SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) – Prime richieste di condanna nella requisitoria con rito abbreviato per l’inchiesta Olimpo della Guardia di Finanza, che nel 2004 permise di bloccare lo scempio della coltivazione forsennata e senza controllo dei Monti Tifatini a Caserta, che ha distrutto intere montagne senza alcun rispetto per la salute dei cittadini e delle leggi oltre che del microclima di Caserta.
L’inchiesta, relativa allo scandalo sulle cave «rosicchiate», ebbe scalpore a livello nazionale. Le condanne sono state chieste ieri, durante la requisitoria davanti al gup Antonio Pepe del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dal procuratore aggiunto Paolo Albano e dal sostituto procuratore Donato Ceglie.
Tra i destinatari delle richieste di pena, il «re delle cave» Luigi Luserta per il quale sono stati chiesti 10 anni di reclusione. Stessa richiesta di pena di 10 anni per Nicola Iuliano, ritenuto gestore di fatto della ditta «Iuliano Srl»; Vincenzo Casella, perito tecnico delle cave e Giovanni Albanese, funzionario del Genio Civile.
Pena più pesante, ben dodici anni, invece, sono stati chiesti per Salvatore Ribattezzato, ingegnere e direttore tecnico delle cave sequestrate; e 6 anni per Diego Cicotti, socio di maggioranza della cava «Fran.ca» di San Michele.
Chiesti infine 3 anni e 8 mesi per l’avvocato Demetrio Fenucciu (per il quale è stata avanzata richiesta di assoluzione di disastro ambientale).
Le parti civili, ministero dell’Ambiente, Wwf e Regione Campania, hanno chiesto un risarcimento per svariate decine di milioni di euro. Solo la Regione Campania ha chiesto 35 milioni di euro.
Lo scandalo delle montagne scomparse tra Caserta e Maddaloni, secondo l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stato favorito anche «dall’assenza degli Enti competenti a esprimere pareri, a rilasciare autorizzazioni e nulla osta. Enti che talvolta hanno anche espresso pareri contraddittori fra loro». Lo affermano i periti dell’inchiesta riferendosi al Comune e alla Provincia di Caserta, all’Ispettorato Dipartimentale Foreste, al Servizio Tecnico Provinciale Forestale, alla Soprintendenza per i Beni Ambientali che esprime pareri negativi al prosieguo delle coltivazioni riconoscendo le zone di «raro valore estetico tradizionale» ma che non fa seguire a tali pareri «alcuna procedura o provvedimento volto ad ottenere il vincolo dell’intera area».
Ma le richieste di condanna dell’altro giorno non esauriscono tutti gli imputati della inchiesta Olimpo, ma solo quelli che hanno chiesto il rito abbreviato. Per gli altri imputati con il rito ordinario è stato chiesto il rinvio a giudizio, e cioè: Manlio Fortunato, allora responsabile Genio Civile di Caserta; Anna Angela Maria Cioppa, avvocato del Genio Civile; e Sebastiano D’Agostino, gestore della cava D’Agostino.
Ora la speranza dei cittadini casertani è che la sentenza arrivi quanto prima per accertare definitivamente le responsabilità ed evitare che i responsabili di un vero scempio ambientalie e di danni irreparabili alla salute la possano passare franca.
