Maddaloni, Alberto ricordo di uno sportivo simbolo delle due ruote e della Famiglia Marzaioli

MADDALONI (Caserta) – Quest’oggi, 13 febbraio 2016, ricorre l’anniversario della nascita di Alberto Marzaioli[1]. Chi è Alberto Marzaioli? Nel mondo del ciclismo è noto come il “gregario di Bartali”, nella sua provincia di Caserta è ricordato come il contendente con il recalese Mario Acconcia del simbolo del ciclismo di Terra di Lavoro e per la sua Città di Maddaloni è un simbolo dell’impegno non solo di una persona ma bensì di una famiglia dedita allo Sport, non solo al ciclismo, come la Famiglia Marzaioli[2].

 

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Giro d’Italia 1962 10^ tappa Chieti/Fano volata finale 1° Tonucci, 2° Bruni, 3° Marzaioli.

In relazione alla sua Città tale riconoscimento è avvenuto da pochi mesi con l’intitolazione di una arteria cittadina, detta “vicolo degli artisti” che, come passaggio pedonale, mette in comunicazione via Capillo con il Corso I° Ottobre[3]. Della ufficializzazione della dedicazione si ha notizia lo scorso 27 ottobre 2015[4], dopo essere stata avviata, tra le altre cose, una campagna di raccolta firme, nell’estate dello stesso anno, a tal fine orientata[5].

Foto gentilmente di Carlo Scalera, concessa da Amedeo Marziaioli: Alberto Marzaioli 21 giugno 2013 con polo a righe alla sua ultima uscita in bicicletta per partecipare alla pedalata notturna in memoria di Franco Imposimato, nel 30° anniversario della scomparsa.

A questo punto è legittimo chiedersi in che termini Alberto Marzaioli può essere considerato il valido rappresentante della Famiglia Marzaioli e prima ancora perché la Famiglia Marzaioli è una espressione solida e portatrice di sano sport cittadino e non solo[6].

 

Innanzitutto dobbiamo risalire al capostipite del ceppo familiare a cui ci riferiamo, che era Domenico Marzaioli.

Questi, ex ciclista prima della seconda guerra mondiale, poi dirigente e organizzatore, presidente del Centro Giovanile di Ciclismo, è stato il punto di riferimento del ciclismo provinciale e regionale con la sua bottega di cicli (costruzione di telai e riparazioni) prima in via Bixio e poi in via Altomari.

 

Domenico Marzaioli (Maddaloni 22 aprile 1910 – Maddaloni 30 novembre 1987) nasce da Pasquale Marzaioli (Maddaloni 4 marzo 1885 – Caserta 10 febbraio 1956) e da Caterina Mastroianni (Maddaloni 27 dicembre 1886 – Caserta 9 giugno 1974). Esso rientra in quella sfera di galantuomini che nel mondo dello sport, e non solo, rappresentano quei personaggi che, lavorando in umiltà e in silenzio, senza mai chiedere, hanno scritto la storia di una determinata disciplina per aver svolto un lavoro dirigenziale e sociale di altissimo livello, punto di riferimento per centinaia di giovani, avvicinati, addestrati ed avviati alla pratica sportiva.

Con molta probabilità la passione per il ciclismo a Domenico Marzaioli nacque per l’impegno sportivo che si andava sviluppando in Città, il che diede modo di accogliere la richiesta di Ferraro Giuseppe, Presidente dell’Unione Sportiva Maddalonese, avanzata nel consiglio comunale del 15 luglio 1921, portata all’attenzione dei presenti con lettura dell’assessore avv. Renga Salvatore, circa la richiesta di ottenere una porzione del giardino dell’ex convento dei Cappuccini dove voleva costruire un campo sportivo[7].

Sappiamo, grazie allo studio del compianto Francesco d’Orologio, non solo che in data successiva l’amministrazione comunale ebbe a concedere quanto richiesto per la realizzazione dell’impianto sportivo, poi dotato di una tribuna scoperta e non solo, ma anche che il 10 settembre 1922 lo stesso Comitato dell’“Unione sportiva maddalonese” chiese all’amministrazione comunale il riconoscimento di un sussidio per poter effettuare nella data del 1 ottobre 1922 una gara ciclistica denominata “il primo giro di Terra di lavoro”, che fu un grandissimo evento. Va da sé che Marzaioli abbia partecipato, come era modo per i giovanotti del posto in tali occasioni, alla grande iniziativa e quindi ne sia rimasto affascinato[8].

 

Domenico Marzaioli[9], è fortemente ricorda, ed ecco anche il perché è é senza dubbio uno di questi personaggi, non tanto per le sue imprese sportive, ma soprattutto per il grande lavoro dirigenziale che ha scritto la storia ciclistica in provincia di Caserta.

 

Domenico Marzaioli, sposerà Maria Carapella (Maddaloni 8 settembre 1911 – Napoli 27 dicembre 1980) e dal loro matrimonio nasceranno, in ordine anagrafico: Rosa nata a Napoli il 4 maggio 1935 (adottata), Pasquale nato il 20 ottobre 1936, Alberto nato il 19 settembre 1938, Americo nato il 27 ottobre 1940, Caterina nata il 22 novembre 1942, Amedeo nato il 22 gennaio 1945, Vincenzo nato il 14 dicembre 1946, Luigi nato il 20 ottobre 1946, Angelina nata il 5 marzo 1952.

 

Archivio Personale. Estratto e riproduzione dall’opuscolo prodotto in occasione del Giro d’Italia del 2000 .

 

Partendo da Domenico Marzaioli è doveroso ricordare, nell’ambito dell’impegno familiare nello sport che il nipote:

