MADDALONI (Caserta) – Anche per il 2016 la macchina organizzativa, coordinata da Gennaro Cassaro, è in stato avanzato per i preparativi del corteo della “Processione del Venerdì Santo”, detta anche del “Cristo Morto e dell’Addolorata”, di Maddaloni.
Novità del simbolo per il 2016
Quest’anno, come da consuetudine da parte di Gennaro Cassaro di individuare, inserire, far esaltare un aspetto del corteo, o comunque di quanto ad esso collegato, si presenterà un nuovo simbolo della processione che su di una base a forma di croce rappresenta i simboli della passione e su in cima, all’asse verticale, presenta il gallo della profezia a Simone/Pietro.

Preparazione e posti liberi per il corteo del 25 marzo 2016
Ai più, e sicuramente ai maddalonesi, oriundi e nuovi, che si avvicinano direttamente o indirettamente al corteo che segue l’ Adorazione della Croce che è la manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia, è noto che nel periodo quaresimale, anche se già dal mese di gennaio si avviano le attività propedeutiche alla organizzazione del corteo pasquale. In queste settimane si intensificano gli incontri e i momenti di preparazione all’appuntamento che segue l’Ultima Cena e si proietta alla “Visita al Sepolcro” che anticipa la Festa della Resurrezione, per l’appunto il giorno del Venerdì Santo.
Sempre il Responsabile Cassaro, tra le altre cose, fa sapere che è ancora possibile occupare delle postazioni di figuranti e no, per lo più Cartelloni, Stazioni di Via Crucis, Fazzoletti e finanche sono disponibili posti nel Coro.
Naturalmente per chi fosse interessato le iscrizione alla partecipazione si tengono il martedì e il sabato dalle ore 18:00 alle ore 20:00 nella segreteria della chiesa di San Francesco d’Assisi e sede del Centro Studi Francescani per il Dialogo interreligioso e le Culture sito in via San Francesco d’Assisi 117 a Maddaloni (Caserta), con accesso adiacente all’ingresso della Biblioteca Comunale già ingresso del Regio Liceo Classico “Giordano Bruno”.
Regolamento per chi partecipa al corteo del “Venerdì Santo”
Per la partecipazione esiste un semplice e funzionale regolamento che il coordinatore, Gennaro Cassaro (precedentemente il suo ruolo era ricoperto dal diacono don Antonio Esposito ed ancor prima dalla Congreca dell’Immacolata Concezione per il tramite del suo priore), da diversi anni, ovvero da quando ha preso in carica tale compito, si preoccupa di far rispettare per la correttezza generale e la concreta e corretta partecipazione di tutti coloro i quali ne manifestano il desiderio.
In particolare, ci viene fatto presente, che si esorta la comunità cittadina e a maggior ragione quei genitori che sono desiderosi di far partecipare i propri figli alla Processione del Venerdì Santo, detta anche del Cristo Morto e dell’Addolorata, di Maddaloni a recarsi, presso la su detta segreteria per far presente la propria partecipazione ed avere piccole e semplici suggerimenti funzionali ad evitare problemi e contrattempi nel corso della Processione del Venerdì Santo stessa.
Ad esempio, coloro i quali hanno fatto “voto” o comunque ritengono per “grazia” la sentita partecipazione propria e dei cari al corteo non come spettatori ma come protagonisti in processione di non limitarsi, a Processione avviata, ad inserirsi, bensì si chiede la cortesia di far presente, anzi tempo, ai referenti nei tempi, modi e luoghi riferiti, la propria partecipazione.
Il Regolamento generale della processione raccomanda ai partecipanti una preparazione spirituale all’evento religioso. Infatti, questi si impegnano a testimoniare la devozione al “Cristo Morto” ed al “Cuore Addolorato di Maria”, promuovendo il senso vero dell’evento religioso del Venerdì Santo, senza relegarlo ad una semplice rappresentazione folcloristica. Ecco perché, ad esempio, l’iscrizione va fatta personalmente dall’interessato.
Ed ancora tutti i partecipanti hanno l’obbligo di curare l’abbigliamento, indossando capi adeguati all’evento. Le donne, in particolare, devono indossare: calze nere; gonne lunghe e senza spacchi; camicie o magliette non scollate; guanti neri; velo nero non trasparente; senza trucco; e senza piercing (orecchini sul viso).
