CASERTA – E’ approdato da qualche mese all’ombra della Reggia, ma la sua professionalità , classe e dedizione alla causa lo hanno già reso uno dei beniamini della tifoseria. Parliamo di Fabio di Bella, ventinovenne play natio di Pavia. Certamente uno dei cestisti più importanti d’Italia, ha cominciato all’età di 5 anni.
“Ho iniziato a giocare a basket da bambino, a cinque anni ero già con il pallone in mano. Appena ho iniziato a fare minibasket ho subito praticato questo sport assieme a tanti altri: pallavolo, scherma, nuoto, poi la pallacanestro mi ha accompagnato fino ad adesso, insomma, ho sempre amato questo sport.”
A 22 ha giocato il suo primo campionato da professionista, nel 2006 è stato convocato ai mondiali in Giappone dove affrontò il Dream Team statunitense. “Uno dei ricordi più belli, una squadra fantastica, con dei giocatori che sono negli album delle figurine di mezzo mondo”.
Oggi è giunto a salvare le sorti della Juve Caserta in un campionato difficile, causa la squalifica di due squadre e la normale retrocessione di altre due a fine campionato. Ha raccontato all’Eco di Caserta la sua esperienza con la Virtus, in nazionale e gli obiettivi attuali della formazione bianconera.
Con quali squadre hai cominciato?
Ho fatto le giovanili a Pavia, fino all’età di 16 anni poi mi sono trasferito a Siziano, un paese vicino a Pavia dove c’era la serie D, e così a 18 anni ho fatto al serie D, a 19 la C2 a 20 la C1, a 21 la B1 con Pavia. Lì abbiamo vinto il campionato e siamo andati in A2 con Pavia. E quindi è iniziata la mia vita da professionista. Da lì, a 22 anni, ho fatto il mio primo campionato da professionista in seria A2 con Pavia la mia città , e poi sono andato a Biella 3 anni, poi mi ha chiamato la Virtus Bologna, ho fatto 2 anni e mezzo lì; poi sono stato all’Armani Jeans e ora eccomi qui a Caserta.
La Virtus Bologna è un grande Club, mi racconti la tua esperienza lì? Quanto è stata importante per te e per la tua crescita professionale?
Sì, sicuramente è stata molto importante, la Virtus Bologna è un Club storico! Un Club che era tornato in serie A, perché come la Juve Caserta era stata penalizzata, era scomparsa e ci è voluto qualche anno per riportarla in serie A e ai massimi vertici. Io sono stato chiamato per rigenerare questa Virtus, per riaprire un ciclo nuovo e chiaramente la magia era sempre quella, il pubblico era sempre quello: Palamalaguti, 8 mila persone, sempre a vedere le partite, in una città che vive di pallacanestro, sapendo che ci sono due squadre importanti, Fortitudo e Virtus nella stessa città e la Virtus dopo gli anni in cui poi è passata in A2 e ancora prima scomparsa, sognava di rivivere un nuovo derby e ha avuto l’onore di poterlo rigiocare, poi il secondo anno addirittura siamo arrivati in finale scudetto.
E l’esperienza in nazionale? Cosa hai pensato quando ti hanno convocato?
In nazionale sono arrivato con il mio primo anno in Virtus, ho partecipato al primo raduno a maggio, per tre mesi ininterrotti sono stato con la Nazionale, per poi riuscire ad arrivare all’evento, ovvero al Mondiale in Giappone.
Come è stato gareggiare in Giappone?
E’ stata la mia prima esperienza internazionale a tutti gli effetti è stato magnifico, l’ho cercata, l’ho voluta l’ho giocata bene e sicuramente farà parte per sempre del mio bagaglio, del mio ricordo. Poi, l’anno successivo, sono stato chiamato per gli europei di Spagna, non sono andati tanto bene, infatti, non ci siamo qualificati per l’evento successivo che sarebbero state le olimpiadi di quest’anno.
Quali pensi siano le caratteristiche oltre quelle fisiche, per diventare un buon playmaker?
Sicuramente è un ruolo particolare, nel senso che difficilmente si può diventare un buon playmaker a 20 anni. Comunque devi sia riuscire a gestire una squadra, capire le situazioni in campo e comprendere al volo di cosa i compagni hanno bisogno. Sicuramente ci vuole intelligenza, conoscenza della pallacanestro, riuscire a reggere determinate situazioni. Non solo per questo il playmaker sarebbe l’allenatore in campo, quindi deve esserci massima fiducia da parte del coach e rispetto da parte dei compagni che si ottiene coi risultati, la determinazione e la serietà .
Cosa è per te la pallacanestro?
Per me è diventata la vita, non è solo un lavoro è una passione, sono fortunato è quello che mi piace fare e che mi dà soddisfazioni. Amo questo sport e l’ho amato da quando avevo 5 anni e lo gioco da allora.
Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto?
Sicuramente i derby giocati a Bologna con un’atmosfera mai vista prima con la Virtus Bologna e poi la partita contro gli Stati Uniti in Giappone. Una squadra fantastica con dei giocatori che sono negli album delle figurine di mezzo mondo.
E ora a Caserta come ti trovi? Come è stato lasciare la Virtus?
A Caserta mi trovo benissimo, la Juve è una società che potrebbe mettersi nella stessa situazione della Virtus tre anni fa, cioè tornare nel grande Basket. La stessa Virtus mancò dal grande gior per diversi anni, lo stesso è avvenuto, anchese per un periodo più lungo per Caserta. Ora noi abbiamo bisogno di crescere e di riposizionarci sui livelli che più competono alla storia del club. Sono stati ingaggiati giocatori di esperienza come me, Michelori e altri, quindi sono assolutamente contento della scelta fatta.
Quale è stata la partita più difficile, più sofferta?
La partita più sofferta è stata sempre quella di un derby, ma è stata anche la più emozionante e la più bella. E’ quella che ho giocato con un ernia al disco e appena dopo la partita sono andato a farmi operare. Vincemmo, giocai bene, ma ero sotto cortisone epidurale, è stata dura.
L’avversario che temi di più?
L’avversario potrei dire Siena. In toto è quella che da due anni a questa parte ha consolidato il suo primato, è una società che ha fondato le basi per un futuro importante. Una squadra formata da giocatori importanti, un ambiente in cui si lavora seriamente, una città ambiziosa.
Quale pensi sia lo spirito più adatto per affrontare le partite più difficili? Come ti prepari ogni volta?
A livello di squadra ci prepariamo allenandoci sui loro giochi, guardando i giocatori. A livello individuale cerco di recuperare le massime energie spese durante gli allenamenti, la massima concentrazione e punto a capire esattamente prima di giocare cosa poter fare.
Progetti per questa stagione e per il futuro?
L’obiettivo della Juve è la salvezza. Quest’anno poi sono state squalificate due squadre ma il numero delle retrocessioni è rimasto invariato, quindi diventa ancora più difficile e l’obiettivo della Juve è la permanenza nel massimo campionato di palalcanestro in quetso nostro primo e poi migliorare negli campionati successivi.