  • Carlo Ercolano, nato dalla figlia Rosa, e da Pasquale Ercolano,  è stato socio fondatore e ciclista del Nucleo Gioventù di Ciclismo di Maddaloni sorto nel 1974;
  • Il figlio Pasquale è stato socio fondatore e dirigente del GS Pedale Maddalonese sorto nel 1964. Ed i nipoti nati dal matrimonio dello stesso Pasquale con Maddalena D’Angelo. si sono ulteriormente distinti: Domenico come ciclista già in età giovanile nel Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni ed ora svolge lo sport di podista, mentre l’altro figlio Andrea è stato calciatore della US Maddalonese;
  • In relazione al figlio Americo va detto che la moglie Sarah Miles, con cui si è unito il 28 ottobre 1974 ad Hastings (UK), é da sempre impegnata nel podismo ed ha partecipato e partecipa tuttora a tutte le  più importanti maratone del mondo. Uno dei figli nati dal matrimonio di Americo e Sarah, il secondogenito Dominic, nel 2010 effettua un raid ciclistico da Londra a Macldaloni (Santuario di S.Michele) di km. 2136 per onorare la memoria del padre Americo nel 1° anniversario della scomparsa e del nonno Domenico nel centenario della nascita[10];
  • Lo sport è presente nella famiglia della figlia Caterina. Infatti, il marito Domenico Milano fu ciclista della US lnternaples di Napoli, la società voluta dal papà Vincenzo che per anni é stato la colonna portante del ciclismo campano. Vincenzo Milano è stato varie volte campione regionale in pista, compagno di squadra di Alberto Marzaioli e poi di Vincenzo Marzaioli.  Vincenzo Milano era titolare dello storico negozio di Cicli Milano Sport sito in Napoli al Corso Novara 86[11];
  • Il figlio Amedeo Marzaioli è Stella d’oro al Merito del Ciclismo. Lo troviamo in gioventù a giocare al calcio con la squadra del GS Villaggio dei Ragazzi che nel 1962 vince il campionato -di 1^ divisione, ed ancora con la  tessera del GS Achille Grandi e giocherà anche nella squadra della Cementir di Maddaioni, il GS Cavemer, nei vari tornei comunali e provinciali. Ed ancora durante i primi anni di servizio postale fa parte della squadra di calcio del Dopolavoro Poste e Telegrafi di Napoli ed inoltre  partecipa ai vari tornei aziendali sia in Campania che fuori regione; durante il servizio militare si tessera e gioca nella squadra di calcio della US Tuscania (Wterbo). Va detto comunque che il 2 giugno del 1964 entra ufficialmente nel mondo del ciclismo e sarà socio fondatore e segretario del GS Pedale Maddalonese nel quale si forma come dirigente organizzatore curando in prima persona l’allestimento di squadre ciclistiche e le gare promosse dalla società che raggiunge traguardi importanti a livello regionale. Dal 1974 lo troviamo incaricato federale, nel comitato regionale campano della FCI che lo nomina proprio rappresentante. Dal 1974 al 1986 lo troviamo giudice di gara, e poi incaricato della promozione dell’avvento del Giro d’Italia in Terra di Lavoro. Dal 1985 lo troviamo eletto delegato nazionale per le assemblee ordinarie e straordinarie della FCI, ed ancora vincitore del Premio Antonio Leggieri. Sarà vice presidente e vicario del Comitato Regionale Campano della FCI, e collaborerà con “Il Diario di Caserta”, il “Roma”, “Il Mattino” ed ancora Telecaserta e Canale 10. Nel 2002 il Comitato Provinciale di Caserta del CONI lo nominerà proprio rappresentante nel Cda dell’Agenzia AGISAC. Degna di nota e risultato del merito sportivo è l’assegnazione della medaglia d’argento al merito del Coni il 13 febbraio del 2004 e della stella d’oro al merito del ciclismo consegnatagli a Volla (Napoli) durante l’assemblea regionale elettiva del 20 gennaio[12];
  • Il figlio Vincenzo Marzaioli sarà ciclista dal 1962 al 1973 ed a differenza del fratello Alberto ottiene subito risultati importanti vincendo complessivamente 40 gare e conquistando ben 5 titoli regionali, risultando campione campano esordienti su strada nel 1963. Sarà nuovamente campione campani nel 1967, nel 1968 e vincerà la famosa “Coppa Lepori” a Casoria, partecipa come corridore a 2 Giri d’Italia dilettanti e ne farà altri 8 come accompagnatore della squadra della Campania. Sarà meccanico durante le tappe, massaggiatore e consigliere tecnico dopo. Inoltre, è accompagnatore ufficiale della squadra italiana al Giro della Cirenaica in Libia.
  • Altro figlio ciclista è stato Luigi Marzaioli che gareggia dal 1964 al 1967, riscuotendo discreti successi e vittorie a Maddaloni, Airola, San Clemente di Caserta, Secondigliano e San Bartolomeo in Galdo nel beneventano. A lui si deve la salvaguardia e la continuità dell’esperienza ciclistico commerciale del papà Domenico. Infatti, per continuare la tradizione di famiglia gestirà il negozio di cicli prima in via Nino Bixio, 32 e poi in Via già Campo Sportivo oggi Francesco Mercorio dove nel tempo affluiranno ciclisti da tutta la provincia per riparazioni specialistiche alle loro bici[13];
  • Il terzogenito della figlia Angelina, Domenico Magno, si distinguerà nello sport come calciatore promettente in età giovanile;
  • ed, infine, per un semplice fatto didascalico, il ricordo va al figlio Alberto Marzaioli.  Di questi va comunque detto che il suo primogenito Domenico è stato ciclista più che promettente con i colori del Centro Giovanile di Ciclismo, il secondogenito Pasquale ha anche esso avuto una breve esperienza ciclistica direttamente come dilettante ed il terzogenito Luigi, è stato prima ciclista del Centro Giovanile di Ciclismo e poi del GS Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni.

 

Ma chi era Alberto Marzaioli? Rispondendo a questa domanda scioglieremo anche il quesito posto prima della dimostrazione dell’impegno sportivo della famiglia Marzaioli.

 

Ebbene Alberto Marzaioli (Maddaloni, 19 settembre 1938 – Caserta, 13 febbraio 2014), nasce da Domenico e Maria Carapella è considerato il gregario di Bartali ed è un simbolo del Ciclismo di Terra di Lavoro.

 

Particolarmente nota la sua figura anche in relazione all’intreccio del suo esordio grazie alla collaborazione di don Salvatore d’Angelo e del suo Villaggio dei Ragazzi, frutto dell’amicizia di Domenico Marzaioli, compagno di partito del sacerdote, ed il sacerdote don Salvatore d’Angelo stesso e restituzione morale, prima ancora che economica, della prestazione professionale di papà Domenico nei confronti dell’equipaggiamento di biciclette della Casa del Fanciullo/Villaggio dei Ragazzi[14].

Alberto sarà in pista con la bici dal 1953 su insistenza del papà Domenico, certo la fatica fu tanta prima di avere dei discreti risultati, grazie anche all’apporto e consulenza del prof. Francesco Angioni ed ai suoi validi consigli. Si dovette, infatti, accontentare del sesto posto da esordiente nella sua prima gara. Già nel 1955 si iniziano a riscontrare i primi miglioramenti e piazzamenti e nel 1958, nel suo primo anno da dilettante, inizia ad incuriosire gli addetti ai lavori favorendone le prime considerazioni così da crearne un seguito e quindi inizia la popolarità dei seguaci alle sue competizioni.

Come ricordano dei testimoni e confermano anche dagli ambienti familiari in questo periodo la partecipazione di Alberto a qualche manifestazione è corredata dall’organizzazione di carovane di persone al seguito delle sue tappe.

Nel 1957 passò nelle file della Internaples di Vincenzo Milano ed ebbe modo di partecipare alle date in calendario di interesse nazionale così da meritarsi una discreta considerazione da parte dei tecnici. In questo periodo Alberto inizia a diventare un idolo per gli sportivi e la cittadinanza. Con tanti sacrifici riuscì, pian piano, ad entrare nella rosa degli atleti quotati, considerato uno dei migliori.

