CASERTA – Dinanzi una platea quasi completamente femminile s’è svolto presso il Belvedere di San Leucio il Convegno nazionale contro le pratiche di mutilazione genitale femminile praticate in 28 paesi africani ed in alcuni paesi asiatici.
Un tema, quello delle mutilazioni genitali femminili, tra le quali la più nota è quella dell’infibulazione, che non riguarda solo l’Africa, ma anche l’Europa, dove si stima siano a rischio circa 270mila donne. Ad aprire i lavori il sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti, che portando i suoi saluti all’assise ha espresso vicinanza ai temi trattati.
La vice-presidente dell’Inter-African Commitee, che coordina tutte le associazioni africane che combattono contro le pratiche della mutilazione, ha illustrato la situazione di ogni singolo paese africano, dando un quando dettagliato delle singole situazioni, dalla Nigeria dove la mutilazione genitale è vista come un’orgoglio per la donna, fino alla situazione di paesi in cui la legislazione ha da poco cominciato a tutelare i diritti delle donne, ma dove pure si tenta di aggirare questi divieti.
Il dottor Lamine Boubarak Traoré, coordinatore del progetto contro le mutilazioni genitali femminili per l’Agenzia delle Nazioni Unite ha raccontato le ragioni storiche e culturali dalle quali scaturiscono le giustificazioni alle pratiche della mutilazione genitale sulle donne, e la ritrosia a superare queste ragioni arcaiche; anche se in alcuni paesi ormai gli uomini affermano la non necessità di tale pratica, di fatto le donne sono poi discriminate nella vita sociale, “nessuno sposa una donna non mutilata”.
Alessandra Capodanno, del coordinamento nazionale Arci, che assieme all’associazione toscana Nosotras promuove il progetto Gemma sul territorio nazionale, ha fatto il punto sulla situazione delle donne immigrate in Italia, circa mille sul territorio casertano a rischio di mutilazioni genitali.
Le conclusioni dei lavori sono state affidate all’assessora alle Politiche sociali Adriana D’Amico, che ha anche inaugurato la mostra “Corpo negato, diritti del corpo”.
L’assessore ha sottolineato la necessità della “tolleranza zero” contro queste pratiche e l’attenzione che anche nei paesi europei si deve porre a questo problema che con i flussi migratori diventa un problema di tutta Europa “Esistono molte giornate internazionali dedicate alle donne” ha detto l’assessora “e questo è un buon segnale, ma dobbiamo far in modo che dopo queste giornate l’attenzione non si spenga, e che questi problemi arrivino sul tavolo dei decisori”.
