La Casertana non molla. Dopo la vittoria con il Foggia ora punta il Crotone

CASERTA – Una vittoria che pesa, nel punteggio e soprattutto nel significato. Al “Pinto” la Casertana batte il Foggia 3-2 e interrompe una striscia negativa che stava diventando ingombrante. Dopo tre sconfitte consecutive, con una rosa ridotta all’osso da squalifiche e infortuni, i falchetti rispondono nel modo più difficile e più vero: con il cuore, con la sofferenza, con l’orgoglio.

Non è stata una gara perfetta, tutt’altro. È stata una partita sporca, nervosa, piena di episodi e di momenti da gestire. Ma è proprio in pomeriggi così che si misura il peso specifico di una squadra. E la Casertana ha dimostrato di essere viva.

Gli episodi che ridanno ossigeno

In una gara continuamente sull’equilibrio emotivo, gli episodi diventano determinanti. La Casertana ha il merito di colpire per prima e di farlo con cattiveria agonistica. Il vantaggio di Llano, nato da una palla inattiva e da una situazione confusa in area, rompe l’equilibrio e dà fiducia a una squadra che aveva bisogno soprattutto di sentirsi di nuovo pericolosa.

Il raddoppio di Oukhadda, arrivato pochi minuti dopo, sembra indirizzare la partita. La Casertana spinge, pressa, sfrutta il momento e il Foggia accusa il colpo. Ma la partita non scivola mai davvero dalla tensione: il gol di Cangiano, una conclusione dalla distanza, rimette subito tutto in discussione ma il salvataggio sulla linea del rossoblù Llano e il 3-1 annullato a Bentivegna per fuorigioco, certifica che sarà battaglia fino all’ultimo minuto di gioco.

Nella ripresa il copione si ripete. Il Foggia trova il pareggio con Nocerino e sembra avere l’inerzia. Il “Pinto” trattiene il fiato, ma la Casertana risponde come una squadra ferita ma non doma: la reazione immediata, firmata Kallon, è lo snodo del match. Un gol di fame, di tempismo, di area.
Un gol che cambia di nuovo la partita.

Sofferenza, sacrificio e spirito di gruppo

Dall’istante del 3-2 in poi, la gara diventa una prova di resistenza. La Casertana si abbassa, stringe i denti, accetta di soffrire. Non c’è gestione elegante, non c’è palleggio prolungato: c’è spirito di sacrificio, attenzione difensiva, disponibilità al lavoro sporco.

Il Foggia tiene palla, prova a spingere, ma trova davanti una squadra che “pur stanca e rimaneggiata” non arretra mentalmente. Ogni pallone diventa una battaglia, ogni contrasto un messaggio.

È una vittoria che nasce dal gruppo prima ancora che dai singoli. Da una squadra che capisce che, in certi momenti, vincere significa anche saper soffrire.

Un segnale al campionato

Questo 3-2 non cancella i problemi né le difficoltà dell’ultimo periodo, ma manda un segnale chiaro. La Casertana c’è, è viva e nonostante le assenze, nonostante la fatica, nonostante un momento che sembrava scivolare via, i falchetti reagiscono nel modo più diretto possibile: sul campo, davanti alla propria gente.

Il ritorno al quarto posto, favorito anche dalla sconfitta del Cosenza, è una conseguenza. Il vero valore di questa vittoria sta nel morale, nella fiducia ritrovata, nella sensazione di aver riallacciato il filo con la propria identità.

Il campionato resta lungo e complicato e il prossimo appuntamento è già alle porte: martedi 10 febbraio al “Pinto” arriva il Crotone. Il cammino continua.

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