Dalle cronache di quegli anni sappiamo che ebbe, tra il 1953, ovvero dal suo esordio, al 1960, ovvero il periodo della sua reale affermazione nazionale, ad affermarsi in oltre 50 vittorie. Sappiamo, ad esempio, che fu campione campano su strada nel ’58 e ’60, campione campano velocità su pista nel ’59, primo al Giro della Sila a Tappe, terzo nel Giro della Provincia di Salemo a Tappe, secondo nel campionato italiano dilettanti a Messina nel ’58, azzurro della strada per i mondiali di Zandwoort nel ’59 (come riserva in patria) e P.O. per le Olimpiadi di Roma del 1960.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Squadra ciclistica della US Internaples 1958 da sin. a dx Alberto Marzaioli, Antonio Volpe, Ventriglia, Domenico Milano (che sposerà Caterina Marzaioli sorella di Alberto), Vittorio La Porta e Angelo Damiano (che vincerà l’oro alle Olimpiadi di Tokio del 1964 nella velocità tandem su pista in coppia con Bianchetto).

Partecipò a tre edizioni del Giro d’Italia dal ‘62 al ‘64[15], ed ottenne inoltre un ottavo posto finale al Tour de Suisse ‘63, nel quale chiuse al secondo posto la quinta tappa con arrivo a Les Diablerets.

Alla dipartita dello stesso fu scritto che lui con Luigi Mele e Mario Acconcia, formò il trio che portò Caserta, con il suo amore sconfinato per il ciclismo, nei primi anni ‘60, al palcoscenico del professionismo. Il primo quinquennio di attività Alberto lo ebbe nella San Pellegrino di Gino Bartali (che fece ospitare in ritiro a Maddaloni), poi con la Cite, poi la Firte ed infine con la Ignis (dal 1965).

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: figurina del 1961 .

Marzaioli ottenne svariati piazzamenti d’onore, come il 3° posto a Fano del Giro ‘62, dietro Tonucci e Bruni, ed analogamente a Trofeo Cougnet ‘63, a Ceprano. Ma di lui, di quell’atleta asciutto e potente, orgoglio della dinasta maddalonese dei Marzaioli, dal padre Domenico al fratello Amedeo, va ricordato altresì il primato, in tandem con Mele, nell’ essere stato il primo casertano a correre, e portare a termine la Sanremo nel ‘64. A lui di deve il primato di essere l’unico dei ciclisti casertani, ed il primo in assoluto dei campani, a partire, a ad arrivare al traguardo, in una Parigi-Roubaix, la tremenda corsa del pavè, nel ‘61.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Squadra S. Pellegrino del 1961.

Rino Negri (storico giornalista de Gazzetta dello Sport), lo ha descritto marcantonio di 80 chili. Marzaioli ha pedalato per migliaia e migliaia di chilometri sulle strade del mondo, ha scalato le salite mitiche del Giro d’Italia, del Giro della Svizzera e della Catalogna, ha concluso gare infernali come la classica del Nord la Parigi/Roubaix e poi la Parigi/Bruxelles, Milano/Sanremo, Parigi/Nizza, la 4 Giorni di Dunkerque.
Gino Bartali a Maddaloni, il primo in piedi a sinistra è Domenico Marzaioli e davanti il figlio Amedeo.

Alberto Marzaioli piaceva molto a Gino Bartali, che a suo dire era un buon passista – scalatore con ottime doti di recupero adatte per le corse a tappe. Divenne uno dei gregari più bravi del ciclismo italiano anni ‘60, i tecnici di allora lo definirono il ciclista più interessante, stilisticamente e tatticamente, che il sud aveva espresso dagli inizi del ‘900.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Squadra San Pellegrino 1963.

Questo era Alberto Marzaioli il ciclista maddalonese, che per cinque anni, dal ‘61 al ‘65 (Negli anni in cui la stampa nazionale si interessò particolarmente di Alberto Marzaioli la sua attività si svolse nelle seguenti Squadre: 1961 “San Pellegrino”, 1962 “San Pellegrino”, 1963 “San Pellegrino – Firte”, 1964 “C.I.T.E. (Italia)” e 1965 “Ignis”), entrò nell’elite del ciclismo mondiale dopo aver ottenuto da dilettante vittorie in ogni angolo della Campania e d’Italia tali da meritarsi (come accennato sopra) la convocazione nella squadra azzurra per i mondiali di Zandwoort in Olanda del ‘59 e per le Olimpiadi di Roma del ‘60. Memorabili i duelli con il recalese Mario Acconcia, nemico in gara e amico fuori corsa, che gli contrastava il primato della popolarità. Su ogni gara botte da orbi tra le opposte fazioni di tifosi, si arrivò al punto che la Federazione Ciclistica minacciò la loro sospensione dall’attività.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Alberto in tuta “Italia”, a Castrocaro Terme, per i mondiali dilettanti di Zandwoort 1959 eper le Olimpiadi di Roma 1960, assieme al compagno di nazionale Pifferi

Foto gentilmente concesse da Amedeo Marziaioli: Giro d’Italia 1962 .

 

Foto gentilmente concesse da Amedeo Marziaioli: Squadra CITE anno 1964.

A livello di istruzione Alberto frequenterà le scuole elementari dopo le quali aiuterà il papà Domenico nella gestione della bottega di cicli in Via Bixio dove maturerà la sua passione per il ciclismo.

 

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Alberto nel 1965 con la maglia Ignis.

Da dipendente dell’Ignis dal 1965, per volontà del patron Ignis Guido Borghi, presso lo stabilimento di Napoli comprenderà l’importanza della logistica, quale settore strategico del terziario ed anche con funzione dirigenziale maturerà competenze a riguardo. Farà tesoro di competenze ed esperienza per coinvolgere i figli (Domenico, Pasquale, Luigi e Americo) nella creazione di un gruppo societario in tal senso orientato.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli: Marzaioli in maglia Ignis anno 1965 .

Nel mentre il il Gran Premio di Ceprano nel 1965 lascerà l’agonismo attivo svolgendo la sua attività in modo dirigenziale e da qui facendosi fautore di molteplici realtà associative e societarie del ciclismo, come ad esempio il Pedale Maddalonese, il GS Crocco, il GS Antonio Papa ed ancora il Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni che sarà la società ciclistica della famiglia Marzaioli. È innumerevole il numero di atleti che direttamente ed indirettamente avvierà al ciclismo integrando le file di associazioni e società sportive come la Ciclistica Maddalonese, la Polisportiva  Montedecoro, il GS Della Valle, la Polisportiva Villaggio dei Ragazzi, il Velo Club Maddaloni, ed altre.

Nel 1985 é responsabile tecnico del comitato locale della cronometro Capua/Maddaloni, Giro d’Italia, del 29 maggio, prima presenza a Maddaloni del Giro della maglia Rosa. Come ricorda il fratello Amedeo, Alberto sarà sempre un riferimento importante quando spesso il “grande ciclismo” approda a Maddaloni.

