MADDALONI (Caserta) – Tra poche ore, sabato 27 Febbraio 2016, si fa memoria del 7° anniversario della nascita al Cielo di “Cacchino”, nomignolo con il quale era conosciuto, di Pasquale Nappo. I ben noto storico “ cancelliere Nappo”, infatti, il giorno venerdì 27 febbraio 2009 lasciava questa terra. “Cacchino”, nomignolo questo che gli fu attribuito fin da piccolo, per ragione (almeno allo scrivente) non note, se ne andava fisicamente anche se il suo ricordo, e lo dimostra anche questo contributo, resta vivo.

Quando ho conosciuto Pasquale Nappo? In verità non lo ricordo credo comunque che il periodo sia quello di metà degli anni ‘90 quando iniziai a partecipare alle attività dei movimenti contro la discarica “Lo Uttaro” e problematiche ambientali, e poco dopo iniziai anche l’esperienza dell’impegno politico unitamente a quello associazionistico.
Ricordo che sicuramente avemmo occasione di frequentarci, e quindi di parlare e confrontarci, nel periodo in cui collaboravo attivamente con il Senatore Salvatore Pellegrino per le azioni contro il balzello per le bonifiche che il Consorzio del Bacino Inferiore del Volturno pretendeva dai residenti maddalonesi.
Certamente devo dire che poche persone ho conosciuto, nel percorso temporale della mia esperienza politica, che hanno particolari competenze nella fase burocratica, per le elezioni amministrative e non solo, della preparazione delle liste ed adempimenti connessi primo tra tutti raccolta ed autentica delle firme. Tra queste c’era “Cacchino”.
Non ho dunque un lungo trascorso conoscitivo del cancelliere Nappo e si potrebbe dire che la maggior parte della conoscenza che ho dello stesso è derivata dalle info biografiche resemi dalla famiglia, in particolare dal figlio Salvatore, e quelle derivanti dalle testimonianze di chi con lui ha condiviso battaglie o con cui si è confrontato nel corso del tempo.
Di Nappo ho avuto modo di scrivere in occasione del ricordo del senatore Salvatore Pellegrino allorquando ne riferirono Giosuè Bove[1] ed il figlio Salvatore[2] (si veda Maddaloni, l’ 11 si ricorda la persona, la politica e il contesto in cui ha operato Pellegrino).
Ma chi era Pasquale Nappo?[3]
“Il compagno Pasquale Nappo, fulgido esempio di comunista e di combattente per la giustizia, la democrazia e la libertà” così lo descriveva Giosuè Bove (segretario provinciale di Caserta) sul portale provinciale del P.R.C. (Partito Rifondazione Comunista) di Caserta alla notizia della sua morte[4], chiarendo che lo stesso veniva a “mancare all’affetto dei suoi cari e di tutti i comunisti”.
Pasquale Nappo nasce a Maddaloni il 14 marzo del 1937 e muore a Caserta il 27 febbraio del 2009, da Salvatore (Maddaloni 7 agosto 1897- Maddaloni 30 giugno 1976) e da Francesca Desiato (Maddaloni 15 dicembre 1902 – Caserta 8 febbraio 1983), uniti in matrimonio in Maddaloni il 7 settembre del 1922.

La sua famiglia era di umili origine con il padre Salvatore operatore guarda merci delle FF.SS. (almeno dagli anni ’50 di stanza a Maddaloni e collega di Michele Pascarella papà del futuro Senatore della Repubblica nonché Sottosegretario dott. Gaetano Pascarella) e la mamma casalinga. Pasquale fu il sesto di otto figli. Solo lui e la Gaetana ebbero ad avere un completo percorso di studi. Pasquale frequenterà il Liceo Classico “Giordano Bruno” di Maddaloni, essendo preside Gaspare Caliendo[5] e suo vice Franco Vittorio Gebbia, e poi proseguì gli studi universitari giungendo a laurearsi in Giurisprudenza nel mese di dicembre del 1965 alla Storica Università “Federico II°” di Napoli.


Volendo completare le info familiari, va detto che, Pasquale si sposerà nella chiesa della SS. Annunziata di Maddaloni, il giorno 5 febbraio del 1966, con Maddalena Picozzi (nata e residente a Maddaloni dal 7 agosto 1939), casalinga.





