MADDALONI (Caserta) – Piazze del Sapere è promotore a Maddaloni, presso la Sala “Luigi Settembrini” del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” un evento dal titolo “In memoria del sen. Salvatore Pellegrino – Protagonista della rinascita democratica in Terra di Lavoro”. Il convegno è pubblico ed inizierà alle ore 10,30 di venerdì 11 dicembre 2015.

La Presentazione sarà affidata a Pasquale Iorio (Portavoce FTS Casertano) a cui seguiranno i saluti di Rosa De Lucia (Sindaco di Maddaloni) e Michele Vigliotti (Rettore del Convitto ospitante). Prima delle relazioni un familiare del Senatore Salvatore Pellegrino Masino Suppa farà una comunicazione. Gli Interventi Programmati sano quelli di Paolo Broccoli (già Deputato P.C.I.), Gianni Cerchia (Università del Molise), Luigia Grillo (Direttrice Archivio di Stato) ed Antonio Orabona (già Consigliere Provinciale) a cui si aggiungeranno le Testimonianze di Gian Matteo Centore (Avvocato), Italo Madonna (Avvocato) ed Aldo Mosca (Professore).
La nota informativa dell’evento riferisce che sono previsti contributi scritti e documenti.

Dunque si rinnova il ricordo di Salvatore Pellegrino a cui in occasione della morte (Maddaloni, il Senatore Salvatore Pellegrino nasce al Cielo, il Saluto alle 12 alla SS Annunziata) ed ad un mese dalla scomparsa (Maddaloni, il ricordo del Senatore Salvatore Pellegrino ad un mese dalla morte) ho desiderato ricordarlo con mie ricordi personali, e testimonianze.
Sicuramente su Salvatore Pellegrino c’è tanto da dire, al di là della sua persona per quanto la sua figura, anche presso le istituzioni oltre che nella vita sindacale e professionale, ha rappresentato. Parlare di Salvatore Pellegrino oggi, per taluni aspetti cosa un po’ azzardata perché non esaustivamente ancora studiata la sua “azione”, nelle tante realtà in cui ha operato, ne tanto meno chiaro lo scenario, di cui probabilmente è uno degli ultimi, se non addirittura l’ultimo, protagonista di un epoca storica. Però, al contempo, se per certi aspetti c’è il rischio di far storcere il naso a qualcuno a cui non è stato sempre simpatico (come tutti noi ha avuto simpatie ed antipatie che si sono state ricambiate) il volerlo commemorare avvalendosi di chi ha percorso con lui un cammino o scientificamente può offrire elementi e tasselli utili, con le testimonianze di vita ed empatiche di coloro i quali personalmente, politicamente o sindacalmente si sentono vicine a Salvatore Pellegrino, atte a porre non solo una conoscenza più completa della sua persona ma anche a meglio definire lo scenario di un epoca, quella del secolo scorso, che è tutt’ora attenzionata da uno studio conoscitivo spesso “frenato” per l’esistenza in vita di protagonisti e congiunti la cui “sensibilità” potrebbe essere provata da analisi storiche non sempre favorevoli.
Non voglio sicuramente ripresentare quanto già riferito sul profilo di Salvatore Pellegrino, del senatore Salvatore Pellegrino, de resto chi vuole può andare a leggere i precedenti contributi (Maddaloni, il Senatore Salvatore Pellegrino nasce al Cielo, il Saluto alle 12 alla SS Annunziata e Maddaloni, il ricordo del Senatore Salvatore Pellegrino ad un mese dalla morte), bensì offrire altri spunti di riflessione per il tramite di nuove testimonianze.
La prima testimonianza è quella di Giosuè Bove il quale fa, giustamente, una contestualizzazione della sua storia politica inserendo il suo ricordo del senatore Salvatore Pellegrino.
Segue la testimonianza:
“Io non ho mai fatto parte del PCI in quanto la mia formazione politica ha seguito ben altro percorso, attraversando la sinistra marxista (fronte unito, poi il partito di unità proletaria e democrazia proletaria), le occupazioni di case a Maddaloni e Acerra, i movimenti studenteschi e i movimenti sociali di lotta, in particolare i Disoccupati Organizzati di Banchi Nuovi a Napoli, confluendo poi in quella che può essere definita la costellazione dell’Autonomia Operaia.
Dunque una “educazione sentimentale” molto distante da quella di Salvatore Pellegrino, che per me era soprattutto il padre di un amico fraterno, Antonio. Non c’erano rapporti “politici” in quella fase. Ho incrociato il Senatore successivamente, dopo il 1994, quando decisi, insieme al gruppo redazionale della rivista “Officina” di entrare in Rifondazione Comunista. A Maddaloni sono stato per lungo tempo segretario di un circolo di Rifondazione Comunista tra i più importanti e vitali della provincia di Caserta, con diverse centinaia di iscritti e, almeno nella prima fase, con più consiglieri comunali del PDS. In quel periodo ebbi un rapporto molto stretto con il Senatore Pellegrino anche per il legame politico ed umano con Angelo D’Aiello, il mai dimenticato compagno Cacianiello e con Pasquale Nappo, il compagno Cacchino.