Alberto nel 1964 conoscerà Maria Magno (Marcianise 4 agosto 1942) che il 2 giugno 1966 sarà sua moglie con il matrimonio celebratosi nella chiesa di San Giuliano a Marcianise. Dallo loro unione nasceranno 4 figli maschi (Domenico 23 aprile 1966, Pasquale 20 novembre 1967, Luigi 3 marzo 1972, Americo 15 aprile 1973). Tra le soddisfazioni che Alberto ha avuto va ricordato che il suo nome è citato su Wikipedia come personalità legata alla Città di Maddaloni e che una sua scheda biografica è presente in tutti i siti mondiali di ciclismo. Il carattere di Alberto nel tempo è stato sempre umile, riservato, generoso ma determinato mentre il suo aspetto fisico nel tempo non aveva mai risentito dei problemi legati a una infiammazione al fegato che ne aveva condizionato la carriera ciclistica. Soltanto nell’ultimo periodo della sua vita terrena si erano evidenziati i segni di una dura lotta con il “male del secolo”. In questo modo nel febbraio del 2014, il giorno 13, lo hanno visto, abbracciato e salutato i suoi cari familiari.

Articolo gentilmente concesso da Amedeo Marziaioli.

Alla fine di questo ricorda va riferito che questa sera alle ore 18 presso la comunità Parrocchiale di Santa Maria Madre della Chiesa, in via Padre Pio sarà celebrata una Santa Messa in suffragio di Alberto Marzaioli nel 2° anniversario della scomparsa. Nella stessa chiesa il 15 febbraio del 2014 si celebrò il rito funebre.

Sempre quest’oggi, con una nota diffusa alla stampa, per conto della famiglia Marzaioli, dal primogenito Domenico Marzaioli, si apprende che “Allo scopo di tenere sempre viva la sua cara memoria,  ed in attesa che il Prefetto di Caserta ratifichi la delibera della Giunta Comunale di Maddaloni per intitolare al suo nome una strada cittadina,  la famiglia Marzaioli istituisce il “Premio Alberto Marzaioli ciclista “l’emozione di tornare a casa”.

La nota così continua: «Nel concepire il Premio siamo stati ispirati  dai tanti social network che consentono di allacciare  rapporti di amicizia con persone residenti  in ogni angolo del mondo.

Navigando  in particolare su  facebook,  ci siamo  resi conto che nei nostri concittadini  che vivono lontani da Maddaloni  è  forte il desiderio di tornare nella loro città di origine.

Nei loro commenti alle foto di Maddaloni  che i vari gruppi postano sulle loro  pagine si leggono frasi di affetto e di amore ma soprattutto di nostalgia per la loro terra nativa.

Questi sentimenti diventano ancora più forti nei giorni di avvicinamento e di svolgimento della festa patronale di S. Michele  alla quale sono legati tanti loro ricordi d’infanzia, commuove ed  è palpabile, in definitiva,  il loro “sogno” di tornare a casa per  assistere alla festa.

Il “Premio Alberto Marzaioli ciclista” è stato istituito, perciò,   per regalare  a due cittadini maddalonesi  l’emozione di tornare a  casa e vivere di nuovo l’atmosfera della festa di S. Michele.

Ogni anno, a partire dall’anno in corso, due cittadini maddalonesi saranno invitati a tornare a Maddaloni per tutto il periodo di svolgimento  della festa di S. Michele.

Le spese di viaggio andata e ritorno, vitto e alloggio  saranno a carico della famiglia Marzaioli che, con questo Premio,  intende ricambiare il tifo, il calore e l’affetto che migliaia  di maddalonesi assicuravano ad Alberto su ogni gara alla quale partecipava,  anche fuori regione.

Nella prima fase il Premio sarà riservato ai maddalonesi residenti nel resto d’Italia, cioè fuori dalla Campania,   con  la prospettiva di creare in futuro  le premesse per assegnarlo anche ai maddalonesi  residenti fuori dall’Italia.

Quanto prima verrà approntato  il “regolamento attuativo” del Premio; tutte le notizie inerenti al Premio saranno rese note attraverso la pagina facebook “Premio Alberto Marzaioli ciclista” di prossima creazione.

La famiglia Marzaioli, sicura del favorevole accoglimento da parte dell’Amministrazione Comunale e delle varie istituzioni pubbliche, private  e sociali della Città,  si attiverà per chiedere a queste ultime  il patrocinio morale all’iniziativa che dovrà concretizzarsi poi  in una fattiva e concreta collaborazione nello stilare il programma di accoglienza degli “illustri ospiti”».

 

Sperando di non aver abusato della pazienza del lettore lo aggiorno ad un più ampio ricordo del binomio famiglia Marzaioli e Sport, a Maddaloni ma non solo.

 


[1] Si ricorda la presenza di un interessante video a ricordo di Alberto Marzaioli (vedi fonteLink Video) in cui si sottolinea anche l’importanza della collaborazione di don Salvatore e del Villaggio dei Ragazzi.

[2] Una contestualizzazione dell’esperienza che lega la famiglia Marzaioli, e più in particolare Alberto, al ciclismo e a Maddaloni, è offerta della testimonianza di Amedeo Marzaioli in Michele Schioppa, Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … il ricordo di Amedeo Marzaioli di Sabato 01 Agosto 2015, in L’Eco di Caserta.

[3] Detta arteria fu realizzata per iniziativa di programmazione del sindaco, poi senatore e Sottosegretario di Stato, dott. Gaetano Pascarella, e fu seguita nella realizzazione dall’assessore ai Lavori Pubblici Michele Vinciguerra. Essa nacque per assolve la funzione di facilitare il transito tra piazza della Pace (con accesso da via Capillo), usata per la sosta delle auto, ed il Corso I° Ottobre, arteria centrale cittadina, e sede, tra le altre cose, delle Poste Centrali molto frequentate da tutta la comunità cittadina. La sua realizzazione si perde nel periodo giubilare di poco più di quindici anni fa.

[4] Si veda Michele Schioppa, Maddaloni, l’amministrazione dedica una stradina ad Alberto Marzaioli: il gregario di Bartalidi Martedì 27 ottobre 2015, in L’Eco di Caserta.

[5] Si veda Michele Schioppa, Maddaloni, avviata la raccolta di firme per intitolare una strada al ciclista Alberto Marzaioli di Giovedì 16 Luglio 2015, in L’Eco di Caserta.

[6] Giunga da subito il mio ringraziamento ad Amedeo Marzaioli ed ad Angelo Letizia per la pazienza nel dedicarmi tempo e loro “sapere” circa la nascita, sviluppo e premialità del ciclismo maddalonese e della famiglia Marzaioli, a cui a latere è in essere uno studio più approfondire per consentire prima a chi scrive e poi agli altri, se avranno la pazienza di leggerlo, uno spaccato della “storia” di Maddaloni. Uno spaccato che sicuramente rappresenta solo un tassello dello sport locale, ma almeno si inizia ad intervenire in tal senso.

