MADDALONI (Caserta) – Il Maestro Michele Letizia, nelle opere noto, dal 2014, anche con lo pseudonimo “Michail Benois Letizià”, nasce a Maddaloni il 06 gennaio 1976 da padre casertano e madre messinese. L’origine campano-siciliana e le esperienze lavorativa e artistica in diverse regioni italiani contribuiscono a maturare notevolmente il suo talento rendendolo unico.

Da piccolo si cimenta nella formazione dell’arte nelle sue molteplici sfaccettature. Dopo il diploma in Grafica Pubblicitaria all’I. S. A. di San Gennaro Vesuviano (NA) si laurea in Scenografia all’Accademia belle Arti di Napoli, alla Scuola del prof. Stefanucci. Consegue, successivamente, tra le altre cose, il Master in “Operatore dei Beni Culturali ed Ambientali” presso l’I. S. A. di Torre Annunziata (NA). Studente della Facoltà di Ingegneria Civile – Ambientale consegue il corso di Alta Formazione in “La formazione scientifica e i suoi presupposti teorici ed applicativi”.
L’artista e scenografo Michele Letizia, le cui opere sono presenti stabilmente in molteplici gallerie e musei, nazionali ed esteri, dopo l’esperienza in ambito di attività scenografiche al San Carlo di Napoli e all’Arena di Verona, da qualche anno è tecnico teatrale al Teatro Alla Scala di Milano, dove riveste, tra le altre cose, il ruolo di RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). Nella stessa città della “Madonnina” da qualche hanno ha fissato la sua dimora.
La sua capacità artistica spazia dalla pittura alla scultura, dal designer alla fotografia e altro.
Da qualche giorno sul social facebook è nata una Pagina dal titolo “La via della Tela, dai Funaro ai Benois” (https://www.facebook.com/laviadellatela ) che si pone l’obiettivo di tracciare le vicende storiche artistiche del complesso del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni, soffermandosi sulla maestosa tela dei fratelli Funaro che ricopre la volta del salone storico centrale, nota per essere la più grande del mondo. E partendo da questa si giunge, passando nel tempo ad una analisi stilistica pittorica degli ultimi secoli, alla conoscenza dell’artista Michele Letizia, alias Michail Benois Letizià che ha in cantiere la realizzazione di una tela che affiancherà quella dei Funaro al fine di effettuare una compresenza che non andrà “sminuire” o “oscurare” la storica tela di commissione francescana.

Abbiamo incontrato l’artista a cui abbiamo chiesto il perché della scelta della location, in considerazione del fatto che al contempo è impegnato nella realizzazione di ulteriori 6 tele pittoriche per un Ente di Rilievo.
“Il mio ricordo è agli anni – riferisce letizia – in cui da studente frequentavo la Scuola presso il Convitto Nazionale “Giordano Bruno” restando affascinato, immerso nello stupore nell’osservare, ogni qualvolta che percorrevo il salone, quel dipinto gigantesco. L’opera mi affascinava, anche in considerazione del fatto che da poco avevo iniziato a sporcare cartoncini e qualche tela con le tempere”.
Con quali opere è iniziata la sua giovane esperienza artistica?
“Il mio primo dipinto fu una interpretazione di un autoritratto di Van Gogh che conservo ancora”.
La realizzazione di un progetto artistico, in questo caso una tela, di notevole dimensioni, che è in fase di realizzazione per il Salone del Convitto maddalonese, le pone qualche limite?
“No, anzi. Passati un po’ di anni dalla prima opera, ho frequentato altri luoghi, ho visto altro ed altre pitture ma una voglia pulsante mi ha sempre spinto ad azzardare in imprese di grosso taglio, nell’elaborazione di opere particolarmente spaziose, voluminose. Studiando all’Accademia delle Belle Arti di Napoli ho assorbito quanto più potevo di quella disciplina che oggi a mio parere sta cambiando pelle, la Scenografia, quella fatta col disegno, il pennello e lo “scenografo””.
Un ricordo in particolare degli anni dell’Accademia?
“Si, un ringraziamento. Debbo ringraziare tutto, debbo ringraziare il Maestro Tony Stefanucci”.
Torniamo alla Tela del Salone e al suo progetto artistico, come si inseriscono entrambi nella sua esperienza artistico- professionale?
“Nel corso degli anni, qualche volta passeggiando per Maddaloni, per lo più nelle parentesi temporali in cui tornavo a Maddaloni da studio o lavoro fuori provincia, mi chiedevo di come fosse possibile che una tela così grande rimanesse chiusa al solo scopo di controsoffitto di un salone e non divulgata al pubblico! Un desiderio imploso quello di affacciarmi nuovamente a visitare quella tela e subirne ogni qualvolta un fascino indescrivibile”.