Nelle serate passate a parlare di lotte bracciantili, di scontri, di vittorie e di sconfitte, ci divertivamo, spesso, a mettere in mezzo il Senatore facendolo passare per il moderato ed il legalitario che tutto sommato era. Un uomo buono, il Senatore, ma appunto lontano dalla mia educazione sentimentale e che, però, è rimasto nel mio cuore per le stupende parole che ebbe a pronunciare in occasione del saluto a Cacianiello (parole che mi ispirarono anche un racconto) e del lungo abbraccio che avemmo quando salutammo insieme Cacchino.
Le contrapposizioni degli anni ’70 e ’80 sulla questione della lotta per il pane e delle occupazioni di case tra noi (quel “noi” che eravamo, fuori e contro il sistema) ed il Senatore e la storia del partito comunista, si sono sciolte in quegli abbracci ancora caldi, seppur ormai lontani nel tempo. E nel vedere sfilare, un mese fa, la bandiera rossa, salutata da qualche timido pugno alzato, sull’ultimo letto di quel che è stato sempre un uomo buono ed un bravo compagno, il Senatore Pellegrino”.
Quella che segue è la testimonianza di Salvatore Nappo, figlio di Pasquale, richiamato nella testimonianza di Bove e che ritorna in quella del figlio in memoria di Salvatore Pellegrino.



Quella che segue è la testimonianza d Salvatore Nappo:
“….un altro pezzo di storia politica ed umana di questa città ci ha lasciato, il sen. Salvatore Pellegrino ci lascia a 93 anni, una lunghissima militanza nel PCI, poi nel PDS e nei DS,….la Storia la fanno gli Uomini ed il sen. Pellegrino è stata una mente acuta ed attiva nella politica di questo territorio. Ho conosciuto il sen. Pellegrino sul finire degli anni ’80 e mi ha sempre affascinato la sua grande preparazione in economia e finanza, fino a quando ha potuto ha dedicato la sua vita alla sua professione di dr. commercialista e consulente in materia tributaria, porto con me il bel ricordo quando dovette difendere mia moglie innanzi alla commissione tributaria provinciale nel 2002, per un mero errore di valutazione dell’Ufficio del Registro, vincemmo il ricorso, ho ancora conservata la sua memoria difensiva e la sentenza di accoglimento del nostro ricorso,………..la Storia la fanno gli Uomini e tu, compagno senatore, rimarrai un’icona, politica ed umana, della Storia di questa città e di questo territorio……….la terra ti sia lieve e la tua anima gentile e a volte irruenta riposi in pace………..un pensiero all’amico Antonio ed all’arch. Vincenza a voi rivolgo il cordoglio della Fam. Nappo che era tua grande amica……….ciao Senatore Pellegrino……….questa città non dimenticherà la tua bella persona………….


Per le foto di Pasquale Nappo si ringrazia il figlio Salvatore. Nell’insieme una è del 2008, le altre sono di quando Pasquale era studente in Giurisprudenza anni 1964-65 e di quando era direttore amministrativo del campo profughi di Capua.
Per ragioni anagrafiche Pasquale Nappo era più giovane di Salvatore Pellegrino erano 15 gli anni differenza che li dividevano……. ricordo però che mio padre Pasquale aveva per Salvatore una grande stima e quasi una benevola venerazione verso colui che era stato, a soli 41 anni, nell’assemblea del Senato delle Repubblica e quindi lo vedeva come l’uomo che era stato un legislatore di questo paese, ricordo che avevo 22 anni, erano gli anni della “cosa occhettiana” e in quegli anni si discuteva nelle sezioni, allora c’erano le sezioni di partito, si discuteva di questa “cosa” che allora Achille Occhetto stava per dare alla luce, era serrato il dibattito nelle sezioni, allora si discuteva nei partiti, e c’erano ovviamente le dovute differenze, mio padre, nato e morto ingraiano, era molto scettico e vedeva nella “cosa occhettiana” la dissoluzione e la fine della sinistra storica di questo paese, Salvatore invece, molto più moderato, difendeva il segretario Occhetto ed affermava che si dovevano accettare le sfide del tempo e rinnovare la sinistra, appunto in un’altra “cosa”, quella cosa diventò il PDS, che uscì dal drammatico congresso della bolognina dell’89, ricordo le lacrime di Occhetto, per mio padre e pochi altri lì finì la militanza nel PCI, non entrò nel PDS, mentre Salvatore fu insieme a molti altri fondatore del PDS anche nella nostra provincia, mentre mio padre nel ‘91 fu tra i fondatori, al teatro Brancaccio di Roma, del PRC.