[7] Francesco d’Orologio, Aspetti della vita amministrativa di Maddaloni – Tratti dalle delibere comunali dal 1900 al 1950, Maddaloni 2007, pagg. 132-133. Ecco il testo della lettera presentata: “All’Ill.mo Signor Sindaco e Componenti il Consiglio comunale di Maddaloni. Signori, or sono due anni per volontà di pochi giovani, sorse in questa Città un’associazione sportiva, non per semplice diletto e passatempo, come da molti si ritiene, ma per migliorare e sviluppare nei giovani, non solo la forza fisica, ma anche lo spirito d’iniziativa, l’energia e la perseveranza nella aspre lotte, colla incrollabile volontà di vincere. Gli eroi dell’antica Grecia si formavano nei Ginnasi o nelle palestre di Sparta ed Atene. Roma antica favorì con tutti i mezzi l’incremento dello Sport e la Guerra mondiale ha fatto constatare gli immensi vantaggi dello sport, perché la corsa podistica con ostacoli, diventava la corsa attraverso un terreno rotto da buche, camminamenti, reticolati, ecc., il lancio del disco o del giavellotto, si trasformava nel getto della bomba a mano, la lotta si esplicava nel corpo a corpo, fra assalitore ed attaccante, quando entrambi restavano disarmati, la scherma con la baionetta e con coltello, hanno la loro origine nella scherma propriamente detta, basata sull’abilità di colpire il punto dove l’occhio ha scoperto l’assenza di una difesa, quindi misura di tempo, e di spazio, cioè le basi quasi tutti gli sport di gara. La nostra Unione, sorta così povera, senza mezzi ed aiuti finanziari, pure seppe svilupparsi tenendo alto il nome di Maddaloni, prese parte all’ultimo concorso ginnico-nazionale, tenuto l’anno scorso in Venezia, fra 350 squadre fu classificata 29° e la terza fra le squadre meridionali e dire che essa fu l’unica e sola della nostra Provincia. All’ultima gara a Palazzo Reale di Caserta si guadagnò due primi premi, a Santamaria Capua Vetere tre primi premi ed un secondo premio anche nelle feste a Castellammare di Stabia, tanto da essere annoverata oggi fra le migliori squadre del mezzogiorno, essa potrebbe fare dappiù, ma e manca la vita: il campo. Ed è perciò che essa si rivolge a Voi ill.mi signori per avere da voi il mezzo come curare ed esercitare le membra, addestrare la gioventù negli esercizi ginnasi, che rendono l’uomo più forte dico agile, più intrepido, più coraggioso, più sensibile ed anche più intelligente, da fargli acquistare, con la fisica nella propria forza l’energia della mente e l’equilibrio dei nervi, per le lotte quotidiane. Come tante città d’Italia hanno concesso campi sportivi, cosi anche Maddaloni dovrebbe dare alla nostra associazione, temporaneamente, una porzione del giardino dell’ex convento dei Cappuccini. E questa associazione ne farebbe un campo sportivo, rispondendo alle esigenze moderne, a vanto ed onore della nostra città, che Venezia non sapevano neanche dove esistesse. Sicuro che questo nobile Consenso vorrà dare alla città tale sito di educazione, non tenendo conto delle poche centinaia di lire che verrebbe a mancare al bilancio comunale, ma che viceversa la città guadagnerebbe ad usura coll’affluire dei forestieri quando le gare si inizieranno. Con ossequi – Devotissimo. F.to Ferraro Giuseppe Presidente dell’Unione Sportiva Maddalonese”.

[8] Ivi, 133.

[9] Domenico Marzaioli lo troviamo eletto nel primo consiglio comunale post secondo conflitto bellico mondiale. Le elezioni si svolgeranno il 7 aprile del 1946 mentre la convalida arriverà il 20 aprile del 1946. Comporranno con lo stesso il Consiglio Comunale: Pietro Balbi, rag. Vincenzo Lombardi, avv. Luigi Brancaccio, Alberto Cerreto, Alfredo Massimo, Francesco D’Angelo, Salvatore Morbillo, notaio Girolamo De Laurentis, Paolo Palmieri, Alessandro delli Paoli, avv. Aniello Raffone, Alfredo De Sivo, gen. Domenico Renga, Antonio De Vincenzo, Elio Rosati, dr. Felice Di Vico, dr. Salvatore Sagnelli, Salvatore Farina, Francesco Senneca, dr. Eugenio Forgillo, Gabriele Sforza, Francesco Ginolfi, Giuseppe Sollitto, avv. Angelo Grauso, dr. Enrico Tammaro, dr. Michele Iadevaia, Alberto Zaza d’Aulisio, Pietro Padova e dr. Giuseppe Iorio. Lo ritroveremo anche nel civico consesso del giugno 1950. Tra le altre cose lo troviamo nel civico consesso del 2 agosto 1946 incaricato, con i consiglieri avv. Aniello Raffone; dr. Felice Di Vico; gen. Domenico Renga; dr. Giuseppe Iorio; dr. Salvatore Sagnelli e Francesco Ginolfi, di occuparsi delle problematiche riguardanti i reduci di guerra e l’assunzione di oltre venti di questi alle dipendenze dell’amministrazione comunale. Vedasi per approfondimenti: Francesco d’Orologio, Aspetti della vita amministrativa di Maddaloni – Tratti dalle delibere comunali dal 1900 al 1950, Maddaloni 2007, pagg. 39, 41-42, 46-47, 49, 64-65.

[10] Domenica 16 maggio 2010 si ebbe l’arrivo di Dominic Marzaioli al Santuario maddalonese e lunedì 17 maggio 2010 si ebbe in via Libertà a Maddaloni al Traguardo Volante in memoria del nonno Domenico, che ebbe  ad istituire il Centro Giovanile di Ciclismo, in occasione della 9’ tappa del Giro d’ltalia Frosinone/Cava de’ Tirreni. In quella occasione il traguardo viene vinto dal canadese M. Barry (team Sky).

[11] Dal matrimonio di Caterina Marzaioli e Domenico Milano nacquero altri sportivi. Infatti, il primogenito Vincenzo fu ciclista tesserato con Ia US lnternaples e GS Milano Sport, poi meccanico e accompagnatore ufficiale delle rappresentative regionali per gli annuali appuntamenti tricolori e nelle gare a tappe, ora è ciclista praticante nel settore mountain bike e contitolare assieme al fratello Carlo del negozio di Cicli Milano Sport a Napoli Corso Novara. Mentre, il secondogenito Carlo anche lui fu ciclista della US lnternaples e GS Milano Sport, ed ora, come il fratello Vincenzo è ciclista praticante nel settore Mountain Bike.

[12] Di Amedeo Marzaioli alcuni dei figli nati dal matrimonio con Angela Canzio, avvenuto il 9 ottobre 1971; la primogenita Mariangela sarà ciclista in età giovanile del Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni mentre il secondogenito Alberto sarà ciclista in età giovanile del Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni e poi del GS Villaggio dei Ragazzi, mentre ora riveste il ruolo di vice presidente del Vespa Club Maddaloni. Ed infine il terzogenito Massimo sarà ciclista in età giovanile del Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni.