Dalla loro unione nasceranno tre figli, Salvatore (Maddaloni 5 dicembre 1966), Carlo (Maddaloni 29 luglio 1968) e Giuseppe (Maddaloni 13 aprile 1972). Va sottolineato come Pasquale Nappo per quanto di ispirazione comunista, come del resto lo era il padre, era un fervente cattolico. Del resto, diverse testimonianze ricordano la frequentazione nel tempo della chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire sita nel quartiere in cui è cresciuto, mentre negli ultimi anni l’assidua frequentazione della comunità parrocchiale di Santa Maria Madre della Chiesa[6] in via Padre Pio, quartiere di via Napoli. Ciò era dovuto dal fatto che da tempo abitava in via Matilde Serao al civico 34.


Professionalmente si inserirà presto nel mondo del Lavoro ed infatti, negli anni 1963 – 1965, ancora studente in Legge, entra già come direttore amministrativo nel campo profughi di Capua, organismo che faceva capo all’ONU meglio conosciuto UNHCR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. In effetti, ci troviamo nel periodo in cui vi è l’esodo di migliaia di profughi, provenienti per lo più dalle regioni balcaniche e slave, dove allora governava Tito.
Questa esperienza sarà un fiore all’occhiello nel suo curriculum. Anche se già sul finire del 1965, giovane laureando, vince il Concorso Nazionale per le Cancellerie Giudiziarie.

Qui ha avuto modo di cambiare diverse sedi, la sua prima assegnazione fu quella della dirigenza della cancelleria civile del Tribunale di Lecco, dove si tratterrà dal 1966 fino al 1972 per essere trasferito al Tribunale di Benevento dove dirige fino al 1980 la Cancelleria Penale.
Con il nuovo decennio lo troviamo, trasferito per ragioni di salute della giovane moglie, alla Pretura di Cerreto Sannita (BN) dove rimane fino al 1990. Dopo dieci anni ottiene finalmente il trasferimento alla Pretura di Maddaloni (CE), dove rimarrà anche dopo la soppressione, per legge, delle Preture circondariali, diventando Uffici del Giudice di Pace. In questa sede rimarrà fino a quando anche questi ultimi verranno soppressi, per essere trasferito a dirigere importanti uffici del Tribunale di Napoli, Campione Penale, Archivio Generale del Tribunale, Direzione Generale per la Gestione e Manutenzione degli Edifici Giudiziari di Napoli dove assume l’incarico di Direttore amministrativo. Nel periodo finale della sua attività professionale avrà come ultima assegnazione, prima della pensione raggiunta per limiti di età nel 2003, è la dirigenza della cancelleria della I° Sezione Lavoro sempre del Tribunale di Napoli.
Per Pasquale Nappo il lavoro ha sempre rappresentato una parte importante della sua vita, ha sempre riservato agli utenti degli uffici ed al personale togato e non degli uffici un rispetto ed una attenzione massima, ancora oggi è vivo il ricordo nei suoi diversi collaboratori che ancora sono in servizio negli uffici giudiziari del circondario.
Visto l’aspetto professionale di Pasquale Nappo va sottolineato quello di impegno sociale[7] ed a tal riguardo vengono in soccorso due testimonianze, quella di Vincenzo Santangelo e quella di Carlo Scalera.
Inizio con quella di Santangelo (che ha lasciato la terra maddalonese per la Sardegna da oltre un quarantennio), il quale l’impegno sociale di Pasquale Nappo riferisce di non avere ricordi diretti ma ne conosce la figura attraverso i ricordi della madre “bracciante agricola iscritta alla CGIL di Cacianiello (al secolo Angelo D’Aiello). Negli anni 50/60, anni molti duri e difficili, mia mamma mi raccontava che nelle manifestazioni bracciantili, presso la Prefettura di Caserta, per il riconoscimento dei contributi agricoli unificati (contributi figurativi) e delle indennità post-parto, sia Cacianiello che Pasquale Nappo (mia mamma lo conosceva come Cacchino e non so perché fosse noto così) erano degli ottimi organizzatori nella preparazione delle predette manifestazioni di lotta sindacale.
Le manifestazioni, su consiglio di Cacianiello e di Cacchino forti di esperienze precedenti, si aprivano con le donne schierate nelle prime file onde evitare le manganellate dei celerini.
Per il disbrigo delle pratiche burocratiche inerenti i braccianti molto attivo e puntuale era Cacianiello, sempre presente al mattino nelle sede di corso Umberto vicino o cinem’ i miezz”.