I partecipanti, si legge nel regolamento, avranno dei simboli assegnati; i partecipanti al coro, riceveranno in dono un foulard, di quest’ultimo il numero massimo non deve superare le 120 unità. Va da sé, che stante i tempi avanzati, e comunque per esigenze organizzative adottate l’organizzazione della processione non accetta reclami dai partecipanti, se al momento dell’iscrizione, non trovano posti, simboli e/o posizioni disponibili da loro desiderati.
Va da sé che a ciò si può ovviare solo a causa di eventuali rinunce, e comunque quei partecipanti, che per difficoltà varie, che non possono più partecipare alla processione, sono pregati di contattare telefonicamente il responsabile, in modo che si possa sostituirli in tempi rapidi.
Piccole indicazioni operative: gli accollatori, devono aver raggiunto la maggiore età; i figuranti e i membri del coro devono aver raggiunto i sedici anni di età.
Si ricorda che la pietà popolare è uno strumento per l’evangelizzazione e la crescita della propria vita di fede, per cui una predisposizione diversa d’animo non consente la partecipazione alla Processione del Venerdì Santo. Infatti, il responsabile, raccomanda vivamente un atteggiamento di preghiera durante il corteo della Processione del Venerdì Santo, dando reale testimonianza di devozione. Naturalmente va da subito, riferisce Cassaro, il più sincero ringraziamento a chi si atterrà alle poche e significative regole comunicate dimostrando di possedere un senso di responsabilità.

Preparazione spirituale e spiritualità del Corteo del “Cristo Morto e dell’Addolorata”.
Quello della Processione del venerdì Santo non è un momento folcloristico o di pia pratica laico devozionale, esso assume un significato intrinseco nel percorso che conduce alla Morte, stato temporaneo, e Resurrezione, stato perenne, di Cristo Salvatore del Mondo. Qui acquista un ruolo di primo ordine la figura della Madre Maria ed in quest’ottica, p Edoardo Scognamiglio, Ofm cnv., Rettore della chiesa di San Francesco e guida spirituale del corteo che partecipa alla “processione” si occupa della preparazione spirituale degli stessi.
Si offre di seguito una meditazione che parte dal passo «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26), la passione di Gesù e l’apatia del mondo, a cura dello stesso teologo prof. Fr Edoardo Scognamiglio:
“La passione di Gesù rivela l’amore di Dio per noi e ci mette in guardia da un grande pericolo: l’apatia. Credo che il male del nostro tempo sia l’indifferenza verso il dolore degli altri, l’incapacità di curare le ferite del prossimo. Sulla croce, prima di emettere l’ultimo respiro, Gesù consegna alla Madre il discepolo che più si sentiva amato, Giovanni. «Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”». È questo il tema che guiderà, per il prossimo Venerdì Santo, l’antica e commossa processione di Gesù morto e della sua Madre addolorata per le strade e i viottoli di Maddaloni. Cammineremo e pregheremo nella speranza di aprirci al dolore degli altri e di imparare, sull’esempio di Gesù e di Maria, a chinarci sulle sofferenze dei poveri e degli emarginati, di coloro che sono esclusi da ogni conforto. Anche san Francesco piangeva al solo pensiero che l’Amore – il Cristo crocifisso e risorto – non fosse amato abbastanza dai suoi discepoli.
Quanto più si ama tanto più ci si apre alla felicità e al dolore. Chi ama si rende, dunque, vulnerabile, si espone alle lesioni e ai disinganni. Noi sperimentiamo la vita e la morte nell’amore. È la dialettica del vivere umano: noi viviamo perché e in quanto amiamo, soffriamo e moriamo perché e in quanto amiamo. Un Dio che non soffre e non ama è un Dio povero perché non può né amare né soffrire! Se è vero che la morte è rivelazione di sé, di quello che siamo, la morte di Gesù rivela il suo essere amore, il suo essere figlio, prima ancora del suo essere per gli altri. Sulla croce, Cristo si rivela come l’Agnello di Dio e non come il Signore glorioso della parusìa. Il Cristo crocifisso non propone altro che l’avvento di Dio. Egli sembra dirci che chi può venirci in aiuto è soltanto il Dio sofferente.
Il Cristo che muore per noi non è soltanto il nostro compagno di viaggio, ma il Figlio di Dio che muore in croce. Il suo essere per gli altri ha radici nel suo essere Figlio. La divinità di Dio si svela nel paradosso della croce. Dio ha tanto amato il mondo da sacrificare il suo figlio unigenito (cf. Gv 3,16). Il Crocifisso si è reso fratello delle persone abbandonate, disprezzate, emarginate, oppresse. La croce, allora, è il segno della solidarietà di Dio con gli ultimi. Il dolore di Cristo è il dolore di Dio e porta anche i dolori del mondo. La croce di Gesù ci dice che Dio si rivela nel suo contrario: non a partire dalla gloria, ma dal dolore del Figlio, dalla kenosis. Il dolore di Gesù in croce ci dice che la sua forza non sta nell’amore amicale per il simile e il bello, bensì nell’amore che si dona per l’altro (agape). Il dolore di Gesù ci dice che è esistito soltanto un cristiano: il Figlio di Dio sulla croce. La nostra fede prende inizio dalla croce del Figlio, dalla nuda realtà di quel legno.
