Caserta, arrestati 2 ricchi imprenditori uomini di paglia del clan Belforte nel settore rifiuti

MARCIANISE (Caserta) – In data odierna è stato eseguito il fermo di due importanti esponenti dell’organizzazione camorristica denominata clan BELFORTE disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli:

BUTTONE Giuseppe, nato a Marcianise il 09.05.1961, che è anche cognato, tramite la sorella, del capo storico del clan dei Belforte, Domenico;

DI GIOVANNI Pasquale nato in Inghilterra il 30.09.1958.

Tale provvedimento restrittivo rappresenta un ulteriore sviluppo investigativo di una vasta inchiesta condotta dalla DDA di Napoli ed avente ad oggetto le infiltrazioni da parte delle organizzazioni della camorra della provincia di Caserta operanti nella Provincia di Caserta nel settore della gestione dei rifiuti.

Le indagini

Le indagini hanno consentito di dimostrare che, anche il settore della gestione dei rifiuti, in quanto particolarmente lucroso, è del tutto controllato dalla criminalità organizzata.

Deve ricordarsi che, nell’ambito del medesimo procedimento, sono state già disposte:

misure cautelari personali a carico di BELFORTE Camillo (figlio del capoclan BELFORTE Domenico) ed altri sodali del clan BELFORTE per reati concernenti la formazione di falsi certificati medici emessi a favore di esponenti dello stesso clan per consentire loro di fruire di misure cautelari meno afflitive rispetto a quella carceraria;

arresto in flagranza di due estorsori e fermo dei tre mandanti (cd operazione “Pizzo sul pizzo”) appartenenti di spicco del clan BELFORTE per fatti estorsivi posti in essere ai danni di imprenditori operanti nel settore dei rifiuti.

L’operazione Scacco al Re

L’operazione eseguita in data odierna concerne il fermo di BUTTONE Giuseppe e DI GIOVANNI Pasquale.

Gli stessi sono inseriti, da molti anni, nel settore della gestione dei rifiuti, ponendosi – apparentemente – quali imprenditori di particolare successo nel ramo, assumendo una posizione monopolistica nel settore dell’intermediazione e del recupero dei rifiuti.

E’ per questo che l’operazione è stata denominata “SCACCO AL RE”.

Le investigazioni – condotte con estrema professionalità ed abnegazione da personale della Guardia di Finanza di Marcianise e dai Carabinieri del NOE di Roma e di Caserta che hanno operato in perfetta sinergia operativa – hanno consentito di disvelare la vera natura del “successo” imprenditoriale dei predetti.

BUTTONE Giuseppe e DI GIOVANNI Pasquale, infatti, erano la longa manus del clan BELFORTE attraverso la società Sem (Società ecologica meridionale) soprattutto, e, pertanto, proprio e solo in considerazione dell’appartenenza alla suddetta organizzazione camorristica.

L’attività investigativa dimostra che le organizzazioni camorristiche (e, nel caso di specie, il clan BELFORTE operante nella zona di Marcianise) controllano anche questo settore della vita imprenditoriale mediante due diverse tecniche tra loro complementari:

• da un lato, con la cointeressenza e/o il controllo di imprese operanti nel suddetto settore, di modo che tali società diventano vero e proprio braccio imprenditoriale ed economica del clan;

• dall’altro, con il “taglieggiamento” estorsivo delle aziende non collegate al clan.

Il trucco

Il “taglieggiamento” viene realizzato, a sua volta, in due modi:

– in primo luogo, con la classica imposizione della “tangente” estorsiva richiesta (da e per il clan) agli imprenditori allorquando essi iniziano un’attività imprenditoriale nella area controllata da una determinata organizzazione camorristica per il solo fatto di operare in quella zona;

– in secondo luogo, imponendo all’imprenditore di svolgere una determinata attività imprenditoriale formalmente congiuntamente alle imprese controllate dal clan; in questo modo le aziende “taglieggiate” finiscono per assumere ruolo di società “serventi” agli scopi imprenditoriali delle aziende direttamente e/o indirettamente gestite dal clan (si pensi all’imposizione dei lavori di trasporto rifiuti allorquando le aziende del clan risultano prive delle indispensabili “iscrizioni”) al fine di consentire a tali aziende di operare proficuamente nel settore.

