Caserta, “Ce verimm rimman ‘a matina” quadretto storico offerto da Antonio Ciontoli

 

CASERTA – “Ce verimm rimman ‘a matina”, così si intitola il ricordo, il “quadretto” storico che fa il noto consigliere comunale Antonio Ciontoli sulla Città di Caserta in questo momento dell’anno ed in particolare in relazione a Sant’Anna.

Su facebook, il social dove si è trasferita la comunicazione, il dibattito, il ricordo, da qualche tempo, lo storico consigliere comunale, persona di cultura ed impegnata da tempo anche nel sociale e sempre vicino alle fasce meno abbienti cittadine, Antonio CIontoli, interviene.

18581502 10211719335333186 501134685244252357 n

Ecco la interessantissima testimonianza in post:

«L’estate dei casertani è sempre stata divisa in due parti il pre e il post #festadiSantAnna. In mezzo il mese di #luglio. Ogni famiglia casertana, in previsione dell’ineludibile appuntamento, programmava le #vacanze in modo da farle iniziare il giorno dopo la processione o finire il giorno prima. Ma quel giorno, coincidente con la prima domenica successiva alla ricorrenza del 26 luglio, era dedicato, intangibile da qualunque impegno o attività.

20525781 10212377997679333 6079558811498959163 n

Già a inizio mese cominciavano i contatti con i #parenti residenti fuori città o all’estero, la domanda di rito: “ci vediamo quest’anno? allora venite? quanti siete?” e da lì partivano i preparativi la cui parte più complessa era la collocazione degli ospiti in posti letto, distribuiti, con scientifico ragionamento, presso #nonne, #zii e parenti, a seconda dell’età e delle affinità. La festa di Sant’Anna era l’occasione per ritrovarsi tutti, per venir a fare visita ai #genitori, ai #fratelli, per riaprire le case di chi risiedeva fuori per motivi di lavoro e di organizzazione di vita. Negli anni 70, per l’occasione, #rientravano in città alcune migliaia di casertani residenti in varie parti d’Italia e del mondo. Qualche giorno prima della domenica cominciava la grande #spesa per definire nei minimi dettagli la misura delle cose da mettere a tavola ed il #menù prevalentemente fondato sui sapori antichi, ricercati e richiesti, soprattutto quelli più cari alla tradizione familiare e mancanti, durante l’anno, al gusto e al palato dei figli #forestieri. Il giorno della #processione, subito dopo la messa si cominciavano, di buon ora, ad imbadire le #tavolate sotto i portoni, al fresco, negli spazi comuni condominiali ed in ogni stanza con balcone poiché da lì, con le coperte di seta o in raso esposte, quale atto devozionale, si aspettava il passaggio del carro con la Santa, al cui seguito erano gli accollatori e larghe fasce di popolazione scalza ed in corteo processionale. Non doveva mancare nulla quel giorno, dal #ragù, fatto come solo mammà sa fare, al vino fresco di cantina, alle cozze, ad un assaggio di insaccati e sottaceti, i cui resti sarebbero stati prezioso dono poi da esportare, alle bacchette di ghiaccio intorno a cui si adagiavano le bibite, la frutta e le infuocate angurie, per finire poi con lo “spasso” della frutta secca, comprata nelle prime ore di allestimento delle bancarelle. Quel pranzo aveva momenti di forte #sacralità, con il capofamiglia a capotavola, nella cui figura si racchiudeva la #forza e la #continuità della #famiglia. Le donne di casa, fin dalla sera prima, erano impegnate ai fornelli, gli uomini incaricati degli sforzi necessari a rendere l’ambiente confortevole di sedie ed altri suppellettili utili ad accogliere le decine di commensali. I bambini veri mattatori della festa, in genere costituivano un tavolo a parte, per poi dedicarsi ai giochi. Quel ritrovarsi intorno ad un tavolo era la #sublimazione della famiglia ed al tempo stesso il momento per fare il resoconto dell’anno appena trascorso. Una ricongiunzione alla #radice degli #affetti, un giorno di #condivisione e #socializzazione con i familiari delle storie più intime e delle sofferenze affrontate lontano da casa, il giorno della #tradizione, della #rievocazione della storia di famiglia, spesso aiutata e sostenuta nel #ricordo dal recupero degli album di fotografie. Erano le riunioni primordiali della famiglia allargata a parenti, amici, conoscenti e agli altri abitanti del condominio. Il gran vociare, le battute e le risate, la musica di #giradischi e #mangianastri, si tacitavano come d’incanto, laddove il primo commensale udiva l’eco della #banda di musica o le voci che accompagnavano il carro che da lontano richiamavano l’attenzione con il “Signò Sant’Anna, a Vicchiarella nostra”. Da quel momento si sospendeva tutto e cominciava la rincorsa al balcone, alle finestre e per i ragazzi l’uscita in strada per vivere e condividere quegli attimi di intensa attesa e trepidazione. Era quello il momento in cui, i presenti condividevano l’emozione forte di un giorno di festa laica ma anche di forte sollecitazione del sentimento popolare e della fede individuale. #Sorrisi e #lacrime si rincorrevano nel ricordo di chi non c’era più e che, da testimone, aveva vissuto la propria vita nel #culto e nella #fede per la #vicchiarella della #Santella. Il passaggio del carro era il momento del raccoglimento e della richiesta, intima e familiare, di protezione elevata a sant’Anna.

