge e dei regolamenti relativi, da dubbi e incertezze sulla morte cerebrale, alimentati dalla confusione spesso creata dagli organi di stampa o da notizie mal recepite, dalla scarsa fiducia nelle strutture sanitarie, dalle notizie di scandali provenienti dall’estero su eventuale commercio di organi.

Il dottor Giovanni Sparano ha affermato che l’attuale legge dà garanzia di correttezza, qualità , eccellenza e trasparenza, riconosciute e apprezzate dall’Europa intera. Non devono esistere dubbi sulla differenza tra coma e morte cerebrale perché quest’ultima è morte effettiva, accertata da tre specialisti con metodiche stabilite da scienziati di livello mondiale da quaranta anni ad Harward; la certezza di questo stato di morte vera e irreversibile si evince dal fatto che il defunto, alla scadenza delle ore di osservazione, viene inviato all’obitorio o in sala operatoria in caso di donazione e prelievo. Lo stato di coma è, invece, uno stato di gravità variabile da cui si può migliorare o addirittura guarire anche dopo anni e la cui prognosi potrebbe essere migliorata dalla medicina del futuro.

La fiducia nella trapiantologia italiana deve essere totale perché i risultati ottenuti dai Centri Trapianto italiani sono tra i migliori d’Europa. Per quanto riguarda i dubbi su eventuale commercio d’organi il relatore ha ribadito che tale attività criminale in Italia non può assolutamente avvenire perché il processo di prelievo, conservazione, trasporto e trapianto è eseguito sotto la stretta sorveglianza della magistratura. Ultimo motivo che contribuisce a dimezzare l’attività di donazione è la severa selezione degli organi donati, a garanzia del ricevente. Con queste certezze è difficile per il cristiano medico non rispondere al grido di aiuto del fratello sofferente e diventa suo dovere sensibilizzare i propri assistiti a questo messaggio di amore e carità cristiana.