In effetti, come si ricorderà sulla stampa locale nei giorni successivi al decesso, il ricordo circa l’impegno per la comunità impegnata nel mondo agricolo e la tutela dei lavoratori di tale settore fu uno dei cavalli di battaglia, scevro da interessi ma svolto con convinzione di tutela delle persone, di Pasquale Nappo.
Carlo Scalera, invece, ci offre un contributo con una duplice informazione.
La prima è che Pasquale Nappo è stato ai suoi microfoni, cioè quelli di Radio Maddaloni International per parlare delle problematiche cittadine ed in particolare delle elezioni amministrative negli anni ’80, soprattutto nel periodo era componente del consiglio comunale.
Più recente è il secondo ricordo, siamo agli anni inizio del ‘2000, in cui Pasquale Nappo era Cancelliere e Carlo Scalera segretario degli inquilini della Cisl. In quel periodo erano frequenti problematiche di situazione degli sfratti. Per far fronte a situazioni particolari e casi problematici Nappo, riferisce Scalera, aveva cura di dare i giusti consigli, anche agli altri sindacati, così da creare le condizioni, e le battaglie sindacali collettive, per evitare lo sfratto dove era necessario.
Circa l’impegno politico, va detto che Pasquale è stato impegnato appena raggiunta la maggiore età. Testimonia il suo impegno politico-aministrativo; appena ventenne negli anni 1956-1957, l’iscrizione al Partito Comunista Italiano, P.C.I., che sarà sempre l’unico partito, fino al 1989 quando lo lascerà non accenttando di entrare nella “cosa” occhettiana proposta alla Bolognina nel 1989, la cosa poi prese il nome di PDS.
Pasquale Nappo lo troviamo nel 1991 fu tra i fondatori nazionali, al teatro Brancaccio di Roma, del Partito della Rifondazione Comunista, dove milita fino al 2006 (anno in cui termina anche il suo mandato amministrativo nel Consiglio Comunale di Maddaloni), lasciando poi la politica per l’età ma soprattutto poiché voleva fortemente un ricambio generazionale.
Volendo riferirci alla vita politica per Pasquale Nappo va detta che questa è stata molto intensa, è stata vissuta con passione verace, ciò al punto tale da tralasciare, per la dedizione alla politica, anche gli affetti più cari.
Politicamente Pasquale Nappo si è sempre distinto per il suo attaccamento ai valori marxisti ed al suo amore per la libertà, giustizia ed equità, il suo mèntore politico fu sempre Pietro Ingrao che ha sempre ammirato e seguito, possiamo dire che Pasquale nasce ingraiano e muore ingraiano, severo osservatore della disciplina di partito, che ha sempre seguito come il suo faro, un passionale, un combattente, sempre riconoscendo nell’avversario politico una ricchezza attraverso il confronto delle idee e delle opzioni politiche.
L’esperienza amministrativa inizierà , a metà degli anni ’70 allorquando viene eletto per la prima volta nel Consiglio Comunale di Maddaloni. Siamo negli anni ’75-’76 in cui il P.C.I. era radicato in Italia ed anche a Maddaloni, e qui nella Città delle due Torri dove esprimeva figure di alto profilo politico, tra tutti il sen. Salvatore Pellegrino, ed ancora Gaetano Pascarella, Aldo Mosca, Vittorio Colamonici, Bruno Mazzara, Alfredo Caramico e tanti altri. Parliamo di anni in cui vi fu una attività intensa dove il fervore politico era davvero alto ed il confronto con l’allora D.C. e P.S.I. era serrato ma sempre corretto e nel rispetto delle idee e delle persone.
Arriviamo agli anni ’90 dove lo troviamo candidato in occasione della competizione comunale maddalonese del 1992 dove la lista riscuote un 10,37%, lista P.R.C. e P.d.C.I. (partito dei Comunisti italiani) con quattro consiglieri eletti. In quella occasione divennero consiglieri Ventrone Alfonso (644 voti), Sforza Vincenzo (671), Nappo Pasquale (513 voti) e De Rosa Salvatore (248 voti). Va detto anche che si aggiunse in Consiglio Comunale per surroga: Mataluna Vincenzo (245 voti) che subentrò a Sforza. I voti di lista furono 2262. Più avanti lo ritroveremo candidato a sindaco ed eletto consigliere comunale di Maddaloni nel 2001.