20431458 10209553905701279 5721651121819308585 n

Molti uomini a Caserta, prima che l’Associazione di S.Anna, nata nel 1961 in Via Sant’Elena, venisse allargata alle Accollatrici, sono stati #accollatori e spesso il passaggio sotto casa coincideva anche con un momento di ristoro e di una corsa in casa per salutare i familiari venuti da fuori. Tra i preparativi della settimana precedente, si aggiungeva l’appuntamento con la festa di Chiesa del #26luglio, in cui già dalle prime ore dell’alba la città veniva risvegliata dal suono delle campane e dal rimbombo dei fuochi d’artificio. Ascoltare la messa era un obbligo, affollatissima quella delle 6 prima che ognuno si recasse al lavoro. Il #sabato, giorno dell’attesa, si concludeva con la riunione di famiglia e la preparazione dei panini chiusi in un sacchetto di plastica, munito di ogni ben di Dio, tra cui l’obbligatorio cuppetiello di semi e noccioline comprato ai cancelli della #Flora da Paolina e “Nicolino ci sta arrobba fine” che si consumavano al fresco dei Campetti, in cui si faceva a gara ad arrivare per tempo per poter occupare una panchina o uno scalino utile ad assistere comodi allo spettacolo di fuochi pirotecnici della #Diana. Tre fuochisti, in competizione tra loro e per i quali era previsto un premio finale, si sfidavano con pali, fili sospesi, girandole intorno a cui erano collegati fuochi a basso impatto acustico ma straordinari dal punto di vista delle cascate e dei colori che illuminavano a giorno la vecchia piazza d’armi. Il crepitio dei fuochi colorati riecheggiava e si amplificava man mano che ci si avvicinava alla reggia che era lì presente, quale cassa acustica e testimone interessato, di un giorno di festa popolare. Palazzo Reale raccoglieva intorno a se l’entusiasmo della sua gente, la voglia di far festa, nel contempo era lì alle spalle di tutti a voler rappresentare la forza dei tempi ed il rispetto per la storia e la tradizione popolare casertana. Intorno all’una dopo le ultime chiacchiere, scattava la parola d’ordine, l’impegno preciso e l’appuntamento assoluto “Ce verimmo rimane a matina”. Da quel momento a passo lesto ci si avviava verso casa per un rapido collocarsi a letto. La notte era però breve, si sarebbe, infatti, interrotta da lì a poche ore, poiché già dalle 4 il suono delle #campane avrebbe annunciato l’apertura del giorno e dei festeggiamenti ufficiali. A quella inusuale ora, si vedevano le luci del vicinato ad una ad una accendersi e per qualche ritardatario arrivava il fischio o la chiamata sotto al balcone. Da quel momento, malgrado l’ora, con i piccoli che non facevano capricci per la levataccia, ci si preparava per arrivare per tempo in piazza S.Anna. Per le strade un fiume di gente, nel buio si sentiva l’eco del #buongiorno