C’è stato sempre un grande rispetto per i compagni del PDS, ma i percorsi politici erano sempre più divergenti, la sinistra moderata che voleva andare al governo, in contrapposizione la sinistra radicale che obiettava e che voleva essere una sinistra di lotta e di classe, devo dire che a distanza di 26 anni, la sinistra ha perso le due sfide ed è quasi scomparsa, tranne che in altri paesi europei, dove vince e si fortifica, vedi Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda (n.d.r.), le differenze erano forti si partiva dall’assunto, per il PDS, che il governo era il fine, mentre per gli altri, i comunisti radicali, il governo rappresentava il mezzo “per cambiare lo stato di cose presenti” quindi un continuo richiamo al marxismo, che per i compagni del PDS era orami cosa superata, poiché si poneva di fronte la sfida politica del 3° millennio e gli arnesi della politica dovevano essere rinnovati.
Salvatore Pellegrino, però è stato sempre un attento osservatore delle dinamiche politiche della sinistra, era sempre presente alle manifestazioni pubbliche e spesso anche alle riunioni, interne, del PRC maddalonese, ascoltava e spesso interveniva con la sua verve, per portare la bontà della scelta dell’89 e, come dire, quasi per convincere i compagni del PRC a lasciare la radicalità per iniziare la sfida del governo del paese.
Ricordo che Salvatore era il punto di riferimento per centinaia di compagni e cittadini per questioni fiscali e tributarie, lui esperto fiscalista e tributarista era colui che raccoglieva le “carte” dei cittadini e dei compagni, le studiava e aveva sempre la soluzione, ho citato la mia piccola personale diatriba con l’ufficio del registro di Caserta, era così un’icona del ricorso alla commissione tributaria di primo e secondo grado.
Tra le tante battaglie contro le vessazioni tributarie tutti ricordano quella contro il balzello della tassa da versare al consorzio di bacino del basso Volturno (credo si chiamasse così, non ricordo), centinaia di milioni di lire chiesti ai cittadini dei comuni che rientravano nel bacino ma dal quale consorzio oltre a non avere servizi non era neanche legittimo l’appartenenza di molti comuni a questo consorzio, ricordo che si creò un grosso movimento di lotta contro queste cartelle, il luogo di ritrovo era il circolo della ciclistica maddalonese, Salvatore era il presidente in pectore di questo comitato di lotta di centinaia di cittadini che si sentivano vessati da questo tributo illegittimo e vessatorio, ricordo che aderirono moltissimi compagni sia del PDS che del PRC tra tutti cito, appunto Pasquale Nappo per le questioni di consulenza legale e di diritto civile e amministrativo, Aldo Mosca, Vittorio Colamonici, Alfredo Caramico, Vincenzo del Giudice e molti altri che crearono un centro nevralgico provinciale di opposizione alle cartelle del balzello del consorzio, fu per me una esperienza vera di lotta democratica e civile, una vera opposizione alla burocrazia di questo paese, è per questo che queste lotte non si dimenticheranno e gli Uomini che le animavano, lo facevano con spirito democratico, di giustizia e di solidarietà.
Arriviamo agli anni 2000, il sen. Pellegrino era sempre attento osservatore sulle dinamiche della sinistra italiana, la diversità e la distanza delle due sinistre italiane era sempre più marcata e oserei dire forte, ma Salvatore non desisteva dal fascino di ascoltare sempre l’altra parte della sinistra italiana e maddalonese, quante volte ha sostenuto, anche economicamente, le iniziative del PRC cittadino e provinciale, sempre interveniva ai nostri congressi, le nostre assemblee tematiche, e forniva ai partecipanti sempre una visone del quadro economico mondiale che si avviava a subire una globalizzazione del mercato e la supremazia di esso sul lavoro e sui diritti che venivano sempre più ristretti a cominciare da quelli del lavoro; vivo è in me il ricordo quando il venerdì sera mi ricordava di portargli la copia di Liberazione, il quotidiano del PRC, la domenica mattina a casa, e durante quei 10 minuti mi tratteneva a discutere sul titolo di apertura del giornale, bei ricordi, lo ascoltavo sempre con attenzione e rispetto, aveva quasi 80 anni ed era sempre lucido nell’analisi economica e politica di quegli anni, mi diceva : “guarda che il mercato sarà sempre più forte, arriveremo al punto che le grandi banche e le grandi multinazionali, fra un po’ di anni, avranno il controllo dell’economia mondiale, e noi dobbiamo sempre opporci a questa supremazia, perché noi comunisti dobbiamo fare da apripista contro la sciagurata opzione del primato dell’economia sulla politica”, in 10 minuti mi faceva capire che la Politica era e doveva essere al di sopra di tutto, e quindi il primato della politica non si discuteva, concetti difficili, per me giovane trentenne, ma li rendeva facili e comprensibili, e soprattutto concetti da approfondire con la lettura e la militanza.