Nel mentre va rilevato che la sua più importante candidatura è quella alle elezioni regionali del 23 aprile del 1995, dove fu capolista, sempre per il P.R.C., per la circoscrizione di Caserta dove ottiene 2.716 preferenze, il primo della lista e che per un gioco di resti non lo vide eletto al consiglio regionale, per soli 804 voti scattò il seggio di Salerno, “fu una vera amarezza”, ricorda Enrico Milani l’allora segretario provinciale del P.R.C., ma vissuta con l’orgoglio di aver guidato una lista che ottenne 37.107 pari al 9,26 % la più alta percentuale raggiunta dal P.R.C. in provincia di Caserta.

Arriviamo agli anni 2000, Pasquale Nappo ormai aveva più di 60 anni e nel 2001, le elezioni si tennero il 13 maggio 2001, gli viene proposta la candidatura a sindaco della città, Maddaloni, da una coalizione formata da I Democratici di Prodi ed il P.R.C.. Va detta che a questa candidatura giunsero i due “sherpa” dei due partiti, Giosuè Bove ed Andrea De Filippo, due grandissimi amici di Pasquale, verso i quali lo stesso ha avuto una amicizia ed un rispetto davvero immenso, e gli stessi ricambiavano questi sentimenti , ricorda il figlio Salvatore Nappo. La scelta cadde su di lui perché uomo giusto ed onesto, un uomo amante del bene pubblico e della buona amministrazione. In quella occasione per le amministrative si candidarono a sindaco il compianto Franco Lombardi (eletto sindaco al secondo turno, in ballottaggio con l’ing. Corbo), l’ing. Corbo, Salvatore Mataluna e Francesco D’Angelo. Pasquale Nappo ottenne 3.123 preferenze, pari al 13,23 %, e venne eletto consigliere comunale, carica che ricoprì fino al alla scadenza naturale della consiliatura.







L’attività amministrativa come consigliere comunale dal 2001 al 2006 lo vide impegnato come capogruppo del P.R.C. e come tale lui seguiva ed era presente a tutte le commissioni consiliari, in qualità appunto di capogruppo, ma l’attività più importante la svolse nella commissione per il regolamento e statuto e nella commissione bilancio.
In quella consiliaruta fece parte anche delle Commissione 1^ legislazione ,organizzazione e personale e della Commissione 2^ programmazione sociale e culturale, come ricorda la delibera n. 10 del 23 maggio del 2005 del Consiglio Comunale.
Nel corso del suo impegno consiliare fu un tenace e viscerale assertore della istituzione da parte dell’ente di un regolamento di esenzione e progressività dei tributi e tariffe comunali per un nucleo che lui stimava in meno di 200 unità familiari. La sua azione e battaglia la portò avanti per tutta la consiliatura ma con amarezza dovette riconoscere che purtroppo non riscontro una adesione politica alla sua proposta tale da far passare questo strumento normativo che avrebbe fatto portato anche a dar emergere, si ritiene, degli evasori che avrebbe significato una vera lotta all’evasione delle tasse e tributi comunali. Il che nell’idea di Pasquale Nappo avrebbe significato davvero aiutare chi non era nelle condizioni di pagare. Il non riuscire in questa impresa lo rammaricò. Infatti, non finì la sua ultima consiliatura, senza aver raggiunto questo obiettivo per lui importantissimo.
Pasquale Nappo è, potremmo ritenere, è stato un Uomo di Sinistra, quella “vera” degli anni ’60 e ’70, un Comunista con la c maiuscola, un servitore dello Stato, un grande lavoratore, un politico di razza, era conosciuto in tutta la provincia di Caserta, sia per il suo lavoro che per il suo impegno politico che è durato oltre 50 anni, sempre all’insegna di ascoltare i deboli, impegnarsi per gli ultimi, “fare” concretamente per il prossimo, lui cattolico e credente, negli ultimi anni della sua vita frequentava la chiesa di via Napoli, quasi tutte le sere ascoltava la messa e si intratteneva a discutere con il parroco don Valentino sui più disparati argomenti.
Pasquale Nappo è stata una Persona di Cultura.
