CASERTA – La Chiesa di Sant’Antonio della Real Villa di Caserta risulta già citata tra il 1754 e il 1758 in due documenti della serie Conti e Cautele dell’Archivio di Stato di Caserta, in relazione al reverendo Antonio Mazzarella. Ma risale al 1839 la risistemazione della Chiesa e della Casa del nuovo Collegio annesso, stabilito nella città di Caserta, effettuata dalla ditta di Antonio Scaramuzzino, diretta dall’architetto del Gaiso, scelto dai Padri del Santissimo Redentore o Liguorini, che dai tempi di Francesco I di Borbone gestivano il luogo sacro. I lavori furono approvati dall’architetto della Reale Amministrazione e seguiti dal Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici.
Gli interventi prevedevano tra le altre cose la costruzione di un piano inclinato “a scarpa” per gli alberi posti di fronte alla Chiesa. Il marmolaio Giuseppe Calì fu autorizzato dal re Ferdinando II di Borbone a prelevare alcuni marmi di reale proprietà, conservati nella Cappella degli Schiavi, nel parco della Reggia, e custoditi da Antonio de Gregorio.
I prelievi, documentati tra il 1845 e il 1847, furono effettuati da Giuseppe Calì e riguardano prevalentemente pietre in alabastro cotognino e in marmo Montegargano della Real Casa. Si elencano nello specifico: 4 plinti, 22 tori, 54 balaustre di pietra di Vitulano, tre pezzi di marmo bianco per un camino, 8 pezzi di alabastro e 2 pezzi di alabastro cotognino; 7 pezzi di piperno impellicciati di alabastro cotognino; 27 pezzetti impellicciati di alabastro; 3 pezzi di Montegargano nero; 2 di marmo africano derivati da tronchi di colonna; 7 pezzi di Montegargano e 4 di Montegargano rosso; 5 pezzi di Mondragone provenienti da pilastri antichi scanalati; un pezzo di lumachella di Trapani; 1 colonna rotta di giallo antico; un pezzo derivato da un tronco di colonna di giallo antico; 3 pezzi di giallo antico; 62 strisce e 4 massetti di Mondragone… E persino il legno utilizzato per le impalcature della Sala del Trono della Reggia di Caserta, per un totale di 213 tavole!
Nel gennaio 1853 si presume che la Chiesa, realizzata su progetto dell’architetto Pietro Valente (Napoli, 1794 – 1859), allora direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, nonché autore del Cimitero di Aversa e di Villa Acton Pignatelli, fosse finita, perché il re Ferdinando II di Borbone acquistò alcune tele di giovani artisti esposte alla Biennale Borbonica, una specie di Salon parigino, per decorare gli altari della Chiesa: nel 1848, per la navata di destra, Gesù in casa di Marta e Maria di Federico Maldarelli (Napoli 1826 – 1893), allievo del Real Istituto di Belle Arti di Napoli e figlio del pittore di corte Gennaro, autore della Posa della prima pietra nella Sala del Trono della Reggia di Caserta e dell’Abdicazione di Carlo III di Spagna al figlio Ferdinando IV di Borbone, oggi nella Sala di Alessandro. Per la navata di sinistra, di fronte al quadro del Maldarelli, il re commissionò il 7 ottobre del 1850 allo stesso autore per 260 ducati un Sant’Antonio da Padova, oggi sull’altare.
Ma nel 1852 il pagamento del quadro veniva rivendicato dal padre Gennaro, in quanto il figlio risultava vincitore del Pensionato alle Belle Arti di Roma. L’istituto, che aveva sede nel Palazzo Farnese, era stato riorganizzato nel 1813 su modello dell’Accademia Francia allo scopo di istruire i suoi allievi alla cultura neoclassica a spese dello Stato e, pertanto, vietava di ricevere commissioni per tutta la durata del corso di studi. Fu forse per questa ragione che Gennaro dovette completare il quadro del figlio, che rivela un forte scarto tra la figura di Sant’Antonio e quella del fondo. Sempre Gennaro Maldarelli rivendicò la paternità di altre due tele: L’immacolata Concezione e San Giuseppe con Bambino, già collocate nella chiesa con gran gradimento dei fedeli. Le tele furono pagate in totale solo 800 ducati, perché l’architetto D’Angelo le ritenne di qualità inferiore alle pregevoli esecuzioni di Gennaro. Nel maggio 1853 il Re dispone che tre quadri conservati nel deposito della Reggia di Caserta vengano utilizzati per la Chiesa di Sant’Antonio.
Intanto il giovane Federico si preparava, dopo l’esperienza romana, a diventare famoso in ambito europeo. Nel 1867 partecipava all’Esposizione universale di Parigi e poco dopo veniva apprezzato nei mercati inglese e tedesco. Nel 1879 restaurò gratuitamente il dipinto della Vergine di Pompei, sostituendo, su richiesta di Bartolo Longo, la figura di Santa Rosa da Lima con quella di Santa Caterina da Siena. Fu anche ispettore onorario della Pinacoteca di Capodimonte.
Gli studi sulla Chiesa continueranno all’Archivio di Stato di Napoli nell’ambito di un movimento di riappropriazione della memoria cittadina, di valorizzazione dei luoghi sacri di Caserta e della fede vista come impegno civico, ma anche come casa delle associazioni e dei casertani che si impegnano, promosso da Polity Design, scuola del disegno delle relazioni di Caserta, accreditata dalla Conferenza episcopale italiana come Scuola di Politica nazionale, che domenica 14 dicembre 2025 alle 19 ha scelto la Chiesa di Sant’Antonio da Padova come luogo per la Messa di Natale, officiata dal sacerdote Gianmichele Marotta, che è anche assistente di Polity Design. Molto bella e partecipata l’omelia del sacerdote, che partendo da Polity, ha parlato dell’impegno dei cattolici nella società.
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