
NAPOLI – L’aula Magna “Gaetano Salvatore”della Scuola di Medicina e Chirurgia, Università di Napoli Federico II è così grande ed è facile sentirsi lontani da chi parla, ma il discorso accattivante di un uomo così brillante non può che tenerti legato al fulcro, al nocciolo, al cuore delle sue parole.
Massimo Recalcati, illustre psichiatra e psicanalista, è ospite al policlinico di Napoli per presentare quello che lui stesso definisce un semplice “libretto”, un saggio pseudofilosofico sul cuore dell’istituzione scolastica: l’ora di lezione.
Il suo intervento prende subito le sembianze di un discorso platonico che lo configura come un insegnante socratico. È Socrate infatti il simbolo di quel genuino amore per il sapere che spesso manca nelle nostre scuole e che viene rimpiazzato da attività marginali. Sapere che non va contenuto dall’allievo nozionisticamente, ma sapere che va ricercato e fatto nascere da un profondo bisogno, bisogno personale, bisogno dell’anima.
Anche se la conoscenza non deve essere un semplice “Riversare un contenuto in un diverso contenitore” è imprescindibile -secondo lo psicanalista milanese- lapresenza dell’Altro. Un Altro che trasformi lettere e parole morte in un concreto corpo erotico del quale è impossibile non rimanere attratti. La qualità di rendere erotico il sapere è però detenuta da pochi eletti: insegnanti che spendono tutto il loro tempo per far innamorare i ragazzi della cultura. Non sono solo i professori di lettere o di filosofia a dover rivestire di autentica bellezza le loro materie ma anche gli “asettici” professori di matematica, di analisi, di geometria che spesso vengono giustificati per via della disciplina insegnata, che secondo molti, non permette l’instaurazione di un rapporto vitale con gli allievi.
L’erotica che il professore riversa nelle sue materie è quella che fa restare svegli gli alunni-muro, quella che apprezza la stortura degli allievi-vite storta e quellache fa innamorare del limite e del vuoto i ragazzi poco brillanti così come i ragazzi che già risplendono di luce. È possibile, nell’ora di lezione, che si crei un transfert tra insegnanti e allievi che è condizione “patologica”, necessaria per l’accrescimento del sapere. È infatti a conclusione dell’intervento di Recalcati a essere enfatizzato il tema del rapporto come transfert che nel libro diventa vero eproprio incontro per creare il vuoto: la condizione di limite più necessaria per poter conoscere. È stupefacente credere che rilievo sia dato anche alla figura dell’allievo che è parte attiva e costituente di questo vuoto gnoseologico essenziale per l’apprendimento.
Due vuoti vengono sovrapposti: il vuoto del soggetto scavato dall’Altro e il vuoto dell’Altro scavato dal soggetto. Anche l’allievo è così maestro per l’insegnante, maestro inconsapevole carico di umiltà. Da ultimo viene contemplato dallo psichiatra il silenzio passando anche per la sua funzione nella psicanalisi. Il silenzio è condizione necessaria per l’ascolto e altrettanto efficace per preservare i limiti. Si narra un aneddoto di Freud che cura la paziente solamente ascoltandola; fino ad allora nessuno mai le aveva permesso di esprimersi. Si revitalizza un silenzio mai muto che nell’aula magna del policlinico napoletano rimbomba forte tra le mani di coloro i quali hanno ascoltato e gradito la presenza del caro Massimo Recalcati.