La nostra fede prende incomincia proprio colà dove gli atei ritengono che essa sia giunta alla fine. La croce di Gesù bandisce ogni immagine di giustizia umana e ogni nostra raffigurazione di Dio. La fede nella croce è il segno della contraddizione di Dio. Ogni fede che pretenda di essere cristiana dovrà fare i conti con il grido di Gesù lanciato dalla croce. Anche Maria si è interrogata sulle parole del Figlio: Perché mi hai abbandonato? Maria apprende, un po’ alla volta, che la morte di Gesù è una delle auto-affermazione di Dio. Al centro della nostra fede vi è la risurrezione del Crocifisso che qualifica la sua morte come morte avvenuta per noi, e la croce del Risorto che rivela e rende accessibile ai morenti la sua risurrezione dai morti. L’incarnazione del Figlio di Dio si orienta alla croce e si completa con la risurrezione.
La nostra fede deve riflettere con serietà sul fatto che Dio stesso, nel Figlio, entra realmente nella sfera della sofferenza, pur essendo e rimanendo Dio. La morte di Gesù non può essere compresa come morte di Dio, ma soltanto come morte in Dio. Nell’avvenimento della croce diventano manifeste le relazioni che stringono Gesù, il Figlio, al Padre. Dalla croce comprendiamo anche l’azione dello Spirito su Gesù. Il dolore di Gesù ci dice, allora, che Dio può patire e morire per amore nostro. Il dolore di Gesù sulla croce ci rivela che il nostro è un Dio crocifisso. Il grido di Gesù rivela che Dio non è incapace di soffrire per amore, per suo stesso dono. Se Dio fosse incapace di soffrire, sarebbe anche incapace di amare.
Chi è capace di amare è anche capace di soffrire per amore, per il dono di sé. La natura umana di Gesù, nella sua persona divina, diventa esistenza concreta del Crocifisso. Cristo, il Figlio di Dio, patì e morì e le qualità umane del soffrire e del morire vanno predicate dell’intera persona di Gesù Cristo che è il Verbo. Cristo e il Verbo coincidono non soltanto nella rivelazione, ma anche nell’essere. Colui che il mondo non poteva contenere giace nel grembo di Maria. La persona di Cristo è determinata dalla persona del Verbo.
Maria riconosce il suo figlio Gesù come colui che è consegnato dal Padre alla morte. Gesù soffre l’agonia dell’abbandono e Maria partecipa di questo dolore. Consegnando il Figlio si consegna anche il Padre. Il Padre che l’abbandona e lo consegna soffre la morte del Figlio nel dolore senza fine dell’amore. Il Figlio soffre l’agonia, il Padre soffre la morte del Figlio. Il dolore del Padre è della stessa intensità della sofferenza sperimentata dal Figlio morente. La mancanza del Padre, che il Figlio prova, risponde alla mancanza del Figlio che il Padre sente.
Sulla croce, il Padre e il Figlio sono separati nel modo più profondo nell’abbandono e, nel medesimo tempo, uniti nel modo più intimo nella consegna. Lo Spirito è questo spazio-relazione – abbandono nella comunione – che lega Padre e Figlio. La forma del Crocifisso è la Trinità. Dio è amore incondizionato perché assume su di sé il dolore del mondo nel dolore del Figlio. Maria, guardando al figlio suo crocifisso, comprende che Dio non vive solo nell’aldilà, ma è anche nell’aldiquà. Non è soltanto Dio, ma anche uomo. Maria comprende che la morte del Figlio è rivelazione del Padre. Ella comprende anche che la persona che non sa amare non è neanche capace di soffrire. Chi non ama è insensibile al dolore altrui, alle sofferenze del mondo.
Il Cristo crocifisso sembra dirci pure che la forza del male è nella violenza e che la sua debolezza sta nell’ingiustizia. Invece, la forza del bene è nella pace e la sua debolezza o potere è l’amore di sé come dono”.