Salvatore Pellegrino, il sen., è stato un pezzo di storia della sinistra in questa città ed in questa provincia, anche se ha aderito prima al PDS, poi ai DS, non ha mai smesso di essere comunista, è stato un Politico di razza, un Uomo che ha amato il suo partito, lo ha seguito, lo ha rispettato, lo ha amato, come ha sempre amato la sinistra di cui era fiero di appartenere, era una mente alta e acuta, non sarà dimenticato dal popolo maddalonese, e non sarà dimenticato perché la Storia la fanno gli uomini”.
A questo punto voglio riportare la testimonianza di Carlo Scalera che segue:
“Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere il senatore Salvatore Pellegrino da bambino, quando accompagnavo mio padre Andrea, per questioni di dichiarazioni fiscali, presso il suo ufficio e mi dovevo sorbire intere ore di colloqui, di critiche, alla Democrazia Cristiana ed in particolare contro don Salvatore d’Angelo.
Con il sacerdote va detto che da quello che mi risulta il rapporto tra Salvatore e don Salvatore è stato sempre di odio e amore. Va aggiunto che per noi della estrema sinistra di allora Salvatore Pellegrino era un “borghese” contrapposto a Cacianiello la cui opera ammiravano di più.


Tornando al ricordo va detto che erano gli anni sessanta, ed io militavo nell’estrema sinistra, nel movimento Servire il popolo, avevo sedici anni, e con mio cugino Arturo Scalera più di una volta, in vari incontri, ebbi modo di frequentarlo e apprendere la compostezza e l’ironia con cui ci rispondeva.
Nonostante fosse un iscritto al Partito Comunista, non risparmiava le critiche a nessuno, sia a sinistra che a destra. Il rigore intellettuale dell’uomo, il ricercatore della verità, si vedeva soprattutto in questo.
Non ha mai cercato di influenzare noi giovani, cercando di farci vedere il buono solo da una parte; ci stimolava sempre ad analizzare criticamente i fatti.
Salvatore Pellegrino e’ stato un uomo che ha saputo coniugare etica e politica, così come tanti altri che hanno segnato la storia del movimento operaio nella nostra regione e non solo.

Il ricordo che lascia in me è indelebile, una conoscenza di più di quaranta anni, e sembra ieri quando lo incontrai nell’anno 2005, allorquando io militante nei Verdi e lui un acceso condottiero nei confronti della Cementir.
Iniziò così una relazione di stima ed affetto, arrivando sino alla candidatura, da indipendente nei Verdi, alla Camera dei Deputati della figlia, Enza Pellegrino.
Oggi non resta che il ricordo di una persona che mi ha arricchito culturalmente ma soprattutto umanamente …un saluto ad un grande uomo…
Ciao caro Salvatore, riposa in pace e non smettere mai di combattere sei stato un grande professore di vita che ha saputo coniugare al meglio il rigore e l’ indipendenza dello studioso con il coraggio di prendere posizione e schierarsi nella vita pubblica e civile.
Sono certo che in un altra epoca saresti stato un grande Ministro dell’Economia, la tua scomparsa lascia un grande vuoto in tutti noi.
Ciao Salvatore, battagliero, economista capace di mettere sempre in primo piano il lato civile e sociale dell’economia”.

Foto ufficiale del Senatore Salvatore Pellegrino
Il ricordo e testimonianza di Vincenzo Santangelo che segue, per quanto siano stati indiretti i rapporti e breve il commento, esprime curiosità, aneddoti e caratteristiche interessanti del Senatore Pellegrino. Si consideri che il testimone di cui segue il contributo ha lasciato Maddaloni per motivi di lavoro trasferendosi in Sardegna un cinquantennio fa, ecco la testimonianza:
“Con il sen. Salvatore Pellegrino non ho riscontri diretti perché parte avversa politicamente nel periodo della mia gioventù e permanenza a Maddaloni. So che aveva parenti in via Troiani, zii e cugini, più su della casa di don Salvatore d’Angelo e so per certo che gli stessi parenti non votavano il suo partito nelle amministrative ma votavano per don Salvatore presente nelle liste DC.
È altrettanto vero però che alle Politiche riscuoteva voti e molti nella zona di via Troiani e Pignatari. Ho l’occasione di ascoltare i suoi comizi e posso solo dire che aveva una foga ed una grande passione nei concetti politici che esprimeva, indubbiamente uomo di specchiata onestà. Oggi si sente la mancanza di tali personaggi, io da pensionato e da sindacalista mi sono avvicinato a concetti da lui espressi di abbattimento delle povertà e della salvaguardia delle categorie deboli”.
