Un senso di pace

 

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Un senso di pace.

 16 unsensodipace 13.04.2014 

 

                Ha una strana ironia lo scoprire che in una terra tanto martoriata, come quella palestinese, dove due popoli – arabi palestnesi ed ebrei – vivono, da sempre, una condizione si pace in bilico su un sottile filo di seta, il saluto che si rivolge, tanto ad un amico quanto ad un nuovo arrivato, sia molto simile per tutti. Salam (سلام) per gli arabi e shalom (שָׁלוֹם) per gli ebrei. Un saluto speciale, a dire il vero, diverso da tutti gli altri modi di salutare del mondo: «che sia con te la pace».

                Sia salam che shalom hanno una stessa radice protosemitica, «s-l-m», che vuol dire «salvezza, salute, pace». Alla stessa radice si rifà un’altra parola ebraica, shemà (יִשְׂרָאֵל), che ha un significato imperativo ben preciso: «ascolta». La pace, la salvezza, in quelle culture dal substrato semitico, mettono in conto l’ascolto, il silenzio.

Anche per noi, a ben pensarci, nel silenzio c’è la pace. Quando vogliamo far zittire qualcuno, siamo soliti mettere il dito indice davanti alle nostre labbra e pronunciare un lungo «shhht». Onomatopeicamente parlando, quel suono deriva, ancora una volta, da shemà. Chi sta zitto, quindi, ascolta. E chi ascolta comprende, capisce le posizioni. Chi ascolta non pretendere di eliminare ogni confronto e conflitto del mondo. Piuttosto, punta a trasformarlo, a gestirlo, a condurlo verso la via del dialogo. E lo fa senza pretendere di sopraelevarsi, senza volontà di dominare, ancora una volta, il confronto.

Ogni giorno ha la sua frenesia. I suoi momenti di fretta, di caos, di perenne impegno nel lavoro, nello studio, nella cura del nostro piccolo mondo. E la frenesia, molto spesso, ci porta a scontrarci. Ogni giorno ha in sé, allo stesso tempo, una sua quotidianità fatta di pace, un complesso di gesti e attenzioni e pensieri che rivolgiamo a tutti coloro che ci sono cari, che amiamo con tutti noi stessi, siano essi i nostri familiari o amici o l’amore della nostra vita. È l’insieme dei gesti d’amore. E in questi genti, in questa componente giornaliera, non possiamo non ritrovare la declinazione di un vero senso di pace, di benessere del cuore, che colora, talvolta, l’intera giornata… anche se tutto è andato storto.

È un gioco di assenza e presenza, di frenesia e pace, di impegni, gesti e pensieri. La calma del cuore è una calma delle intenzioni, del bello e buono del nostro agire. Come se, inconsciamente, ci fosse la coscienza profonda del meraviglioso impegno che richiede «l’avere cura», il voler essere per qualcuno o qualcosa. Un lavoro duro, una dura responsabilità – quella di essere per, soprattutto – che, però, non può fare a meno di farci sentire migliori ogni giorno.

Non c’è posto migliore, per provare una intensa sensazione di pace, se non un abbraccio. Un abbraccio forte, caldo, tenero, sentito. Un abbraccio che ci dà quella sensazione di «casa» che non possiamo ritrovare altrove. Un abbraccio silenzioso, che non ha bisogno d’altro che non sia se stesso. Un abbraccio di quelli che si perdono nel silenzio, che sono in grado di farci perdere la coscienza del tempo. Un abbraccio scandito solo dal battito di due cuori e dal sogno che, quei battiti, possano, prima o poi, sincronizzarsi.

Proprio quell’atmosfera di calma, di pace, è la più rigenerante ed energica che possiamo ritrovare. L’abbraccio è un posto in cui ci si sente migliori, trasporta in un’atmosfera che, innegabilmente, ci fa migliori. Non a caso, un abbraccio sostiene, sostiene a vicenda due corpi che si tengono stretti, che non si lasciano scappare. Abbracciare è segno di responsabilità. Di impegno preso… almeno fino alla fine dell’abbraccio stesso.

L’amore non è uno stato idilliaco. Ci sono contrasti e riappacificazioni, fughe e ritorni anche nella stessa esperienza dell’amare. Da quel senso di cura, di responsabilità – di cui parlavo prima – nasce una situazione di scambio. Tra due amanti, nasce uno scambio di esperienze, di personalità, uno scambio di vite. L’incastro tra le due persone non è una condizione ricercare. Non si può pretendere di coincidere… ed, allora, anche l’amore è pace nel senso di dialogo, di confronto reciproco e continuo non solo tra me e te ma anche tra quelle parti di me e quelle parti di te che ci siamo scambiati. Abbracciare è un po’ mettere in ordine… appurarsi dello stato di salute non solo tuo, ma di me dentro te stessa/o.

Non siamo in grado di esprimere e offrire e comprendere la pace se non siamo predisposti a questa. Il primo luogo di cui aver cura dovrebbe essere il nostro cuore e il primo luogo in cui cercare e dare pace dovrebbe essere il nostro cuore. Se non siamo in grado di ricavare quel poco di noi che ci fa saldi, che ci rende un piccolo scoglio nel mare… allora difficilmente saremo, non solo buoni garanti, ma anche buoni cercatori di pace. Non è solo di un discorso di voler bene e volersi bene. È essere coscienti di quello che si offre… e quello che si vuole. Non posso andare in cerca di sale se ho sempre mangiato insipido.