PARETE (Caserta) – Lo scorso 29 agosto 2015 si è svolta la finale della 58esima edizione del Festival di Castrocaro vinta da sue casertani Dalise (Martia Teresa D’Alise) e Pietro Falco.
Dopo ave fatto conoscenza con Dalise (vedi articolo) che nei prossimi giorni sarà nuovamente ospite della nostra testata con un’altra intervista in esclusiva, oggi abbiamo incontrato Pietro Falco che con la sua vincente posizione alla kermesse ha consentito di consolidare Terra di Lavoro come Terra di Passione Musicale e non Terra dei Fuochi.

Segue l’intervista.
D: Chi è Pietro Falco?
R: Pietro Falco è un giovane cantautore, cresciuto con la passione per il blues e i cantautori italiani.
Sono un ragazzo semplice che racconta storie quasi sempre autobiografiche.
Mi piace presentarmi così come sono, senza fronzoli nè artifizi vari.
Nel mio primo album, “Gioventú suonata”, ho riassunto tutte le mie storie, le mie delusioni, le miei gioie, le mie ambizioni. Quelle di un ragazzo come tanti che coltiva la sua passione e lotta per realizzare il suo sogno.
D: Come dove nasce l’Artista?
R: Da sempre ho sentito il bisogno di raccontare, raccontarmi.
La musica, che è la mia vita, mi permette di unire la passione per la chitarra e per la scrittura.
D: Quale rapporto con il suo papa e la Musica? Pianoforte a coda o chitarra?
R: Mio padre era tutto, come ho detto in questi giorni. Mi manca sempre ed è grazie a lui se ho realizzato questo sogno.
Per quanto riguarda gli strumenti, suono entrambi, ma indubbiamente preferisco la chitarra.
Sono innamorato del blues e adoro Jimi Hendrix.
Al piano mi siedo quando mi sento più malinconico, non so perché, ma da sempre mi succede questa cosa.
D: Chi sono i Maestri o comunque le persone da ringraziare per aver consentito la competenza artistica raggiunta?
R: Indubbiamente Rino Gaetano, Bennato, Battisti, Dalla e Vasco Rossi per l’approccio alla musica e per la diversità di questi artisti rispetto agli altri.
Tutti loro hanno in comune una caratteristica che mi appartiene: l’ironia.
D: Cantautore e Musicista, qualche preferenza e perché?
R: Non posso dividere le cose.
Questo avviene solo in Italia. Quando si parla di Eric Clapton non lo si definisce un cantautore, eppure lo è. Oltre ad essere, ovviamente, un grandissimo chitarrista.
Io, da chitarrista, curo molto la musica, gli arrangiamenti, ma non riesco a dividerli dal “lavoro” di cantautore, che invece richiede solo due cose: vivere e raccontare!
D: Cosa ha rappresentato il Festival di Castrocaro e la tappa di Gabicce Mare?
R: Un’esperienza bellissima. Ho incontrato persone meravigliose con le quali ho instaurato un rapporto di amicizia. Quando si é tutti sulla stessa barca e si condividono le stesse paure, le stesse emozioni… Beh, è difficile perdersi dimenticare tutto.
Le emozioni sono benzina. Ne ho provate tante, quindi nasceranno nuove canzoni!
D: Perche la canzone “Sogni e portafogli”?
R: “Sogni e portafogli” non sempre coincidono.
Peró, può accadere che alla fine di una storia, da cui si esce con le ossa rotte, ci si trovi a fare un bilancio.
In ogni storia c’è un lato spirituale ed un lato materiale.
Nei momenti di razionalità, che prima o poi arrivano, partono i vaffanculo, perché, a saperlo, “col cavolo che avrei fatto tutto quello!”.
Non so quanto, oltre alla simpatia, arrivi il messaggio che racchiude per me l’espressione “Sposo la nonna”.
É un’affermazione che, giustamente, fa sorridere, nella quale, però, ho cercato di riassumere un pensiero, una realtà che riscontro nella vita di tutti i giorni.
Gli uomini, anche e sopratutto i guasconi, quelli sicuri, i “duri”, non cercano altro che la “sicurezza”.
Siamo pecore vestiti da leoni, si sa.
Ormai lo sappiamo noi e lo sanno anche le donne, le quali, consapevoli, sono emotivamente più forti.
Non a caso amiamo le nostre mamme, tanto che spesso veniamo definiti “mammoni”.
Guardandomi intorno, noto un certo capovolgimento dei ruoli.
Sebbene prima, nella vita di coppia, fosse l’uomo, spontaneamente o per “dovere”, secondo una certa mentalità, a dare sicurezza, ad oggi siamo noi a cercarla nelle donne.
Vorremmo che ci trattassero come le nostre mamme.
Ma nella realtà dei fatti, ormai così non è, e probabilmente é giusto, per carità!
Allora che succede…?
Succede che c’è una diversità generazionale non indifferente.
Una diversità che già le nostre mamme presentano nei confronti delle loro genitrici…
Dunque, meglio essere ironicamente drastici e “sposare” addirittura la nonna!
Cosa vuol dire? Vuol dire cercare protezione, amore incondizionato, avere la possibilità di sbagliare tranquillamente, sapendo che tanto, poi, la “nonna” ci perdona.
Vuol dire cercare la “comodità”.
Non nascondo che, considerato il contesto storico, “sposare” la nonna voglia dire assicurarsi la certezza economica (la pensione, il mantenimento), ma qui ci allarghiamo troppo!
È un brano a cui ho dato volontariamente un vestito semplice, sia per il testo che per la musica.
D: Come ha vissuto Parete, la comunità casertana in cui risiede, questa partecipazione e l’ottima posizione al Festival di Castrocaro?
R: Benissimo. Una comunità fantastica. Hanno seguito il festival dalla piazza, davanti ad un maxi schermo!
Al mio ritorno hanno organizzato una festa a sorpresa presso villa comunale del Paese.
È bello sentirsi amati. Mi danno una grande forza!

Ringraziamo l’Artista Pietro Falco per averci concesso questa intervista, ed auguriamo allo stesso di realizzare i suoi sogni artistici.