Origine e struttura del Corteo
La tradizione vuole la Processione del Venerdì Santo si perda nell’origine almeno nella prima metà dell’ottocento (si veda https://www.facebook.com/notes/michele-schioppa/processione-del-cristo-morto-e-delladdolorata-detta-anche-del-venerdì-santo-in-m/10200201242385659 ) e si leghi ai due momenti di musica devozionale della “Desolata” e delle “Tre Ore di Agonia”, la prima nella medesima chiesa sede di partenza e rientro della Processione, la chiesa di San Francesco d’Assisi detta anche di Sant’Antonio, e le seconde nella Chiesa del SS. Corpo di Cristo, oggi Basilica Pontificia Minore del Corpus Domini. (negli ultimi anni queste tradizioni sono state recuperate per intervento del Maestro Antonio Barchetta).
La struttura della processione vede il corteo religioso aperto dai bambini vestiti con camici rossi e neri raffiguranti dei piccoli Cristo e Addolorata, seguiti da circa 300 comparse femminili che camminano a piedi nudi e vestite a lutto, così come vuole un’antica tradizione risalente al ’700; le donne recano tra le mani un simbolo che richiama il dolore di Maria, l’Addolarata, per la morte di suo figlio Gesù; segue una croce grande e il sacro lino della Sindone; poi giunge la banda musicale con un coro maestoso e potente – di circa 100 persone – che intona un canto e dei lamenti funebri . segue l’Ecce Homo, il Cristo dolente trafitto e crocifisso; poi ancora il Corpo del Cristo morto deposto dalla Croce e in ultimo l’immagine dolorosa di Maria.
Un bagno di folla chiude la processione con una fila interminabile che conta più di migliaia di persone, talvolta anche con la presenza delle Congreche del Soccorso e di Montedecoro. Il percorso ideale della processione nel tempo è stato quello che la vede uscire dalla chiesa di San Francesco d’Assisi, proseguendo per via Concezione, via Bixio, piazza Umberto I°, via Marconi, via Troiani, via Pignatari, via Roma, via Amendola, Corso I° Ottobre, piazza Ferrara, via San Francesco d’Assisi, via Trivio San Giovanni, via Ponte Carolino, via Cupa, via Fabio Massimo, via San Giovanni, via Bixio, via Concezione.

Volendo offrire un quadro più storico va detto che il Venerdì Santo, quello che precede la Pasqua, celebrato dai cristiani come anniversario della crocifissione di Cristo, fin dalle origini della Chiesa, è giornata di penitenza, digiuno e preghiera ed è il giorno stabilito a far rivivere la Crocifissione di Gesù.
Guardando complessivamente al ciclo festivo casertano possiamo dire che nel pomeriggio del Venerdì Santo, con la processione del Calvario, per le strade cittadine si vive un momento partecipato dall’intera comunità dei fedeli, che, commossa, intona canti e lamenti per la morte del Figlio di Maria.
In Terra di Lavoro oltre alle comunità citate, per il passato andava aggiunta anche la città di Caserta.
Forti richiami della nostra tradizioni sono ricollegabili alla processione che si svolge in Acerra.
Datare la nascita del rito del Venerdì Santo a Maddaloni, alla luce della documentazione esistente, non è del tutto facile. In effetti, ci sono diversi elementi poco chiari.
Una serie di elementi ci portano a pensare che la processione del venerdì santo abbia avuto inizio, nella seconda metà dell’ottocento.
Comunque, anche se la documentazione d’archivio, al momento, non ha chiarito i dubbi legittimi circa la nascita della processione, un documento del 1895 ci presenta un episodio che confermerebbe il fatto: il primo aprile del 1895 quarantacinque tra fedeli e collaboratori nell’organizzazione della processione del venerdì santo, scrivono a l’ordinario diocesano, mons. Gennaro Cosenza, al fine di ottenere un intervento perché la processione del Cristo Morto e dell’Addolorata si faccia e si continui a fare con partenza ed organizzazione della chiesa di San Francesco d’Assisi (nel volgo detta anche di Sant’Antonio). La causa di quell’allarme, che scomodò un consistente numero di persone, fu un diverbio tra uno degli organizzatori, ed il padre spirituale della chiesa di San Francesco d’Assisi.

