MADDALONI (Caserta) – Quando abbiamo deciso di intraprendere questa progettualità di ricostruzione storica della figura di don Salvatore d’Angelo, ci siamo ripromessi di andare alla ricerca di quelle testimonianze che potessero offrirci una descrizione, presentazione, aneddotica sul sacerdote inedita, della sua esperienza di vita privata o comunque non soggetta ai riflettori. Con questa testimonianza di Vincenzo Santangelo, figlio di Nicola coetaneo e compagno di giochi nonché vicino di casa di Salvatore d’Angelo, si ritiene offrire interessanti contributi in tal senso.
Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, entusiasmante puntata di “Dietro l’Angolo” nel ricordo di don Salvatore d’Angelo … (vedi articolo), 8 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo), 9 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto (vedi articolo), 10 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … precursore del Fundraising (vedi articolo), 11 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo …testimonianza di Antonio Pagliaro (vedi articolo) oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).
D: Vincenzo Santangelo[1], quando e dove ha conosciuto don Salvatore d’Angelo?
R: Ho conosciuto don Salvatore, sin da piccolo, perché, quando frequentavo la chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate lui veniva ad aiutare il vecchio parroco don Giuseppe Santonastaso, che ricordo essere anche il vicario della forania di Maddaloni. La presenza di don Salvatore si faceva più intensa in occasione delle quarantore ed altre ricorrenze religiose.

Archivio Personale. Riproduzione seriale delle stampe di Franco Imposimato. Si offre uno spaccato della chiesa montana benedettina maddalonese nel secolo scorso.
D: Cosa accadeva nel corso di quelle presenze di don Salvatore?
R: Ricordo che quando veniva a farci visita si intratteneva spesse volte con noi piccoli, alla Pia Casa di Apostolato, gestita dalle sigg.ne Olimpia ed Anna.
D: Che cosa era la Pia Casa di Apostolato?
R: La Pia Casa di Apostolato era una specie di oratorio, sito nella via San Benedetto, dove oltre ad attività prettamente spirituali e ludiche, i ragazzi venivano aiutati a fare i compiti di scuola e le ragazze imparavano il cucito ed il ricamo. È vivo il ricordo che quando don Salvatore, nelle sue visite, aveva sempre con sè due seminaristi Stefano Tagliafierro (ora parroco della stessa comunità parrocchiale) e Pietro Farina (suo erede ed esecutore testamentario, poi compianto Vescovo di Caserta).



Archivio Personale. Riproduzione seriale delle stampe di Franco Imposimato che aiutano a conoscere l’ambiente maddalonese al tempo delle testimonianze.
D: C’è qualche ricordo associato a questi due futuri sacerdoti o intenzione manifestata da don Salvatore?
R: Certamente, in particolare per Pietro Farina, aveva per esso in mente il futuro grandi progetti di continuità nella conduzione del Villaggio dei Ragazzi.

Foto del complesso della Chiesa di San Benedetto Abate prima di un recente restauto (fonte).
D: Che ricordi o impegni svolgeva nell’ambito della comunità parrocchiale di San Benedetto[2] o come era organizzata questa e quindi rientrava l’operato della figura di don Salvatore d’Angelo?
R: Ricordo che ero attivo nella comunità parrocchiale e nella seconda metà del secolo scorso ho svolto il ruolo prima di capofalò delle fiamme bianche, delle fiamme verdi infine delle fiamme rosse (ragazzi fino al biennio della scuola media. Il mio compito era di convocarli il martedì ed il giovedì nei locali della chiesa di San Benedetto per ascoltare le parole di don Giuseppe Santonastaso. Ricordo che era anche dovere nostro non mancare alla Santa Messa domenicale delle 8 di mattina. Red ancora è viva l’immagine di un aneddoto in cui don Giuseppe ha interrotto la mia confessione perché non avevo restituito il resto di dieci lire a mia mamma.
Che tempi e che insegnamenti!
Sono veramente grato a queste figure che hanno influenzato la mia formazione.
Va detto ancora che don Salvatore, alla morte di don Giuseppe Santonastaso, ha assicurato la conduzione della Parrocchia di San Benedetto Abate per interposta persona con l’ausilio dei suoi collaboratori, cioè padre Bernardino prima e don Salvatore La Farina poi. Ricordo anche la presenza collaborativa di don Salvatore Izzo. In seguito all’ordinazione sacerdotale di don Stefano Tagliafierro a quest’ultimo lasciò una certa autonomia di gestione. Bisogna ancora aggiungere che le presenze di don Salvatore nella comunità parrocchiale dopo la morte di don Giuseppe si intensificarono.


