Napoli, Fim-Cisl regionale: in Campania fallisce lo sciopero separato, flop della Fiom

NAPOLI – Ancora una volta i lavoratori metalmeccanici della Campania frenano le velleità della FIOM: lo sciopero separato, fatto più contro la piattaforma contrattuale di FIM e UILM che contro Federmeccanica, fallisce clamorosamente, è quanto affermano dalla segreteria regionale della Fim-Cisl Campania.

La FIOM non svuota le fabbriche e dai lavoratori emerge forte la volontà di portare a casa un contratto che restituisca potere d’acquisto ai salari, forza alla contrattazione aziendale e territoriale piuttosto che inseguire una proposta inconsistente come quella della FIOM che non ha né un progetto, né una piattaforma contrattuale credibile.

I dati delle principali aziende della regione sono inequivocabili.

A Caserta, poche unità scioperano nella MARCONI, nella JABIL, nel FIREMA, mentre nella più grande fabbrica, l’INDESIT vi è Cassa Integrazione.

A Benevento scioperano 30 lavoratori all’AGUSTA su 105 addetti, 4 alla LAER su80; 0 su 40 alla ECOLEAD e 0 su 50 alla DCS.

Ad Avellino, al di là della FMA, gruppo FIAT, che è in CIG, alla IRIBUS scioperano in 45 su 900, in 60 su 900 alla DEUSO e in 10 su 300 alla IMA.

A Napoli, oltre allo stabilimento FIAT di Pomigliano, fermo per CIG, su 22.877 addetti sciopera appena il 4,90% dei lavoratori e il dato di adesione allo sciopero è perfino approssimativo perchè non depurato dalle assenze per ferie. Solo per citare esempi più significativi: ALENIA Pomigliano 8%; ALENIA Nola 15%; ANSALDO BREDA 11 lavoratori su 1100 e 33 su 838 all’AVIO di Somigliano; nessuno alla FINCANTIERI, al POLO LOGISTICO, alla SELEX del Fusaro, alla SIRAM.

A Salerno l’adesione allo sciopero promosso dalla FIOM non supera la percentuale del 15% nelle aziende.

La giornata di mobilitazione dimostra quindi che la pretesa della FIOM di poter fare a meno di un rapporto unitario e corretto con FIM e UILM non paga, che il suo isolamento, a differenza delle stesse altre categorie della CGIL che, pur nella diversità, hanno ricercato piattaforme unitarie, non incontra il consenso dei lavoratori.

La politicizzazione delle lotte non trova ormai spazio e seguito tra i lavoratori metalmeccanici, i quali sanno che la crisi si contrasta con proposte serie e credibili, con l’arma paziente della contrattazione e non con le spallate e le demagogie.

Ma il fallimento dell’iniziativa della FIOM carica la FIM di ulteriori responsabilità perché ci affida la speranza dei lavoratori di conquistare un contratto forte sia sulla parte normativa che salariale, che porti a nuovi e crescenti diritti e a più estese forme di partecipazione.

La Fim Cisl Campania lavorerà per non deludere queste aspettative, portando avanti con Federmeccanica un confronto risolutivo che ne sconfigga le impostazioni più retrive e portare a casa un buon contratto.

Poiché la speranza è l’ultima a morire, ci auguriamo che la FIOM tragga gli insegnamenti dovuti dalla lezione odierna e riprenda un cammino di confronto serio e unitario certamente utile ai lavoratori.