Infatti, nel 1975 e fino al 1979 lo troviamo nel primo comitato di gestione della Biblioteca Comunale, dove il Presidente era l’assessore al ramo della Pubblica Istruzione, nel suo caso il prof. Antimo d’Alessandro, ed il segretario era il compito che svolgeva il Direttore, nel suo caso Giovanni De Caro. Circa questa esperienza giunge la testimonianza di Luca Tramontano: “dal 1975 al 1979 vi fu il primo comitato di gestione della Biblioteca Comunale di Maddaloni, che era situata negli stessi locali dove ora c’è la Cartoleria Bazar Santo in Via Amendola. Ricordo che l’Assessore alla Pubblica Istruzione era il prof. Antimo D’Alessandro ed il direttore della biblioteca era Giovanni De Caro ( persona stupenda e un grande lavoratore, e molto attivo e sempre disponibile). Ricordo con me nel Comitato di gestione vi erano Pietro Butti, Vincenzo Mario De Lucia, Giovanni Di Cerbo, Franco Vittorio Gebbia, Brigida Petrella, Plinio Salanti, Pasquale Nappo e Pietro Vuolo. Aprimmo la biblioteca ed avevamo il compito di acquistare i testi,e ricordo che ci adoperammo tanto per avvicinare i cittadini alla Biblioteca. Con dibattiti ,convegni ed altre iniziative riuscimmo ad avvicinare i giovani alla Biblioteca. Ricordo che vi era un ambiente bellissimo,le scelte erano prese sempre all’unanimità. Ed ancora ricordo che il cancelliere Nappo era tra i più assidui e partecipe di tutte le iniziative. Il tutto era fatto, ovviamente, a titolo gratuito”
Per completezza va aggiunto che nel dicembre 1977, a seguito delle dimissioni di Pietro Vuolo, viene nominata Caterina Natale nello stesso comitato di gestione.
Nappo sarà tra i pochi saggi, qualcuno ne ricorda in numero di 5 impegnato per l’istituenda “Biblioteca Comunale” poi “Istituzione della Biblioteca Comunale”, in cui credeva molto e la cui nascita lo considerava un successo e non sarebbe potuto essere diversamente visto il suo grande spessore culturale e il suo ritenere la cultura l’unico mezzo di crescita e sviluppo di un popolo. Da qui quando si dovette individuare un rappresentante per la componente del P.C.I. ad essere uno dei 5 “saggi” per la nascita di quella che oggi è l’Istituzione “Biblioteca Comunale” fu individuato lui[8].
Amore per la cultura ed amore per la politica, ha sempre vissuto la politica come servizio al cittadino, al bisognoso, agli ultimi, migliaia sono state nel corso della sua vita le consulenze gratuite in materia di diritto civile, di cui è stato un profondissimo conoscitore anche per la sua esperienza professionale e di studio, in diritto penale ed amministrativo, alle persone ed ai cittadini che invece di ricorrere agli avvocati, si recavano da Pasquale per avere un consiglio, per scrivere un ricorso, per leggere una sentenza, e lo faceva sempre gratis e seguendo l’utente fino alla risoluzione della controversia giudiziaria, una sorta di “avvocato d’ufficio dei poveri”, ricordo, commenta il figlio Salvatore, “proposi a mio padre di affittare un piccolo locale dove poter ricevere gratuitamente i cittadini abbisognevoli di avere un parere legale”, ha sempre vissuto per e con il prossimo.
Giungendo alla fine della sua esistenza terrena va detto che Pasquale Nappo muore per una emorragia cerebrale in ospedale nella notte di venerdì 27 Febbraio 2009 e lascia una moglie e 3 figli che lo ricordano sempre. Il figlio Salvatore, del padre dirà “Pasquale Nappo ha rappresentato un pezzo di storia politica, amministrativa, sociale ed umana della nostra città, la Storia la fanno i grandi Uomini e Pasquale Nappo lo è stato, per questo molti lo ricordano e lo ricorderanno”.
Dalla famiglia riceviamo e proponiamo un ricordo dei figli, all’indomani della morte, che così recita:
“Caro papà,
hai lasciato un vuoto nei nostri cuori indescrivibile, ma siamo coscienti che la forza del ricordo e l’affidamento quotidiano al Signore della tua anima e delle nostre vite ci fa andare avanti. Questa forza ci viene pensando e seguendo i tuoi insegnamenti, la tua concretezza, la tua intelligenza, il tuo esempio : è da tutto ciò che traiamo questa forza che molte volte barcolla o viene meno; il pensiero di te ci rianima, ci rinvigorisce. Eri solito dire “sia fatta la volontà del Signore”, è questo che ripetiamo spesso; solo contemplando e rispettando la volontà del Signore non si è soli. Continua a seguirci da lassù ed indicaci la retta via per realizzare, ognuno per quanto gli riguarda, il proprio progetto di vita suo e della propria famiglia. Ricorderemo la tua persona, buona, paziente, razionale, amorevole, piena di giustizia, il sentimento principe alla base delle tue azioni quotidiane; la giustizia quale simbolo di pace e serenità tra gli esseri umani, sinonimo di solidarietà e amore per gli altri; la giustizia che ha contraddistinto l’altruismo e la considerazione infinita per il tuo prossimo. Caro papà non ti dimenticheremo mai e consegneremo alle nostre preghiere la tua anima gentile, onesta e mite. Ciao papà ti vogliamo bene e te ne vorremo per sempre.
