CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Ancora polemiche per la messa all’asta dei beni confiscati alle mafie, organizzata a Roma per il 24 novembre prossimo. I cittadini, la parte onesta del territorio, che attendono dal governo il riutilizzo dei beni per un uso sociale, chiedono che sia questo l’unico modo per distribuire i beni sequestrati ai camorristi e non la vendita, attraverso la quale, possono tornare in loro possesso attraverso prestanomi e finti acquirenti.
Niente regali alle mafie: i beni confiscati sono cosa nostra
Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare daPio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. Il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan e s’introducano norme che facilitino il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. Vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.
Ma non vendiamo i beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostraâ€. Libera organizza una settimana di mobilitazione nazionale per il ritiro del ddl che prevede di vendere all’asta gli immobili confiscati, passati 90 giorni dalla confisca senza assegnazione.
Martedì 24 Novembre a Roma, presso la bottega della legalità “Pio La Torre” in via dei prefetti 23, alle ore 11.00 sarà organizzata “un’asta simbolica” con la vendita di alcuni beni confiscati. Nell’occasione Libera presenterà il primo elenco dei beni confiscati pronti ad essere messi in vendita se dovesse passare il ddl.