[13] Anche nella famiglia di Luigi lo sport sarà di scena, infatti dal matrimonio con Nunzia Cardillo avvenuto il 16 marzo 1974, la primogenita Margherita sarà ciclista in età giovanile del Centro Giovanile di Ciclismo di Maddaloni, mentre la secondogenita Maria, fisioterapista, dirigente accompagnatrice della Coconuda Maddaloni in serie A di basket femminile. Ed infinine, il terzogenito Domenico, quinto Marzaioli Domenico della famiglia anche ad inforcare la bicicletta, è cestista cresciuto nella Artus di Maddaloni poi ha giocato in serie A di basket con la Juve Casertaed ancora in serie A2 con l’Angelico Biella. Attualmente gioca in serie A con l’Enel Brindisi.

[14] Un bellissimo ricordo di questo rapporto e dello spaccato familiare di quegli anni lo offre Amedeo Marzaioli, in ricordo del fratello Alberto il 14 febbraio 2015, in occasione del primo anniversario della morte del ciclista, presso la sala Conferenze della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo”: “Non potevamo non fare questo ricordo nel Villaggio dei Ragazzi.

Noi Marzaioli siamo  cresciuti nel Villaggio dei Ragazzi,  a 50 metri da dove vi parlo.

Appena si esce dal passo carraio a dx c’è il nostro cortile dove siamo nati.

A ret ‘o paraglione.  Un cortile pieno di gente, un vero teatro all’ aperto.

Il nostro appartamento, si fa per dire, erano tre bassi, che poi diventarono quattro, sparsi qua e là  con vista  sul cortile.

Oltre una cinquantina di persone, una sola fontana per l’acqua e un solo bagno che chiamarlo bagno è una grossa forzatura. Un buco su un muretto in fondo a uno stretto corridoio senza luce.

Accanto,  una stalla con un asinello, appresso la nostra cucina che di notte, come i restanti bassi,  si trasformava in camera da letto.

C’era la fame nera. Erano i primi anni del dopoguerra, Don Salvatore da qualche anno aveva aperto il suo Villaggio del Fanciullo, successivamente Villaggio dei Ragazzi.

Nostra madre ci mandava a fare la spesa  alla salumeria di Cicella di fronte alla Chiesa di S. Pietro,  a comprare, pensate, 25 grammi di caffè, 100 grammi di olio, 100 grammi di zucchero, un chilo di pane. Non pagavamo, Rosetta la salumiera segnava tutto su un  quaderno, si pagava a fine mese,  quando era possibile.

Eravamo in 11, sulla tavola un piatto unico per tutti. A nessuno di noi era consentito di dire “no questo non lo voglio, voglio un’altra cosa” perché l’altra cosa non c’era.

Quando ci mettevamo a tavola dovevi essere lesto, non dovevi tentennare, rischiavi di rimanere senza.

Ma vi posso assicurare che su quella tavola è vero che c’era poco, ma quella tavola era piena di allegria e di gioia di vivere  e ci saziavamo del solo piacere di stare tutti assieme.

Poi nel 1954 mio padre decise che uno di noi doveva correre in bicicletta.

Per continuare la sua passione interrotta dalla guerra. Era anche lui corridore, allora al campo Cappuccini c’era la pista e su quella pista mio padre  ha gareggiato  anche  con Alfredo Binda.

La scelta cadde su Alberto perché aveva l’età giusta. Mio padre allora si motorizzò, comprò un  ITOM usato e ogni domenica lui alla guida e Alberto dietro con la bicicletta sulle spalle.

Alla prima gara Alberto arrivò sesto per la paura di non perdersi per strada. Si correva a Trecase dove Alberto era tesserato. Gara di 120 km. il giro del Vesuvio. Alla partenza mio padre  raccomandò ad Alberto “non ti fermare per strada se no,  non so dove venirti a prendere”.

Alberto correva su  una bicicletta costruita da mio padre, aveva tanta di quella forza che spesso il telaio si spezzava e mio padre gliela aggiustava inserendo all’interno dei tubi un manicotto. A furia di mettere manicotti  si arrivò al punto che il telaio di Alberto ne erano due, uno dentro l’altro.

Allora era un ciclismo pioneristico, pulito,  una sola grande famiglia, amicizie vere durate nel tempo e che durano ancora oggi.

Quando arrivavano sulle gare mio padre, che aveva un tesaraggi sempre con sé per centrare le ruote, registrava non solo le ruote del figlio ma anche quelle dei suoi avversari,   per cui quando vinceva Alberto festeggiavano  anche  gli avversari.

Alla bottega di mio padre di via Bixio e poi di via Altomari venivano corridori da tutta la Campania per farsi aggiustare la bicicletta. Nessun  di loro ha mai pagato una lira.

Nostro padre era grande amico di Don Salvatore e proprio grazie a questa amicizia il ciclismo ha trovato nel Villaggio il terreno fertile per alimentare una tradizione ciclistica che dal dopoguerra in poi  ha visto protagonista la nostra famiglia.

Che cosa è stato fatto di ciclismo nel Villaggio dei Ragazzi ? Sarebbe più facile  dire che cosa non è stato fatto nel Villaggio.

Io e Angelo Letizia abbiamo dedicato una serata a trovare le tracce di tutto quello che è stato realizzato  nel Villaggio, naturale conseguenza dell’ entusiasmo  per le vicende ciclistiche di Alberto Marzaioli che facevano muovere da Maddaloni migliaia di tifosi al suo seguito.

Nel 1961, su richiesta da mio padre,  il Villaggio ospita l’intera squadra S. Pellegrino guidata da Gino Bartali  che deve partecipare al Giro della Campania.  Nelle sue fila anche Alberto Marzaioli.

In quella occasione Vincenzo Barletta,  il titolare del Cinema Alambra,  interruppe la normale programmazione ed organizzò una serata in onore di Gino Bartali.

Al rientro nel Villaggio Gino Bartali domandò a Don Salvatore “perché non organizziamo una tappa del Giro d’Italia? Don Salvatore mise le mani in tasca e gli rispose: ma io non ho una lira, ma non ti preoccupare prima o poi la faremo.  Passeranno  ben 24 anni prima di realizzarla con la Capua/Maddaloni a cronometro.

Nel 1978, 79 e 80 tre arrivi e tre partenze del Giro della Campania Internazionale a tappe per dilettanti. I corridori dormivano tutti nel villaggio,  proprio qui in questa sala che allora era un grande camerone.

In quel  periodo si svolse anche una riunione della Commissione Nazionale dei Giudici di Gara presieduta dall’amico Aldo Spadoni.

Nel 1980 è partito dal Villaggio il circuito degli Assi di Caserta, vinto da Francesco Moser,  con oltre 50 mila spettatori .

Sempre nel 1980 viene fondata la sezione ciclismo della Pol. Fondazione Villaggio dei Ragazzi, con  una squadra di giovanissimi tutti provenienti dal Centro Giovanile di Ciclismo.

Grazie  a Carmine Castellano tre arrivi di tappe del Giro d’Italia di cui due cronometro decisive per la classifica finale, La Capua/Maddaloni del 1985, Telese/Maddaloni del 1995,  poi la  Terracina/Maddaloni del 2000 il Giro del Giubileo. Tutte e tre queste tappe stanno nella storia del Giro.

Inoltre cinque volte Maddaloni è stata sede di partenza di tappe del Giro d’Italia.

