Maddaloni, Vigliotti e Petrella per un invito ad abbassare il lusso e ad aumentare la carità

MADDALONI (Caserta) –  In questi giorni il prof. Michele Vigliotti, Rettore del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni si è fatto portavoce di una lettera di Carlo Petrella.

Il tutto tiene anche conto di alcune dichiarazioni di mons. Galantino, il quale, a dire di Vigliotti, si “fa il paladino dall’alto dei soldi di preti e dell’otto per mille”. In effetti, Vigliotti, fa propria, la lettera che gli ha fatto pervenire Carlo Petrella, che è animatore della comunità terapeutica “La locanda del Gigante”, che non è assistita dallo Stato e che lo stesso Petrella ha impiantato su una Masseria della sua famiglia tra Maddaloni ed Acerra.

“Io vendo con orgoglio i carciofi le patate le zucche di Carlo tra i miei docenti e i miei studenti – riferisce Vigliotti, aggiungendo – i preti, in maggioranza, gli hanno detto”no”…e poi si permettono di fare i moralisti?”.

Il suo pensiero così continua: “anche don Riboldi quando ci ospitò,durante una Assemblea dell’Azione Cattolica, nella loro casa generalizia a Roma, si vergognò del lusso eccessivo…e Carlo non ha soldi per i suoi “ragazzi scassati””.

Ecco la lettera di Petrella:

Cari Sacerdoti,

so di essere invadente, ma è troppa la voglia di parlarvi.

In questi anni tra dolori, sconfitte, paure ho tirato avanti con La Locanda del Gigante.

Un avventura impossibile.

Avevo un sogno.

Volevo realizzare una giostra solidale intorno a questo luogo.

Tante mani!

Un girotondo!

Sono facile ai sogni.

La realtà mi ridimensiona e torno “a terra”.

Ma non mi arrendo.

Ho la certezza che La Locanda è uno straordinario giocattolo terapeutico.

Le comunità terapeutiche, soprattutto quelle grandi, sono un reato.

Sono strutture da distruggere e subito.

Ma sono di moda. E non c’è niente da fare.

Dovranno passare molti anni per accorgersi della loro inutilità e stupidità.

I drogati hanno bisogno di piccole strutture, capillari, diffuse sul territorio.

Piccole oasi umane disperse nella città.

Cari sacerdoti non voglio farvi nessuna predica su come curare i drogati.

Sono solo interessato a parlarvi della mia Locanda.

Senza il Vostro aiuto la mia casa muore.

Senza la solidarietà La Locanda è senza respiro.

E la solidarietà abita soprattutto a casa vostra.

È un frutto del vostro albero.

È il segno concreto della vostra fede.

La Locanda ha bisogno di voi.

In questi anni ho parlato di ponti.

Vi ho chiesto di costruire ponti tra le vostre chiese e la mia trincea.

Vi ho chiesto di fare alleanza.

Le patate, i carciofi, le zucche sono solo pretesti, momenti per costruire legami.

Qualche cattivo personaggio che pure conta tra voi, si ribella al grido: “Noi siamo preti, non fruttivendoli”.

Io mi addoloro.

Penso al falegname di Nazareth.

Quel Gesù Cristo non era Dio?

Per trenta anni fece il falegname in una bottega!

Cari sacerdoti, io vi chiedo di adoperarvi per inventare segni nuovi della fede.

L’umanità oggi ha bisogno di segni.

Non bastano più il battesimo, la cresima, il matrimonio.

Sono necessari altri segni.

Non abbiate paura di inventare altri segni della fede.

Molti nostri riti non parlano più.

Sono vuoti. Bisogna avere il coraggio di riempirli di contenuti nuovi.

Lo so. È necessario tanto coraggio per fare il prete oggi.

Coraggio ed eroismo.

Ma  o siete coraggiosi ed eroici, oppure siete condannati alla inutilità.

Cari sacerdoti. La Locanda è un segno di fede.

Datemi una mano per non farla morire.

Aiutatemi a costruire la giostra.

Carlo Petrella

Certamente le esperienze personali, e “personaggi”, per quanto sporadici, del mondo ecclesiale possono “dare l’impressione” della chiusura a certe iniziative da valorizzare e sostenere come quella di Petrella. Ebbene, l’auspicio e che tutti, la comunità ecclesiale per prima, sia sempre vicina e sostenga opere meritorie di una sana e fondamentale carità cristiana.