I tuoi figli Salvatore, Carlo, Giuseppe”.
Il giorno dei funerali, il 2 marzo 2009, alle ore 10, nella chiesa della SS. Annunziata i più stretti compagni della segreteria di Rifondazione Comunista hanno portato la bara fino al sagrato, in segno di rispetto per la storia che Pasquale Nappo ha rappresentato nell’ideale comunista. Un rispetto che il primo cittadino maddalonese, Michele Farina, ha voluto sancire con la partecipazione del gonfalone comunale ed il presidente del Consiglio Comunale, Ciro Izzo, con il coinvolgimento e la presenza dei consiglieri comunali tutti. Tutti i partiti hanno, in occasione dei funerali, reso omaggio a “cacchino” per quanto esso ha rappresentato e per la correttezza che lo ha sempre contraddistinto. Naturalmente non è mancato il cordoglio di alcuni esponenti nazionali e regionali, oltre che provinciali, di identità e storia comunista.
All’indomani della morte così lo ricordava il compianto giornalista Pasquale Marotta: “… Nonostante i problemi fisici Pasquale è sempre stato come il movimento nel quale credeva: tempestoso, perentorio, coltissimo e disponibile al confronto più aspro. Era simpatico anche quando si incazzava o la politica non tutelava le minoranze. […] Pasquale Nappo ha sempre ritenuto che l’autonomia di classe fosse la garanzia contro i cedimenti e le ambiguità del politicismo. Mi sia consentito, ne sentiremo la mancanza”.
Di lui disse il Segretario Generale pro tempore della CGIL di Caserta, il maddalonese Michele Colamonici: “Uomo di spessore che ha rappresentato insieme ad altri la storia della sinistra maddalonese, ma soprattutto l’onesta personale ed intellettuale”. Ed ancora l’avvocato Antonio Cerreto, politico non certamente della corrente di Nappo, ha testimoniato: “Lo ho avuto come collega consigliere e avversario politico in mia gioventù, mi ha sempre mostrato lealtà nelle azioni e nei pensieri. Da avvocato ho avuto modo di apprezzarlo anche come funzionario del Tribunale, integerrimo nel lavoro e ”obiettivo nelle decisioni”. Un altro bel ricordo è quello del carissimo compagno Vincenzo Del Giudice, che dirà: “E’ cresciuto con me nel popolare quartiere di Santa Margherita e ha militato nel Partito Comunista anche in quei difficili anni ’70. Cacchino non ha mai fatto sconti sul piano della linea politica, ma umanamente ha sempre dato un contributo di spessore all’analisi e alla discussione”.
Una testimonianza su Pasquale Nappo mi giunge ancora in questi giorni dall’avvocato Francesco d’Angelo, già sindaco di Maddaloni, il quale riferisce: “Pasquale Nappo era una persona per bene, seria ed onestà intellettuale con cui potersi tranquillamente confrontare anche se si era su posizioni politiche diverse. Persona molto corretta sia nell’esperienza politica che professionale dove lo incontravo per via della mia professione di avvocato. Per lui il debole, il bisognoso aveva sempre ragione ed era la Politica ed il politico a farsi carico di chi viveva in situazioni indigenti o potenzialmente teli e non viceversa. Egli, a prescindere, era sempre vicino ai più deboli. Persona di grande fede religiosa ed è stato motivo di insegnamento e di crescita essermi confrontato con Lui, anche in posizioni dialettiche a volte opposte e distanti, ma con la lealtà e lo spirito rivolto sempre al benessere e la crescita della nostra città che egli amava tantissimo. Ricordo tra l’altro di averlo avuto anche come collega in consiglio comunale”.

