Caserta, la Procura ricorre in Appello contro i cavaioli: Chieste condanne per tutti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Comitato anti cave di Caserta.

CASERTA – Processo sulle cave di Caserta, la procura di Santa Maria Capua Vetere ha presentato un ampio ricorso in Appello, di circa 60 pagine.

I sostituti procuratori Donato Ceglie e Paolo Albano hanno presentato ricorso in appello alla sentenza di primo grado, chiedendo alla corte di appello di Napoli di ritenere tutti gli imputati, colpevoli dei reati di cui erano accusati: associazione a delinquere, abuso d’ufficio, falso, disastro ambientale ect…

Secondo la pubblica accusa la sentenza impugnata “evidenzia palesi vizi di motivazione – si legge nell’Appello – in quanto fondata su un illogica valutazione delle risultanze processuali e caratterizzata da irragionevoli conclusioni in ordine al materiale probatorio raccolto … la stessa rivela un’attività decisoria a senso unico: tutta la motivazione, infatti, è volta, da un lato, a sminuire, svalutare, vanificare gli inequivoci elementi probatori raccolti dalla Procura e, dall’altro, a esaltare, far proprie, recepire supinamente ed acriticamente le argomentazioni prospettate dalle difese e i metodi ricostruttivi dei loro consulenti di parte”.

Alla emanazione della sentenza tutta la città rimase scandalizzata e i cittadini restarono allibiti di fronte a uno scempio ambientale visibile a chilometri di distanza. “Finisce clamorosamente per incorrere in un vizio di motivazione apparente – si continua a leggere nell’Appello -e cioè solo formalmente ma non giuridicamente esistente… Palese è anche il travisamento dei fatti che si evidenzia negli errori clamorosi dell’apparato argomentativo della sentenza… peculiare caratteristica della sentenza è, poi, quella di omettere qualsiasi valutazione globale delle prove di accusa”.

La sentenza di primo grado, secondo la Procura, contraddice anche le pronunce del Tribunale del Riesame e della corte di Cassazione intervenute nel procedimento e che hanno offerto nel corso delle indagini preliminari un imponente clamoroso riscontro all’ipotesi accusatoria.

Si sono fornite clamorose prove che hanno evidenziato quanto segue: si è cavato in zone e particelle dove non si poteva cavare; si sono estratti milioni di metri cubi in eccedenza rispetto a quanto apparentemente autorizzato; si è sistematicamente e impunemente omesso di versare i canoni dovuti per l’attività estrattiva ammontanti a milioni di euro; si è sistematicamente e impunemente omesso di procedere a doverosi e prescritti interventi di bonifica e di recupero ambientale; si sono illegalmente fatte letteralmente scomparire le montagne nei dintorni di Caserta a causa di un’attività estrattiva, illegale, vorace e senza scrupolo alcuno.

Secondo la Procura si sarebbero falsificati macroscopicamente decine di atti (autorizzazioni, ordini di servizio esplosivi, cartografie, planimetrie) al fine di poter cavare illegalmente. Ovviamente tutte le accuse che fanno parte dell’impugnazione d’Appello dovranno essere corroborate dai fatti nell’eame di secondo grado. E’ bene ricordare che sostanzialmente la sentenza decisa in udienza preliminare faceva giustizia di moltissime accuse, sostanzialmente assovendo la maggior parte degli imputati. Naturalmente la decisione favorevole alla maggior parte dei cavaioli ha craeto un forte socncerto in città, di fronte ad una attività che viene ritenita per senso comune non a orma.

Saranno comunque ora i giudici di secondo grado a decidere. Ma sicuramente l’attenzione dei cittadini sarà forte a controllare che non siano abbandonati i magistrati che dovranno decidere.