Dopo aver accennato sinteticamente dell’origine del rito, è d’uopo spostare l’attenzione sull’organizzazione. Nel corso del secolo scorso un posto di rilievo nell’organizzazione della processione lo ha avuto la Congregazione dell’Immacolata Concezione, che – fino al momento della cessazione, avvenuta agli inizi degli anni ’90, a quanto sembra, per volontà diocesana – collaborava attivamente con gli assistenti della chiesa e del monastero francescano ove si conserva l’occorrente per la processione. Fino allo stesso periodo il punto di riferimento per coloro i quali erano interessati a prendere parte alla funzione è stata, per circa quarant’anni, una certa sig.ra Mosca, ora a risposo per l’età. Dal 2002, e per un decennio, a curare l’organizzazione della Processione è il Cav. Antonio Esposito, sottufficiale in pensione, attivo collaboratore della comunità francescana locale. Oggi, come su indicato è Gennaro Cassaro.
Fino a qualche anno fa l’organizzazione della processione iniziava il giorno dell’Immacolata Concezione (l’8 dicembre) e si protraeva sino al Venerdi Santo. Da qualche anno la seconda settimana di gennaio.
Va detto che la funzione del Cristo Morto e dell’Addolorata che si rinnova annualmente a Maddaloni, è unica nel genere per diversi aspetti. Niente manifesti o grandi campagne di informazioni, così come accade in altri contesti, eppure maddalonesi e non si riversano nelle strade, creando lunghe code come avviene solo a settembre in occasione della processione per le strade cittadine dell’effige di San Michele Arcangelo, patrono della città.
Elemento da tenere in considerazione è la presenza della figura femminile. Infatti, altre processione dello stesso genere sono caratterizzate dalla figura maschile, rinnovando così una scia tradizionale religiosa di origine cristiano-biblica. A Maddaloni, invece donne e bambini, ma soprattutto Donne caratterizzano, scalze e velate, il momento della Passione. Passione che vuole essere non rappresentazione di dolore ma annuncio di Resurrezione: la Donna portatrice di fecondità, annuncia la Nascita di una nuova Vita. Molto interessante è la strofa-ritornello che il coro intona nel corso della processione.
Il titolo è:
O dolorosa Vergine.
La strofa-ritornello:
O dolorosa Vergine accetta il pianto mio
Ai tuoi dolori uniscilo e lo presenti a Dio
che non saprà respingerlo solo per tua mercè.
Gli spasmi tuoi purissimi son spasmi del mio cuore.
O Vergin dolentissima è mio il tuo dolore
Finché mi restan lacrime le verserò per te.
Per curiosità va riferito che dal 2003, e fino al suo decesso, il coro del corteo era preparato dal Maestro Salvatore Silvestro, direttore della Banda della Città di Maddaloni che accompagna la processione ed ancor prima della banda della Fondazione Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Inoltre, le donne del coro si distinguono, sempre dal 2003, per un foulard.

La riuscita del rito della Processione del Venerdì Santo a Maddaloni in quest’ultimo ventennio ha visto una forte “rinascita” della chiesa San Francesco con le sue attività, per opera ed impegno del rettore della chiesa il prof. Padre Edoardo Scognamiglio che è stato capace di risvegliare la comunità locale con il coinvolgimento della società civile e delle istituzioni. La sua opera ha posto tutta Maddaloni al centro di una crescita culturale di tipo nazionale.
Va ulteriormente chiarito che nel giorno del venerdì santo è tradizione dell’ottocento (vi è la documentazione d’archivio a supporto), e probabilmente anche dei secoli passati, che nel periodo di quaresima e probabilmente lo stesso venerdì santo si svolgesse la via crucis per le strade del monte san Michele, fino all’eremo Santuario. Ciò fino al secondo conflitto bellico mondiale. A seguire si perse questa tradizione che fu recuperata sul finire degli anni ’50 inizio anni ’60 da don Salvatore Izzo (di cui a novembre 2016 ricorreranno i 40 anni della morte) il quale, animando i giovani universitari maddalonesi riprese questa antica pratica però nel giorno del mercoledì santo, così da non contrapporsi a quella consolidata del venerdì santo per le strade cittadine, cioè il corte di cui al presente articolo. La partecipazione a questa via crucis del mercoledì santo fu tale con il tempo che divenne di tutta la comunità e per qualche occasione, piuttosto che per le strade del monte, è stata realizzata con un percorso cittadino.
Giunga il nostro grazie a Gennaro Cassaro per il suo contributo, ed a quanti a vario titolo contribuiscono alla preparazione e realizzazione della Processione del Cristo Morto e dell’Addolorata di Maddaloni, e si ribadisce che per informazioni e partecipazioni è necessario rivolgersi il martedì e il sabato, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, ai referenti nella segreteria del Centro Studi Francescani per il Dialogo interreligioso e le Culture sita in via San Francesco d’Assisi 117 a Maddaloni (Caserta).
