Pepsi, la Juve a un passo dal paradiso dopo aver battuto Fileni Jesi 77-70. Ora andiamo dal nemico

CASERTA – Non ce ne vogliano i puristi, ma di scrivere una cronaca dettagliata di gara due non abbiamo né la voglia né la forza. E’ stata la classica partita che ti prosciuga ogni energia mentale, che ti lascia con le tonsille in fiamme dopo due ore di urla sugli spalti. Se noi in tribuna sembravamo zombie a fine partita, non osiamo immaginare la stanchezza dei giocatori in campo, dopo una partita tiratissima, non bella esteticamente come la prima, ma forse proprio perciò ancora più affascinante. Quel che conta è che andiamo a Jesi forti di un 2-0 che non è ancora una sentenza, ma comincia a somigliarle.

NIENTE CORRETTIVI

Tutti si aspettavano qualche correttivo da parte di Capobianco per invertire la tendenza di gara uno, dove la Pepsi aveva dominato per tutto il match. I quintetti sono gli stessi, ma si capisce che l’attenzione dei mastini blu-arancio è rivolta soprattutto a Guillermo Diaz. Ma la prima svolta vera dell’incontro è il secondo fallo che toglie Frosini dal parquet dopo appena quattro minuti. Jesi è già avanti, ma a questo punto Maggioli sembra padrone dell’area, e si permette persino una bomba. Nel primo quarto il predominio sotto le plance (12 rimbalzi a 7) dei marchigiani è consolidato anche da un ottimo Farrington, mentre la Pepsi spara a salve, soprattutto con Brkic. Se i bianconeri restano aggrappati al match nonostante l’inerzia sfavorevole, lo devono al Childress delle grandi occasioni, che segna con continuità da tre, ma la sensazione è che Jesi stia in campo meglio di una Pepsi nervosa e contratta. Il 19-23 della prima sirena è sancito da un tap-in di Cantarello che smorza il tentativo di rimonta dei nostri.

IL SECONDO QUARTO

Nel secondo quarto Jesi prova a scappare, anche perché la Pepsi continua a tirar male (12 su 34 nel primo tempo) ed in più non sembra mordere in difesa. L’eroe marchigiano stavolta si chiama “Lupo” Rossini, strepitoso a tutto campo, in una giornata in cui Maestranzi ed Hoover non sembrano precisi. Le sue bombe dall’angolo lacerano la difesa casertana, e Jesi vola al +13 (26-39) a metà periodo. Tornano ad aleggiare gli incubi peggiori dei tifosi, i corsi e ricorsi storici, ma la notizia peggiore è che il vantaggio della Fileni è frutto di una prestazione nervosa e balbettante di Ghiacci e compagni. Se poi aggiungiamo i problemi di falli di Frosini prima e Brkic poi, il quadro assume tinte foschissime.

LA DIFESA E LA NEURO

E se all’inizio dell’anno qualcuno mi avesse detto che avremmo vinto una partita di finale playoffs grazie alla difesa, gli avrei mandato la neuro a casa! Invece, in una giornata in cui anche i tiri più facili non vogliono entrare, ecco tornare la Pepsi che morde, che lotta, che getta il cuore oltre l’ostacolo. Nei cinque minuti che separano dall’intervallo, Jesi segna solo tre punti, e la Pepsi arriva fino al 38-42 della sirena. Tutto sommato va di lusso, se analizziamo i primi venti minuti, in cui abbiamo fatto una gran fatica sui due lati del campo, ed abbiamo sbagliato 12 tiri da tre, quasi sempre puliti.

ENERGIA E CUORE DELLA JUVE

Ma la sensazione che la Juve abbia ancora energia e cuore, è confermata in un terzo quarto epico, in cui si segna poco, ma si lotta e si difende. Il punteggio si muove più dalla lunetta che dal campo, mentre anche Jesi comincia ad aver problemi di falli con Moss e soprattutto Maggioli. Ma intanto è ritornato Frosini, a cui viene fischiato un terzo fallo più che dubbio sul solito attore Hoover, un giocatore che non sa nemmeno cosa sia la correttezza. Frosini è però bravissimo stavolta a restare in partita, e quando c’è lui sparisce Maggioli.

IL PIVOTTONE DI JESI

Il pivottone di Jesi si ferma ai 9 punti del primo tempo, mentre Ale prende possesso dell’area con una personalità incredibile, sia in attacco che in difesa. Jesi non segna proprio più, ma il tanto agognato sorpasso sembra stregato, perché Caserta sbaglia più volte la bomba del vantaggio, che arriva solo dopo una serie di carambole dopo tiro libero, col tap-in di Brkic che fa esplodere il Palamaggiò (49-48 al 26°). Si resta in equilibrio perché Caserta pur avendo preso l’inerzia dell’incontro, non riesce a sferrare i colpi del ko, Jesi continua a litigare col canestro, e soltanto Rossini (4 su 7 dall’arco) è lucido.

Ma intanto se n’è andato un terzo periodo da defibrillatore, e la Juve è finalmente avanti (56-54). Malediciamo quei tiri facili facili che ci avrebbero permesso un vantaggio più ampio, ed ecco che nell’ultimo periodo si rivede la Juve cinica e spietata, capace di punire dalla distanza con Larranaga e Diaz (pazzesca la sua bomba da nove metri al limite dei 24” per il +10).

CAPOBIANCO INSISTE

Capobianco insiste con la zona, e la Pepsi non trova le penetrazioni vincenti, ma stavolta punisce da tre con costanza (5 su 8 nell’ultimo quarto) e quando Diaz ruba palla e parte in contropiede, sono tutti in piedi ad aspettare una schiacciata da far saltare in aria tutto, ma ci si mette il pessimo Hoover con il solito fallo in tuffo, cattivo e pericoloso, a fermare il portoricano e far correre un brivido ai tifosi. Gli arbitri inspiegabilmente non sanzionano l’antisportivo, ma ormai Jesi sembra arrendersi allo strapotere, questa volta mentale, della Pepsi.

GLI ULTIMI MINUTI

Negli ultimi minuti la Juve gestisce il vantaggio con prudenza, mentre i canti dei tifosi si fanno sempre più alti, e corrono brividi sulla schiena di ognuno di noi. Finisce 77-70, con la consapevolezza di aver fatto un passo forse decisivo verso un sogno che solo scaramanzia e pudore non ci permettono ancora di nominare. E ancora una volta la Juve vince per aver alternato vari protagonisti durante la gara; il Childress delle 5 bombe che ci ha tenuti a galla, il Diaz funambolo che ha segnato canestri di rara bellezza in momenti importanti, il Frosini che nella ripresa ha spazzato via Maggioli, il Larranaga esecutore dell’assolo finale.

A UN PASSO DAL PARADISO

Stanchi ma contenti, in campo e sugli spalti, con negli occhi la felicità di chi si sente ad un solo passo dal paradiso. Abbiamo tre match point, ma in tribuna ci si dava appuntamento al prossimo anno, stessa fila stesso posto.