Segue ora la testimonianza di Umberto Santacroce[1]:
“La morte di Salvatore Pellegrino, ha riportato alla mente un insieme di sentimenti ed emozioni che mi porta col pensiero agli anni 1950. E’ in quel periodo che ho conosciuto Salvatore, allora studente universitario, che accettò di prepararmi per l’esame di ammissione (uno dei tanti di cui è segnata la mia vita) al 3° anno dell’Istituto Tecnico Commerciale per Ragioniere per le materie scientifiche, tecniche e per il programma di Storia. Glielo aveva chiesto mio padre dirigente della Sezione socialista. Salvatore era già rinomato dirigente comunista.
Io avevo sedici anni e provenivo dall’Istituto Tecnico per Computisti. Del mio percorso formativo non è questo il momento per parlarne ma comunque, alla fine ebbi il diploma e il rapporto di amicizia fu duraturo.
Io m’iscrissi al PSI di Rodolfo Morandi che aveva il Patto di unità d’Azione e con i Giovani Socialisti affrontammo una situazione difficile aprendo a Maddaloni l’esperienza del “Dialogo con i cattolici”. Difficile strategicamente perché si prestava a due impostazioni sostenuta dall’allora sinistra socialista che puntava sugli interessi comuni dei lavoratori, di tutte le formazioni, sia cattolici sia socialisti, comunisti, ecc. Ma prevalse la spinta dei poteri forti di allora.

In questa foto il prof. Balsamo, di cui Salvatore Pellegrino era affascinato dalla figura politica, ed Umberto Santacroce, anno 1953.
Io allora, insieme ad Antonio D’Onofrio, con una attenzione da parte di Salvatore Cardillo tentammo un percorso sul fronte della difesa democratica (Comitato Antifascista), per un programma di sviluppo economico e per un piano regolatore comunale ma si erano create le condizioni contrarie. La parte della D.C. allora con l’Assessore Don Salvatore D’Angelo che politicamente sosteneva l’area Andreottiana. A ostacolare questo processo, purtroppo fu anche il PCI che l’aveva considerato prevalentemente come divisione della sinistra e con la riduzione del suo consenso strategico acquisito.
Salvatore Pellegrino, accettò la direttiva del Partito e alla fine il tentativo, uno dei primi momenti di “Dialogo con i cattolici” fallì.
Io, poi, essendo statu escluso dal Corso di Allievo Ufficiale per insindacabile giudizio del Ministero della Difesa, fui accetta al servizio militare per cui per un anno e mezzo fui tagliato fuori dall’impegno politico operativo.
Poi Salvatore Pellegrino fu eletto Senatore della Repubblica; io, invece, vincitore del concorso di Revisione della Corte dei conti.
Un giorno ci incontrammo per caso in Piazza della Repubblica. Con me c’era Maria, mia moglie, e Maria Daniela la primogenita.
Maria, in questi giorni, ha ancora il ricordo del compagno senatore che mentre si intratteneva a parlare dei problemi del Paese, gradualmente si spostava, sotto i portici, verso un negozio per comprare ed offrire alla nostra bambina una tavoletta di cioccolata.
Fu l’ultima occasione per parlare anche se lui insistentemente si rendeva disponibile per incontrarci sui problemi sindacali considerato il mio ruolo nel Sindacato degli statali della CGIL”.
Si vuole chiudere questo contributo a Salvatore Pellegrino con la testimonianza di don Matteo Coppola, che segue:
“Parlare di Salvatore Pellegrino vuol dire parlare di un signore della Politica, dove per signore della politica si intende una persona dedita al bene comune, aperto ai cambiamenti, di cultura, impegnato per la sua Città e per i cittadini. Un uomo serio ed impegnato, e come uomo, come tutti noi, probabilmente, senza volerlo, avrà anche commesso involontari scelte sbagliate di valutazioni o sostenuto iniziative non propositive per la collettività, ma questo è proprio della natura umana e se ciò è accaduto non lo è stato per “andare contro” ma perché nella sua visione quella era una soluzione/scelta/azione coerente con la sua adesione politica, partitica, sindacale e di cittadino.
Una persona rispettata e che aveva rapporti cordiali con tutti oltre ad essere anche sostenuta elettoralmente nella competizione al Parlamento e del resto, proprio su questo punto, non mi sono mai dato un senso alla scelta di non riproporlo e sostenerlo, a cura della sua componente politica, per ulteriori mandati al Parlamento Italiano. Non è chiara questa scelta, almeno a me, del perché il Partito Comunista Italiano non abbiano continuato a puntare sulla sua presenza nella Capitale quando poi a livello cittadino, provinciale e regionale ne valorizzava le doti e l’impiego politico e di contributo d’idee.
Ho avuto modo di conoscere il senatore Salvatore Pellegrino in giovane età allorquando militavo nella rappresentanza giovanile della Democrazia Cristiana. Anni in cui era frequente il dialogo tra la DC e il PCI[2] .