[1] Infatti, Bove, parlando della sua esperienza politica diceva:
“A Maddaloni sono stato per lungo tempo segretario di un circolo di Rifondazione Comunista tra i più importanti e vitali della provincia di Caserta, con diverse centinaia di iscritti e, almeno nella prima fase, con più consiglieri comunali del PDS. In quel periodo ebbi un rapporto molto stretto con il Senatore Pellegrino anche per il legame politico ed umano con Angelo D’Aiello, il mai dimenticato compagno Cacianiello e con Pasquale Nappo, il compagno Cacchino.
Nelle serate passate a parlare di lotte bracciantili, di scontri, di vittorie e di sconfitte, ci divertivamo, spesso, a mettere in mezzo il Senatore facendolo passare per il moderato ed il legalitario che tutto sommato era. Un uomo buono, il Senatore, ma appunto lontano dalla mia educazione sentimentale e che, però, è rimasto nel mio cuore per le stupende parole che ebbe a pronunciare in occasione del saluto a Cacianiello (parole che mi ispirarono anche un racconto) e del lungo abbraccio che avemmo quando salutammo insieme Cacchino”.


[2] Mentre così interveniva Salvatore Nappo:
“Per ragioni anagrafiche Pasquale Nappo era più giovane di Salvatore Pellegrino erano 15 gli anni differenza che li dividevano……. ricordo però che mio padre Pasquale aveva per Salvatore una grande stima e quasi una benevola venerazione verso colui che era stato, a soli 41 anni, nell’assemblea del Senato delle Repubblica e quindi lo vedeva come l’uomo che era stato un legislatore di questo paese, ricordo che avevo 22 anni, erano gli anni della “cosa occhettiana” e in quegli anni si discuteva nelle sezioni, allora c’erano le sezioni di partito, si discuteva di questa “cosa” che allora Achille Occhetto stava per dare alla luce, era serrato il dibattito nelle sezioni, allora si discuteva nei partiti, e c’erano ovviamente le dovute differenze, mio padre, nato e morto ingraiano, era molto scettico e vedeva nella “cosa occhettiana” la dissoluzione e la fine della sinistra storica di questo paese, Salvatore invece, molto più moderato, difendeva il segretario Occhetto ed affermava che si dovevano accettare le sfide del tempo e rinnovare la sinistra, appunto in un’altra “cosa”, quella cosa diventò il PDS, che uscì dal drammatico congresso della bolognina dell’89, ricordo le lacrime di Occhetto, per mio padre e pochi altri lì finì la militanza nel PCI, non entrò nel PDS, mentre Salvatore fu insieme a molti altri fondatore del PDS anche nella nostra provincia, mentre mio padre nel ‘91 fu tra i fondatori, al teatro Brancaccio di Roma, del PRC.
C’è stato sempre un grande rispetto per i compagni del PDS, ma i percorsi politici erano sempre più divergenti, la sinistra moderata che voleva andare al governo, in contrapposizione la sinistra radicale che obiettava e che voleva essere una sinistra di lotta e di classe, devo dire che a distanza di 26 anni, la sinistra ha perso le due sfide ed è quasi scomparsa, tranne che in altri paesi europei, dove vince e si fortifica, vedi Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda (n.d.r.), le differenze erano forti si partiva dall’assunto, per il PDS, che il governo era il fine, mentre per gli altri, i comunisti radicali, il governo rappresentava il mezzo “per cambiare lo stato di cose presenti” quindi un continuo richiamo al marxismo, che per i compagni del PDS era orami cosa superata, poiché si poneva di fronte la sfida politica del 3° millennio e gli arnesi della politica dovevano essere rinnovati.
[…] Ricordo che Salvatore era il punto di riferimento per centinaia di compagni e cittadini per questioni fiscali e tributarie, lui esperto fiscalista e tributarista era colui che raccoglieva le “carte” dei cittadini e dei compagni, le studiava e aveva sempre la soluzione, ho citato la mia piccola personale diatriba con l’ufficio del registro di Caserta, era così un’icona del ricorso alla commissione tributaria di primo e secondo grado.