Un’opera da divulgare insomma?
“Certamente, circa dodici anni fa per campanilismo accompagnai un mio collega a visitare il luogo, naturalmente facemmo siesta scrutando la tela e quella volta ricevetti una sensazione ed una annunciazione di cui non feci chiacchiera ma meditando sulla tale mi ispirò parecchio; devo confessarlo avrei voluto dipingerla io!
Sono giusto 10 anni che lavoro al Teatro Alla Scala di Milano, sono dieci anni che quando torno a Maddaloni faccio in modo da passare per via San Francesco d’Assisi in cui è la struttura convittuale un tempo convento francescano, faccio in modo di ripensare alla grande tela”.
Cosa la attira dell’opera, che per un medio lungo periodo coabiterà con il suo progetto artistico nel maestoso salone?
“Non è tanto il tema che raffigura, non è tanto la maniera pittorica utilizzata ma ciò che mi stuzzica è la grande impresa che si svolse nel 1700, come riuscirono ad architettare la prospettiva, come riuscirono ad allestire il tutto con i mezzi del tempo. “La Vittoria della Fede contro l’Eresia”, questo il titolo dell’opera presente, metri circa 70×10, un capolavoro di maniera, dipinto dai fratelli Giovanni e Giuseppe Funaro, considerati al tempo degli artisti minori”.
Come si inserisce in questo contesto il richiamo omaggio a Benois a cui ha dedicato il suo pseudonimo dal 2014?
“Pur lavorando, ultimamente a Milano, a contatto con il montaggio di scene di vario prestigio non ho mai perso la grinta di eccedere nella mia vera passione che fortunatamente si è sempre più arricchita nel tempo. Quando studiavo scenografia più volte mi sono imbattuto in immagini di scene, costumi, bozzetti e tra i tanti artisti-scenografi autori ricordo che le espressioni artistiche dei Benois avevano qualcosa di speciale: Alexander Benois padre, Nicola Benois figlio, due titani dell’arte!
A Milano fortunatamente ho avuto modo di approfondire questi due personaggi che hanno firmato in parte la storia del Teatro Alla Scala e non nascondo che sono ancora alla ricerca di perle da conservare. I Benois sono diventati per me due monumenti, ogni artista guarda altri artisti, è un pò come un libro che è fatto di altri libri. Devo ammettere di aver sempre avuto un carattere audace e caparbio, sono ambizioso e mi piace giungere alla soluzione delle cose, almeno ci provo.
Un giorno mentre partecipavo al montaggio dell’AIDA del 1963, una ripresa, scene e costumi di Liliana De Nobili, regia di Franco Zeffirelli, per il mio essere esuberante, intuitivo venni sbeffeggiato col nome di benois. Da una parte mi sentii insultato dall’altra metabolizzai il caso e visto che nulla accade per caso, colsi l’occasione per creare un mio fittizio, un pseudonimo che contenesse il nome benois ; Michail Benois Letizià. Per due anni ho serbato la pubblicazione, nel 2014 ho battezzato il mio alias. Viva i maestri Benois!”.
Da qui è facile comprende che il progetto artistico che capeggerà in prospettiva su di un lato dello storico salone alla vena artistica del’autore riporterà un omaggio a Benois.
Per contattare l’artista: Michele Letizia, via Ala 2, 20159 MILANO, tel. 026888605- 3927887074, coky2007@libero.it, letizia_gaetano@libero.it, www.facebook.com/mike.coky.
Per coloro che vogliono conoscere il progetto artsitico, l’artista, ma prima ancora l’esprienza e l’evoluzione artistic che si vuole presentare da Funaro e Benois, si consiglia di accedere alla pagina social https://www.facebook.com/mike.coky e cliccare sul pulsante Mi Piace così da essere nel tempo aggiornarti.