Devo dire che la mia esperienza amministrativa, ovvero la fine della mia esperienza amministrativa, è legata proprio alla figura di Salvatore Pellegrino, e non per contrasti anzi per avere questi sostenuto una mia posizione che ne comportò una pregiudiziale della Dc nei miei confronti.
Va fatta qualche opportuna premessa per contestualizzare i fatti. Io sono stato consigliere comunale a Maddaloni dal 1975 al 1986, salvo un breve periodo di commissariamento ho ricoperto il ruolo di consigliere per dieci anni. Lungo tutto questo periodo sono stato Assessore alla Cultura, presidente di Commissioni e lungo questo periodo mi sono posto tra gli obiettivi quello di rilevare la proprietà del maniero e delle torri per salvarlo dal degrado. In tal senso nel periodo in cui sono stato assessore ho fatto approvare una delibera in tal senso dal consiglio comunale e durante la mia presidenza della Commissione Bilancio e Programmazione ho sostenuto negli obiettivi dell’amministrazione tale attività. Ricordo che la delibera di consiglio comunale, nel periodo assessoriale, fu affossata nel senso che chi si dove preoccupare di trasmetterla al CoReCo non lo fece e quindi non fu eseguibile. Ricordo che nel 1982 durante la presidenza della su indicata commissione proposi l’inserimento di una spesa per l’acquisto del maniero ma il Pci, rappresentato dal consigliere Aldo Mosca, fu contrario, mentre l’anno successivo il Pci era rappresentato da Salvatore Pellegrino e non solo era favorevole ma si adoperò affinché vi fosse larga adesione. La cosa in commissione passò e quindi fu deliberata anche in Consiglio Comunale. E fu qui che successo quanto non doveva accadere e che segnò la fine della mia esperienza amministrativa: dopo aver letto la relazione nella quale sottolineai l’obiettivo atto a rilevare la proprietà del maniero e delle torri (in quegli anni la Regione Campania avrebbe sostenuto il 50% del costo a favore del Comune di Maddaloni) ebbi una acclamazione dal Pci in piedi e con un forte applauso e sostegno. Pellegrino ed il gruppo Pci voto all’unanimità al conto consuntivo del 1982.Lì la Dc, convinta di una collaborazione non gradita con il Pci e con Pellegrino in particolare, decise che era il tempo di cedere lo scranno a qualche altro rappresentante. Certamente in quegli anni gli ostacoli a ché si procedesse all’acquisto del maniero, a fronte di possibili soluzioni alternative che ne avrebbero comunque salvaguardata la proprietà con cessione a fronte di interventi a quello che sarebbe stato e fu il Piano Regolatore da lì a poco approvato, era di ispirazione socialista.

Foto anni ’60, il Senatore è alla Face Standard di Maddaloni

Anni ’60, sulla panca il Senatore al centro, a destra Nicola Squillace e a sinistra Emanuele Ventrone.
Circa l’esperienza politica va detto che ebbe modo, agli inizi degli anni ’80, subito dopo i fatti di Moro e del Terremoto in Irpinia di far parte di una delegazione della Dc che intese con il Pci realizzare il compromesso storico[3] a Maddaloni con una giunta Dc Pci, cosa che accade con la nomina di Assessori ai Lavori Pubblici di Alfredo Caramico. In occasione di questo evento si sono svolti una serie di incontri anche nella sede del Pci in piazza Umberto I° e dei quali dovrebbero ancora esistere le relazioni che le delegazioni Dc scrivevano all’attenzione della Segreteria e della Direzione del Partito a Maddaloni.
Ricordo che la prima riunione si svolse proprio nella sede del Pci ed all’arrivo della nostra delegazione Dc un militante marxista storico, vedendo in questa cosa, cioè la nostra presenza nella sede e la volontà comune di unire i gruppi per sostenere una unica amministrazione bicolore, un tradimento dei valori Pci se ne andò sbattendo la porta e non vi fece mai più rientro nella sede. Era un militante storico della zona di San Giovanni.
Qui nella sede ci trovammo subito Salvatore Pellegrino che era il principale sostenitore di questo dialogo e della esigenza di trovare la soluzione per una guida congiunta della Città. Pellegrino sosteneva che visto il momento che stava affrontando il Paese le diatribe di posizioni partitiche le persone, i cittadini non le avrebbero capiti per cui era il momento di essere responsabili e di mettere da parte le rivalità. E fu questo suo entusiasmo che favorì il compromesso e la guida bicolore della Città, cosa che però non fu accettata dalla base del Pci ed infatti alle successive amministrative la componente comunista ebbe una amara soddisfazione elettorale e di contro la Dc una buona affermazione.