Per tre volte anche la Tirreno/Adriatico è venuta a Maddaloni. Due  tappe sono partite proprio dal cortile del Villaggio, nel 2004 l’imperiosa volata di Petacchi su Cipollini sul rettilineo di via Napoli per la tappa Latina/Maddaloni.

Al Villaggio si svolgevano le feste sociali del Velo Club Maddaloni con ospiti d’onore Bugno, Moser, Chioccioli, Fondriest, Figueras, Alfredo Martini.

Bartali e Franco Mealli erano  di casa al Villaggio, lo è ancora Carmine Castellano.

Nel 2006 parte dal Villaggio la 2^ tappa del Giro d’Italia Under 26 organizzato proprio da Carmine Castellano che l’anno prima aveva lasciato la direzione del Giro df’Italia.

Nel 2010 il  Villaggio dedica una gran Fondo alla memoria di Don Salvatore.

Nel 2011 per il  Giro d’Italia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia parte da Maddaloni la tappa che arriva a Montevergine. Si passa nel Villaggio dei Ragazzi per un omaggio a Don salvatore.

Poi mostre sul ciclismo e sul Giro d’Italia.

Troppo lungo l’elenco delle gare per le categorie minori che si sono svolte nel Villaggio.

Ecco  perché il Villaggio dei Ragazzi potrebbe anche chiamarsi Villaggio del Ciclismo.

Ora consentitemi di uscire per un attimo fuori tema.

A nome della famiglia Marzaioli e credo anche a nome di tutti i maddalonesi perbene esprimiamo al nostro Sindaco Rosa De Lucia la  più viva, piena e sincera solidarietà per i recenti incresciosi e incivili episodi che l’hanno visto, suo malgrado,  coinvolta.

In una democrazia che si rispetti il diritto di critica non si  nega a nessuno. Però la critica deve rispettare  alcune regole fondamentali: deve essere costruttiva e propositiva ma soprattutto deve essere rispettosa della dignità della persona a cui è rivolta, specie se è  donna.

Siamo sicuri che Lei farà appello a tutte le sue forze per salvare il Villaggio dei Ragazzi.

Salvare il Villaggio significa salvare la storia di Maddaloni e dei maddalonesi. Chi più e chi meno tutti hanno avuto rapporti con Don Salvatore e la sua fondazione.

Significa non  mortificare e seppellire i sacrifici fatti da Don Salvatore che ha avviato alla vita migliaia di giovani con un diploma e un posto di lavoro.

Significa salvare innanzitutto  250 posti di lavoro per dare certezza e dignità ai lavoratori del Villaggio che con  responsabilità e sacrifici sono tutti al loro posto per assicurare  la vita della Fondazione.

Perdere altri 250 posti di lavoro sarebbe una ulteriore mazzata per la già disastrosa    economia della nostra Città, scippata di tutto quello che c’era da scippare.

Rientro in tema per i doverosi ringraziamenti.

Grazie agli illustri ospiti che con affetto  hanno voluto essere qui presenti a parlare del nostro caro congiunto.

Grazie di cuore a voi presenti in sala.

Grazie alle aziende Logita e Arcobaleno che hanno assicurato  il necessario supporto economico.

Grazie alla ditta Fean e al Vespa Club Maddaloni per la collaborazione organizzativa.

Grazie, infine, a tutte le maestranze del Villaggio dei Ragazzi che con la  loro disponibilità e professionalità hanno resa possibile questa manifestazione.

Ci siamo sentiti  a casa.  Come sempre.

Affettuosamente grazie a tutti dal profondo del cuore”.

Foto gentilmente concessa da Amedeo Marziaioli:14 febbraio 2015 Amedeo Marzaioli ed  il tavolo degli ospiti in occasione dell’incontro “In ricordo di Alberto Marzaioli” tenutosi nel Villaggio dei Ragazzi nel 1° anniversario della scomparsa. Al tavolo, da sin. a dx, Angelo Damiano medaglia d’oro Olimpiadi di Tokio ’64, Carmine Castellano direttore del Giro d’Italia, Gianfranco Coppola giornalista RAI, Rosa De Lucia sindaco di Maddaloni, Italo Zilioli maglia gialla al Tour dei France e 5 vittorie al Giro D’Italia e tre volte 2° in classifica generale, Gian Paolo Porreca giornalista e scrittore, editorialista de Il Mattino e Tuttobiciweb.

La storica collaborazione tra Marzaioli e don Salvatore d’Angelo è espressa nel noto video sul noto social YouTube al link https://youtu.be/tnnhQAX3dGM con testo di Amedeo Marzaioli. Eccone il testo: “Alberto Marzaioli, il gregario che piaceva a Bartali

La storia ciclistica di Alberto Marzaioli é anch’essa legata alle vicende dei primi anni di vita della fondazione Villaggio dei Ragazzi voluta e creata da Salvatore d’Angelo per recuperare e riportare alla vita i tanti orfani vittime della seconda guerra mondiale.

Agli inizi degli anni ’50 il giovane Alberto era l’incaricato di papa Domenico a portare al Villaggio le biciclette riparate nella bottega di via Bixio che allora erano il parco macchine della fondazione.

“Alberto questa é la bicicletta e questo é il conto, ti raccomando non tornare senza soldi” Invece Alberto ritornava sempre senza soldi e senza bicicletta. “Dici a don Mimi che passo io da lui” gli diceva Don Salvatore. Non passava. Con tutti i problemi che aveva.

In seguito pero quando Alberto divenne più che una promessa dei ciclismo italiano il buon Don Salvatore restituì con gli interessi i debiti che aveva con don Mimi amico personale e di partito, assieme ad altri amici fondarono la sezione maddalonese della Democrazia Cristiana.

Alberto Marzaioli ciclista esplode nel 1958 vincendo in ogni angolo della Campania e anche fuori regione. Suo acerrimo nemico in gara, ma amico fuori corsa, il recalese Mario Acconcia che gli contrastava il primato della popolarità. Botte da orbi su ogni gara tra le opposte fazioni di tifosi.

Se ne accorsero anche i giornali, al seguito di Alberto Marzaioli c’erano anche gli inviati: Crescenzo Chiummariello di Sport Sud, Lino Cavalieri del Corriere dello Sport, Luigi Montini de Il Mattino. Da Avellino scriveva di Marzaioli un giovane apprendista giornalista Biagio Agnes.

Guidato da Vincenzo Milano, factotum del ciclismo regionale, Alberto riesce ad entrare nell’elite del ciclismo italiano partecipando a tutte le classiche del calendario nazionale.

Ecco che allora entra in scena don Salvatore. Spesso papa Domenico non aveva i soldi per le trasferte dei figlio, lo mandava da Don Salvatore il quale – ben conoscendo la situazione familiare dell’amico don Mimi (una bottega di bici, la moglie e 9 figli da sfamare )—  finanziava di tasca propria l’attività di Alberto.