che si spostava da un fronte all’altro della strada senza, talvolta, neanche individuare il volto delle persone. Le magliette gialle degli Accollatori erano una traccia di percorso, il #catarifrangente nella notte, anche se il loro procedere era contromano, poiché l’appuntamento per gli associati era alle 5 presso la sede di piazza Matteotti, all’altro capo di Piazza Ospedale vecchio e, quindi, del Santuario. Molte donne erano vestite con il saio verde e tantissime vestivano per tutto il mese di luglio con l’abito verde #merlettato di giallo e con abbigliamento che riprendeva i colori #gialloverdi della Santa. In piazza, S. Anna era già lì dalle tre dopo che un gruppo di persone, rimaste in preghiera in una notte di veglia, l’avevano già collocata sotto al palco per la messa delle 6. Alzando lo sguardo, dal vecchio ospedale spuntavano tanti occhi di gente ricoverata che affidava le proprie speranze alla Mamma di Maria e nonna di Gesù. Con la realizzazione del nuovo ospedale civile, poi negli anni intitolato proprio a S.Anna e San Sebastiano, #compatroni di Caserta, il messaggio, l’eco della preghiera e la messa venivano trasmessi agli ammalati ed agli impossibilitati dal prezioso servizio di #AlfredoCentore che, fin dalle prime luci dell’alba, armeggiava ai limiti del palco per sintonizzare #RadioAlce e veicolare quindi la voce del vescovo celebrante. Le omelie sempre puntuali e vibranti fatte dal vescovo #VitoRoberti, da #RaffaeleNogaro, da #PietroFarina e quindi da #GiovanniDAlise sono state un ricapitolo del vissuto dell’anno trascorso, un momento di analisi dei principali fatti sociali, di forte introspezione individuale e di grande raccordo con una piazza chiamata ad un nuovo impegno cristiano. Piazza Ospedale, poi dedicata a Sant’Anna è arrivata, in alcuni anni, a contenere anche più di #diecimila persone. Numeri importanti che, collocati in un periodo di ferie, nei giorni in cui luglio da le consegne ad agosto e alle 5 di mattina, sono ineguagliabili da qualunque altro evento o manifestazione pubblica. Pochi minuti prima dell’inizio della messa, l’ìngresso in piazza di una marea gialla e verde, che pian piano colorava tutto l’ambiente. Preceduti dal gagliardetto, con i lacci sostenuti dai più piccoli, entravano in piazza circa #800accollatori in un tripudio generale. Dopo la messa con il primo “Sotto, spalla ‘a sotto” partiva la #peregrinatio che arrivava verso le 10 a San Nicola la Strada confine a sud della città, poi in serata all’ospedale civile, nei rioni ed in ogni strada del centro urbano. Inizialmente, proprio in virtù dell’estensione della città, il rientro non avveniva prima delle 24 poi, con il tempo, il tutto è stato riportato in orari più consoni a favorire la partecipazione popolare.