Le società

I due “imprenditori” sono titolari di diverse società – tutte operanti nel settore dei rifiuti ed anche le vicende per cui è stato disposto il fermo riguardano fatti estorsivi operati ai danni di soggetti operanti nel medesimo settore.

Il collegamento dei due fermati con il clan BELFORTE si è dimostrato essere strettissimo:

– sono state acquisite le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia che li pongono a livello centrale nell’ambito dell’organigramma del clan BELFORTE,

– essi si sono “presentati” agli imprenditori estorti a nome della “famiglia” BELFORTE;

– alcune estorsioni sono state addirittura realizzate in concorso con il capoclan BELFORTE Salvatore.

Gli episodi

Tra gli episodi, spicca quello della tangente estorsiva pagata dall’imprenditore direttamente nelle mani di BELFORTE Salvatore.

Quest’ultimo ha incassato la somma di danaro dal suddetto imprenditore che, dapprima, era stato avvicinato da BUTTONE Giuseppe e da DI GIOVANNI Pasquale e, successivamente, condotto, a ridosso delle festività natalizie, al cospetto del capoclan, presso la sua abitazione, per versargli venti milioni di lire, richiesti a titolo di estorsione.

Deve essere sottolineato che le richieste estorsive trovano ragione giustificatrice nel controllo “territoriale” del clan anche nel settore della gestione dei rifiuti.

Gli imprenditori

Infatti gli imprenditori operanti in quest’ambito, non appena sono in procinto di iniziare le attività di smaltimento/recupero di rifiuti, vengono contattati dagli emissari del clan (nel caso di specie del clan BELFORTE operante nella zona di Marcianise e Caserta) e costretti a corrispondere tangenti estorsive per il solo fatto di avere intrapreso un’attività in quella zona.

E’ significativo, inoltre, che l’estorsione sia stata scoperta non solo in forza delle dichiarazioni delle parti lese, ma anche grazie ad una complessa e delicata attività di intercettazione ambientale.

Gli attuali risultati si pongono quali ulteriori step investigati in linea di continuità con le pregresse operazioni:

v “RE MIDA” nel corso della quale, in data 24.11.2003, vennero tratti in arresto, per estorsione aggravata dall’art. 7 della legge 203/91, nr. 7 elementi di spicco del clan dei “casalesi”, tra i quali VENOSA Luigi alias “Gigino u’ cucchier”. Lo stesso è già stato condannato, in primo grado, a 12 anni di reclusione. Sentenza confermata poi in Appello;

v “ULTIMO ATTO” che portò, in data 24.01.06, all’emissione di venti ordinanze di custodia cautelare per traffico illecito organizzato di rifiuti e disastro ambientale – anche a carico dello stesso BUTTONE Giuseppe – ed al sequestro di numerosi impianti in tutta Italia.

Al dibattimento in corso è stata contestata nei confronti di BUTTONE Giuseppe e degli imputati PELLINI l’aggravante della finalità dell’agevolazione del clan BELFORTE.

v “PRONTO SOCCORSO” nel corso della quale vennero tratte in arresto, in data 07.05.2007, nr. 4 persone del clan BELFORTE. Nel caso di specie spiccava la figura di BELFORTE Camillo, figlio di Domenico capo indiscusso, questi, dell’omonimo clan camorristico;

v “ECOBOSS” che in data 25.02.2008 portò all’arresto, per traffico illecito di rifiuti, il capo clan MARANO Giorgio di Aversa.

Il commento di Legambiente

“L’operazione di oggi è la ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno – spiega Michele Buonomo, presidente regionale di legambiente – che il settore rifiuti rappresenta ormai il core business della criminalità organizzata in provincia di caserta e non solo. Un affare gesttito da una vera e propria holding con un proprio consiglio d’ammnistrazione, rappresnetanti e comitato scientifico. Un azienda criminale che fattura oltre 600 milioni di euro all’anno. A pagare le conseguenze l’economia sana, i cittadini e l’ambiente.”.

La scarcerazione

Sabato 5 dicembre i due imprenditori sono statai scarcerati dal Gip. L’accusa non ha retto al primo controllo di legalità imposto dal Gip. Ora non si sa come procederà la Dda. Nei prossimi giorni i futuri aggiornamenti.