Circa il rapporto con don Salvatore d’Angelo e la Fondazione Villaggio dei Ragazzi devo dire che tra i due Salvatore c’era rispetto ed amicizia, e poi una molto cordiale anche il rapporto tra don Salvatore e la signora Pellegrino, Rosa Suppa, donna ferventemente cattolica. Una amicizia che si perdeva nel tempo e che li vedeva operare insieme, notte tempo, infatti era di notte che Pellegrino andava da don Salvatore nel Villaggio dei Ragazzi per incontrarlo, lontano da pettegolezzi ed occhi indiscreti, stante le distanze politiche tra i due. I due Salvatore erano per la risoluzione pratica dei problemi e anche se solo di un soggetto specifico perché in particolare situazione di bisogno.
Circa la polemica che affronta Salvatore Pellegrino per l’acquisto da parte della Fondazione del bene per destinarlo alle attività del Villaggio dei Ragazzi, io credo che vadano fatte delle opportune riflessioni. Innanzitutto don Salvatore era tanto amico di Salvatore Pellegrino, quanto e forse più di Francesco Lugnano come del senatore Bellocchio di Santa Maria Capua Vetere che fu il primo firmatario della legge più veloce della storia per la cessione del bene dal demanio alla Fondazione. La polemica, se così la vogliamo chiamare, doveva comunque starci considerando le opposte posizioni politiche partitiche dei due e poi il fatto di essere stato uno del Pci a proporre la legge, anche se ogni rappresentanza parlamentare era presente alla fine, fu cosa non gradita a Pellegrino.
A questo si aggiunga che in quegli anni era stato realizzato il progetto per la costruzione della nuova Casa Comunale che richiedeva incertissime risorse economiche e Pellegrino sosteneva la tesi secondo la quale andava rilevata la proprietà del demanio della parte storica del Villaggio dei Ragazzi ed il Padiglione Farina (cosa che poi fece un decennio dopo il sindaco pro tempore Gaetano Pascarella) e qui destinarvi gli uffici comunali, a discapito del ridimensionamento degli ambienti destinati al Villaggio dei Ragazzi che, in qualche modo, comunque avrebbe potuto, stante le diverse proprietà immobiliari in città, far fronte alle esigenze. Pellegrino non voleva che il Comune, per la nuova Casa Comunale, spendesse soldi che potevano essere destinato ad altre esigenze o peggio ancora, cosa che poi è avvenuta, fosse soggetto a decennali di pagamenti di pigione per il pubblico servizio. Ecco quindi svelato il contrasto di Pellegrino, che tutto sommato aveva una sua giusta visione.
In conclusione va detto quindi che Salvatore Pellegrino, è stata una Persona Intellettualmente Onesta ed esperto, per la sua esperienza professionale, in diversi campi della vita amministrativa e della città”.
[1] Le pubblicazioni di Umberto Santacroce “La mia città, le sue strade, alcuni ricordi, ideale e tanta passione” e “Un secolo attraversato da due guerre mondiali, una speranza di vita migliore e democratica” offrono molti spunti di approfondimenti sulla politica, la cultura, il territorio e i fatti degli anni ’50 e 60 in piena operatività di Salvatore Pellegrino.
[2] Don Matteo, la cui scelta sacerdotale risale all’ultimo ventennio, ricorda che nel dopo guerra sia la sede della Dc che quella del Pci erano in piazza della Vittoria, di fronte al Milite ignoto, e solo con gli anni ’70 furono trasferite. Quella della Dc in piazza Matteotti al posto degli Uffici Postali trasferitisi sul Corso I° Ottobre nei locali al piano terra del Padiglione Farina lateralmente all’ingresso secondario della Fondazione Villaggio dei Ragazzi. La sezione Pci si trasferì in piazza Umberto I° nei locali del Palazzo Manfredonia, dal lato destro del portale principale dove insiste la epigrafe a Giuseppe Garibaldi. Qui prese il posto della tipografia De Simone che, con l’avvento del nuovo proprietario dello stabile, dovette per morosità lasciare i locali. La tipografia si trasferirà in via Marconi dove prima era la sede del M.S.I. (Movimento Sociale Italiano) e lì venne accolto il segretario nazionale Giorgio Almirante. Aderendo a questi locali ve ne era uno con accesso con porta dall’interno del portone che era destinato alla componente giovanile della Dc e che successivamente fu anche sede del Movimento Cattolico Lavoratori. Dal lato opposto del portale principale vi erano le rappresentanze socialiste di Maddaloni. Attualmente dove era la sezione Pci vi è l’ottica di Stefano Bove, e dove vi erano quelle socialiste vi è una associazione podistica (vi era il PSI) ed una edicola (vi erano i Social Democratici di Saragat).
[3] Maddaloni si ricorda essere sempre stato un laboratorio di studio politico, e da tutta la provincia ed oltre si veniva ad assistere alle riunioni ed assemblee stante la elevatezza culturale e politica di chi interveniva. Volendo contestualizzare alla rappresentanza politica afferente a Salvatore Pellegrino, e allo stesso Francesco Lugnano ed altri, a Maddaloni nella sede del Pci intervenivano e facevano formazione, oltre che studio e soluzioni dei problemi politici ed amministrativi, personaggi come Giuseppe Capobianco e Giorgio Napolitano, quest’ultimo con doppio mandato di Presente della Repubblica Italiana sulle spalle.