I momenti salienti della processione sono alla #Santella, allorquando Sant’Anna fa ritorno nel luogo in cui ebbe casa presso le #sorelleCosta, qui il carro entra a passo lento e danzante, in una sorta di preghiera laica e di ricongiunzione e raccordo con la strada, sorta a ridosso della Reggia, in cui tutto ebbe inizio. L’altro momento è quello #istituzionale sotto al comune laddove il rettore del Santuario prega per le sorti della città ed in cui il primo cittadino colloca un fascio di fiori dinanzi alla Madonna. La tappa all’ospedale è un passaggio di fede ed al tempo stesso di speranza, richiesto a gran voce ed atteso con ansia dai pazienti ricoverati. Si passa poi in serata tarda al saluto presso la #sede sociale degli accollatori, anche qui attimi di intensa emozione e fortissima partecipazione popolare. In piazza Matteotti, già piazza Mercato, continua la tradizione dei fuochi d’artificio un tempo offerto dai commercianti. Da quel momento comincia il rientro presso il santuario dove Sant’Anna viene ricollata sull’altare maggiore accompagnata dalla preghiera del vescovo. Il lunedì un tempo c’era il #concertino finale ed il martedì i #fuochi di chiusura, eventi partecipati da tutte le famiglie che assolvevano all’impegno di aver comunque già accompagnato i bambini alle bancarelle di Corso Trieste dove, con lo zucchero filato, era d’obbligo scegliere una pazziella (giocattolo) che nessun genitore osava negare.

Accompagnata a casa la #nonna, omaggiata la #mamma con la preghiera e l’ordinato svolgimento della processione, dal rientro in Chiesa di Sant’Anna cominciava il nuovo anno per chi doveva disfare le valigie delle ferie già fatte, per chi chiamato a smontare i letti di fortuna organizzati per gli ospiti sopraggiunti, per chi si preparava ad andare in vacanza, per gli accollatori che partecipavano alla messa del ringraziamento del lunedì, per la città che vedeva rimuovere le luminarie, le bancarelle e piano piano si riorganizzava per il ferragosto e la ripresa settembrina.
Oggi le cose sono un po’ cambiate, ma sicuramente ancora vive nella mente di chi le ha vissute ed ancora organizza la propria giornata di festa così come gli è stato insegnato e trasmesso nella fede e nella tradizione familiare.
A me il piacere di aver raccontato queste pagine di storia vissuta, di vita associativa impegnata, con la mia famiglia che ha avuto sempre un ruolo nell’ambito della attività degli accollatori.

Qualcuno, sbagliando a mio parere, parla di festa pagana, qualcun altro effettivamente può confondere fede e tradizione popolare, ma per il resto, per la stragrande maggioranza dei casertani, dal più grande al più piccolo dei devoti, dal primo all’ultimo degli Accollatori, quello che si vive fin dalla nascita e che vivremo, per fortuna, anche domani, è un giorno di autentica fede e di grande catarsi interiore. Per comprendere bisogna compenetrarsi, essere presenti in piazza alla messa delle 6, ascoltare le voci dei presenti ed attraverso di loro quelle di chi ci ha preceduto, affiancare il carro ed impregnarsi del sudore degli Accollatori, vivere, sia pur per un giorno, come la piazza vive e sente.

Più volte ho scritto su questo tema, più volte ho anche detto che mi piacerebbe imprigionare lo spirito profondo di questo giorno, la partecipazione popolare e la festa gioiosa affinché, in tutto l’anno ed in ogni momento difficile, siano essi il sale ed il lievito dell’essere Casertani ogni giorno e per sempre.

Concludo, questo lungo pensiero, comunicando l’ulteriore piacere, con la sollecitazione della memoria di quanti vivono intensamente questo periodo, di trasmettere questa fede, un po’ di storia e la tradizione popolare, che in genere si tramanda da padre in figlio, anche ai più giovani ed in particolare ad un piccolissimo casertano, iscritto solo l’altro ieri agli Accollatori di Sant’Anna …

“Ce verimmo rimane a matina”

#SignóSantAnna».

18664709 10212972402535464 8724060530361188808 n

Antonio Ciontoli, si ricorda, già di recente era agli onori della cronaca per gli interventi a favore del recupero delle spoglie del regio architetto Luigi Vanvitelli e per tantissime altre iniziative.