Tra le tante battaglie contro le vessazioni tributarie tutti ricordano quella contro il balzello della tassa da versare al consorzio di bacino del basso Volturno (credo si chiamasse così, non ricordo), centinaia di milioni di lire chiesti ai cittadini dei comuni che rientravano nel bacino ma dal quale consorzio oltre a non avere servizi non era neanche legittimo l’appartenenza di molti comuni a questo consorzio, ricordo che si creò un grosso movimento di lotta contro queste cartelle, il luogo di ritrovo era il circolo della ciclistica maddalonese, Salvatore era il presidente in pectore di questo comitato di lotta di centinaia di cittadini che si sentivano vessati da questo tributo illegittimo e vessatorio, ricordo che aderirono moltissimi compagni sia del PDS che del PRC tra tutti cito, appunto Pasquale Nappo per le questioni di consulenza legale e di diritto civile e amministrativo, Aldo Mosca, Vittorio Colamonici, Alfredo Caramico, Vincenzo del Giudice e molti altri che crearono un centro nevralgico provinciale di opposizione alle cartelle del balzello del consorzio, fu per me una esperienza vera di lotta democratica e civile, una vera opposizione alla burocrazia di questo paese, è per questo che queste lotte non si dimenticheranno e gli Uomini che le animavano, lo facevano con spirito democratico, di giustizia e di solidarietà”.
[3] Il mio ringraziamento va a Salvatore Nappo per avermi fornito molte informazioni biografiche che costituiscono l’ossatura del profilo biografico di Pasquale Nappo.


[4] In quella occasione Bove informò anche che l’incontro che si sarebbe tenuto l’indomani, sabato 28 febbraio 2009, alle 20,00 a Gioia Sannitica, per il tesseramento, sarebbe stato a lui dedicato. Lo stesso 28 aprile 2009 Bove così scriveva sul portale provinciale PRC di Caserta “Ciao, Pasquale.
Oggi siamo più soli. Noi tutti siamo più soli. Io sono più solo. Te ne sei andato come al solito in punta di piedi, quasi con il timore di creare problemi. Ho solo da rimproverarti che lo hai fatto in un momento difficile, in cui avevo e avevamo bisogno del tuo rigore morale, della tua nettezza, della tua forza.
Sei stato per me più di un compagno, più di un amico. Quasi un padre: ed anche quando non eravamo d’accordo ho sempre avuto timore di contraddirti, ho sempre tenuto in grande considerazione quello che sostenevi. Non starò qui a raccontare le cento battaglie che abbiamo fatto insieme, tu che venivi dal PCI ed io dagli “extraparlamentari” e dall’autonomia operaia, tu che ti commuovevi insieme a Cacianiello quando il coro dell’armata rossa cantava l’Internazionale e io che invece ascoltavo Claudio Lolli e mi sentivo sempre in crisi. Non ci riuscirei a tuffarmi nei ricordi: non voglio perché sarebbe ancora più doloroso, aprirebbe le ferite di una vita passata a sperare in e a lottare per un mondo nuovo e costretta come piedi in scarpe strette in questo mondo. Nè mi va di usare frasi fatte o uscirmene dicendo che vivrai per sempre nei nostri cuori e nelle nostre idee. Voglio solo salutarti con un abbraccio forte, come avrei fatto incrociando per strada il tuo passo rapido e la tua figura apparentemente esile ma forte e tenace. Stasera a Gioia Sannitica ci sarà l’iniziativa per il tesseramento del tuo partito. La prima tessera la faremo a te e Lunedì te la consegnerò personalmente
Ti voglio bene.
Ciao Giosué Bove”. Il riferimento alla consegna va ai funerali che si tennero a Maddaloni il giorno lunedì 2 marzo 2009 alle ore 10,00 nella chiesa della SS. Annunziata, retta dai Padri Carmelitani Scalzi, in piazza Umberto I°.
[5] Si ringrazia il prof. Antonio Pagliaro per le indicazioni storiche relative al Liceo ed al Convitto “Giordano Bruno” di Maddaloni.
[6] Qui si ricorda anche un coinvolgimento.
[7] Da testimonianze risulta anche il suo elargire parte dello stipendio/pensione a beneficenza.
[8] In effetti, anche se i passi per la nascita della Biblioteca cittadina si perdono agli inizi degli anni ’70 solo nel novembre del 1974 fu adottato il regolamento della biblioteca che iniziò formalmente la sua attività nel gennaio del 1975, mentre il primo comitato di gestione si insediò nell’aprile del 1975. Nel corso di questo mandato con proposta del 1975 ed ristampa nel 1976 si ebbe ad avere, per la massima divulgazione, la ristampa della “Storia di Galazia Campana e di Maddaloni” di Giacinto de Sivo.