Foto dei Compagni Comunisti, anno 1997
| Maddaloni, il ricordo del Senatore Salvatore Pellegrino ad un mese dalla morte | ![]() |
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| Scritto da Michele Schioppa |
| Martedì 24 Novembre 2015 16:57 |
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MADDALONI (Caserta) – Un mese fa nasceva al Cielo il Senatore Salvatore Pellegrino (Maddaloni 31 luglio 1922 – 24 ottobre 2015), nato da Antonio e Vincenza Letizia (Maddaloni, il Senatore Salvatore Pellegrino nasce al Cielo, il Saluto alle 12 alla SS Annunziata).
Foto gentilmente concessa dal prof. Antonio Pagliaro e dallo stesso scattata nel Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni il 14 maggio 2010. Perché ritornare sulla memoria di Salvatore Pellegrino? Essenzialmente perché, oltre ad essere probabilmente l’ultimo o uno degli ultimi rappresentanti della classe politica e parlamentare del dopo guerra, la sua figura è stata nel tempo presente sullo scenario politico, anche se magari dietro le quinte, ma certamente attiva nel contributo di idee o spunti di riflessione.
Foto ufficiale del Senatore Salvatore Pellegrino Il saluto terreno a Salvatore Pellegrino è stato dato dalla famiglia, amici e conoscenti, oltre che compagni, alle ore 12 del 25 ottobre 2015 nella chiesa della SS. Annunziata di piazza Umberto I° a Maddaloni. La salma del senatore, dalla casa, in piazza Matteotti, è stata portata a spalle, con rigorosa bandiera del PCI, all’uopo procurata dal compagno Franco Capobianco, figlio di Giuseppe che tante peripezie e battaglie ha condiviso con Salvatore, per quelle poche decine di metri fin fuori la chiesa dove è stata accolta da un partecipato applauso. Qui, spoglia della bandiera, all’uopo dell’ingresso in chiesa, è stata accompagnata da tutta la popolazione cittadina, ed altra proveniente dalla provincia casertana ed oltre, per condividere gli ultimi momenti di percorso terreno del senatore Pellegrino.
Fotocronaca del comizio del PCI in occasione delle Elezioni Politiche, fine anni ’70 con il Senatore Salvatore Pellegrino e l’On. Enzo Rauccio. I comizi, come evidente dalle foto, si svolgeva per tutti sul palco di piazza della Vittoria, di fronte al Monumento ai Caduti, e sovente seguiva concerto. . Lungo le strade cittadine il manifesto funebre del senatore, che ha imposto con i suoi rimandi, ovvero con le condoglianze estese ai suoi congiunti, gli spazi fuori l’abitazione e la chiesa, è stato spesso accompagnato dal ringraziamento che si esprimeva per la perdita pochi giorni prima del rag. Vincenzo Tagliafierro, Ragioniere Capo del Comune di Maddaloni con il quale il Senatore, spesso anche in mia compagnia[1] si fermava a parlare di politica e del Bilancio comunale (Maddaloni, quest’oggi alla chiesa della SS. Annunziata si ricorda il rag. Enzo Tagliafierro).
Ci si fermava a parlare, a discutere delle nella sede dei Ds, poi Pd, oggi sede di associazione podistica, in Piazza Umberto I°, nella sede che fu del Partito Socialista, nell’edificio che ebbe ospite Giuseppe Garibaldi[2]. Come precedentemente accennato (Maddaloni, il Senatore Salvatore Pellegrino nasce al Cielo, il Saluto alle 12 alla SS Annunziata), professionalmente Salvatore Pellegrino, essendosi laureato in Economia e Commercio, oltre all’impegno sindacale (principalmente nel settore agrario – con le battaglie per l’occupazione delle terre – ed in quello del terziario – tra i fondatori ed impegnato nella Confesercenti Provinciale di Caserta), e politico, è stato uno stimato commercialista. Oltre i confini territoriali è noto per essere stato eletto al Parlamento Italiano, nella Circoscrizione Campania, il 28 aprile 1963 come Senatore della IV Legislatura della Repubblica[3], e qui è stato uno dei più giovani senatori della storia repubblicana. La sua elezione fu possibile grazie all’impegno partitico dopo l’adesione al PCI sulla scia del prof. Antonio Renga, rappresentante del pensiero comunista a Maddaloni, che lasciò a lui come a Francesco Lugnano la possibilità di crescere e poter ambire a ruoli di prestigio, di guida e di rappresentanza.
Foto anni ’60, il Senatore è alla Face Standard di Maddaloni
Anni ’60, sulla panca il Senatore al centro, a destra Nicola Squillace e a sinistra Emanuele Ventrone. |