Grazie anche a Don Salvatore Alberto ottenne ottimi risultati: fu campione campano su strada nel 1958 e nel 1960, campione campano nella velocità su pista nel ‘59, primo nel circuito di Tuoro, primo al Giro della Sila a tappe, terzo nel giro della provincia di Salerno a tappe, vice campione italiano dilettanti nel ‘58 a Messina, componente della squadra azzurra dilettanti su strada per i mondiali di Zandwoort nel ‘59 e per le Olimpiadi di Roma del 1960.

Nel 1960 durante la finale a tappe S.Pellegrino, vinta da Balmamion, fu convocato da Gino Bartali alla vigilia dell’ultima tappa, era quarto in classifica generale, che gli fece firmare il contratto per il passaggio al professionismo. Scene di entusiasmo quando la notizia giunse a Maddaloni. In quella squadra avrebbe dovuto gareggiare anche Fausto Coppi.

Dotato fisicamente per Gino Bartali era un passista-scalatore con spiccate doti di recupero adatto per le corse a tappe. Anche i tecnici di allora considerarono Marzaioli il ciclista più valido tecnicamente e stilisticamente che il sud aveva espresso dagli inizi dei ‘900, in seguito sarà uno dei più apprezzati gregari del ciclismo italiano.

Nel 1961 dopo il debutto nella Milano/Torino. Bartali lo butta nella mischia per “fare le ossa”. Lo iscrive alla Parigi/Roubaix. Il vincitore Van Looy era già da parecchio in albergo, si accendevano le prime luci della sera, i dirigenti italiani al traguardo fecero la conta dei connazionali giunti all’arrivo, ne mancava uno, il napoletano Marzaioli. E allora Gino Bartali, Vincenzo Torriani, Adriano De Zan, che da parecchio aveva chiuso la telecronaca, e Rino Negri, lo storico giornalista della Gazzetta, decisero di aspettarlo.

Quando finalmente Marzaioli comparve in dirittura di arrivo vinse la volata dei ritardatari, scese dalla bicicletta, si strofino gli occhi per liberarli dal fango ed in un colorito napoletano esclamo: “che schifezze di strade”.

Una risata generale concluse la giornata. L’episodio rimase, per anni, nei ricordi dei protagonisti, spesso Rino Negri, che descriveva Marzaioli ”un marcantonio di 80 chili”, lo racconterà per presentare “la classica del Nord”.

Nel 1961 ottiene un quarto posto al GP Cabiate e nella 2^ tappa della Tre Giorni del Sud, 5° nel GP Capocolonna, 8° nel GP Ponzano Magra; conclude anche la Parigi/Bruxelles, nel ’62 si piazza secondo nella tappa Sassari/Olbia del Giro di Sardegna, ispiratore della volata finale che consentì a Vittorio Adorni di ottenere la prima vittoria da professionista, si piazza al 3° posto nella tappa Chieti/Fano del Giro d’Italia, quarto al Giro della Provincia di Reggio Calabria. Nel ’63 é secondo nella 2^ tappa del Giro della Svizzera, 8° nella classifica finale, é considerato il migliore italiano in gara. Nel ’64 é ottavo nella Rimini/San Benedetto del Tronto del Giro d’Italia, é quarto nella Livorno/Santa Margherita Ligure, era solo in fuga, una foratura ne rallentò l’azione e venne raggiunto e superato nella dirittura d’arrivo da Bitossi, Adorni e Zilioli, il giorno dopo ricevette i complimenti di Jacques Anquetil che vinse il Giro . Nel 1965 la svolta decisiva della vita. Il patron dell’Ignis, il grande Guido Borghi, non solo gli dà il posto in squadra ma gli dà anche il posto di lavoro nello stabilimento di Napoli.

Abbandona l’attività dopo un 3° posto nel Gran Premio di Ceprano dedicandosi poi all’attività dirigenziale promuovendo la nascita di nuove società ciclistiche come il Pedale Maddalonese, Il GS Crocco, il GS Antonio Papa e poi il Centro Giovanile di Ciclismo la società ciclistica di famiglia dove tutti sono saliti in bici, comprese le donne. Avvia al ciclismo centinaia di giovani e meno giovani che confluiranno poi in altre società quali la Ciclistica Maddalonese, la Polisportiva  Montedecoro, Il GS Della Valle, la Polisportiva Villaggio dei Ragazzi, il Velo Club Maddaloni.

Nel 1985 é responsabile tecnico del comitato locale della cronometro Capua/Maddaloni e sarà sempre un riferimento importante quando spesso il “grande ciclismo” approda a Maddaloni, tanto spesso che il Villaggio dei Ragazzi potrebbe benissimo chiamarsi “Villaggio del Ciclismo”.

Durante gli anni di lavoro si appassiona al settore della logistica acquisendone tutte le problematiche organizzative, intuisce che la logistica sarà un settore strategico del terziario e quindi trasmette le sue esperienze ai suoi quattro figli Domenico, Pasquale, Luigi e Americo che insieme, hanno realizzato quello che era “il suo sogno”: creare più realtà societarie nell’ambito distributivo e della logistica. Queste realtà oggi operano sull’intero territorio nazionale.

Alberto aveva pianificato tutto, coltivando e agevolando le capacita dei suoi figli, consentiva ad ognuno di loro di raggiungere i propri obiettivi anche in campi diversi dalla logistica e dalla distribuzione. Difatti Pasquale, avvocato noto del foro di Santa Maria Capua Vetere, oggi assiste legalmente l’intero gruppo imprenditoriale.

Esempio di forza e di tenacia Alberto é stato un campione anche nella vita di tutti i giorni.

Marito, padre e nonno esemplare. E’ stato un campione per tutti gli sportivi maddalonesi.

Attraverso i propri figli Alberto Marzaioli é più vivo che mai”.

[15] La prima volta dunque che Alberto sarà al Giro d’Italia sarà nel 1962, di cui si ricorda una ottima posizione in classifica generale e dove è ancora vivo il ricordo del terzo posto nella tappa Chieti/Fano. Qui fu costretto al ritiro a causa di una bufera di neve, siamo  al Passo Rolle, e la stessa  fu vinta dal suo compagno di squadra Vincenzo Meco. Va detto che quell’anno appena 47 atleti, o meglio “superstiti”, riuscirono a concludere il Giro d’Italia.

L’anno seguendo, sempre al Giro d’Italia si classificò al 61° posto. In effetti il risultato sarebbe potuto essere diverso se la sua squadra, la San Pellegrino Sport, non avesse abbandonato in protesta il Giro al termine della sesta tappa. Si ricorda che i corridori furono tenuti in gara a spese dell’organizzazione “Squadra n. 11 Sport”. In quella stessa gara, al termine della tappa Caserta/Castelgandolfo, Alberto fu intervistato nel Processo alla Tappa, al tempo condotto da Sergio Zavoli. Di quell’edizione si ricorda che Marzaioli fu il più valido gregario di Zancanaro che concluse il Giro al 3° posto dietro Balmamion e Adorni. Ultima partecipazione è quella del dove  ottenne un importante  24° posto grazie agli ottimi piazzamenti in ogni arrivo di tappa.