Foto del complesso della Chiesa di San Benedetto Abate in esito a un recente restauro (fonte).
D: Ricorda, magari attraverso i racconti dello stesso o dei familiari, le origini di don Salvatore d’Angelo?
R: So che Salvatore d’Angelo nacque, in una casa di contadini in via Troiani di fronte a via Tifatina, nel gennaio del 1920. Mio padre nacque in una casa contigua nell’aprile del 1920, la casa dove nacque mio padre l’ho sempre conosciuta come la casa di “Andrea a sorde “. Don Salvatore con tutti quelli del rione Pignatari mantenne sempre un rapporto di amicizia con i residenti, con i quali ci si dava del tu, negli incontri anche sporadici, nei saluti, etc. Va detto, del resto, che il rione è stato la sua base elettorale, alla luce della partecipazione alle competizioni politiche. So che con i coetanei i rapporti, secondo quello che mi raccontava mio padre, erano normali come quelli di tutti i bambini; si giocava e si litigava mentre i genitori erano fuori casa tutto il giorno per lavoro.

Fermoimmagine tratto dal Video proeittato in occasione del 80° anniversario della nascita di don Salvatore d’Angelo indicante i luoghi in cui vissero le famiglie d’Angelo e Santangelo, protagoniste di questa intervista.
D: Lei ha conosciuto la mamma di don Salvatore? Sa che rapporto esisteva tra i due?
R: Si. Era importante. La figura materna “Zi Terisina” ha esercitato sulla persona del figlio Salvatore un grande ascendente, il suo vero maestro di vita, donna di fede, buona e di sani principi. Eravamo dirimpettai ricordo che ogni tanto il figlio dal Villaggio dei Ragazzi la raggiungeva in via Troiani, ho osservato qualche scena dalla mia abitazione. Quando nelle pause di studio mi sedevo su una colonna fuori di casa, erano queste dei paracarri, Zi Teresina mi faceva cenno di avvicinarmi e la sua raccomandazione per me era quella di studiare perché il figlio Salvatore avrebbe trovato il modo di aiutarmi un giorno nel lavoro.

Foto del web.
D: C’è qualche aneddoto familiare da poter raccontare?
R: Tanti, ma uno resta in particolare nel cuore della mia famiglia, e vi resterà per sempre. Ci troviamo nel periodo degli anni ’80. Il fatto si svolge in casa d’Angelo, nella casa di don Salvatore e qui vi fu una grande disgrazia per “Zi Rummineche”, ovvero per Domenico il padre di don Salvatore. Questi, in effetti, andò a letto con il sigaro acceso e fu avvolto nel letto dalle fiamme.
Va detto che quanto accade il fatto, considerato il pericolo che si prospettava mio padre fu dissuaso da Antonio, il fratello di don Salvatore, dall’intervenire così come si stava predisponendo. Ciò, giustamente, al fine di evitare che a una possibile disgrazia se ne aggiungesse un’altra. Ma nel mentre si cercava di capire come meglio intervenire e quindi evitare la disgrazia, mio padre si lanciò nel sua atto.
Nello specifico dell’episodio, appena mio capì cosa stava accadendo forzò la porta, entrò nella stanza incurante di quanto potesse accadergli, e prelevò dal letto il padre di don Salvatore.
Ricordo che don Salvatore ringraziò personalmente mio padre e gli fissò un appuntamento per un giorno successivo. Quando mio padre si recò da Lui lo accolse così : “Nicola ti ringrazio di nuovo per il tentativo di salvare mio padre devi, inoltre, sapere ebbene che mia madre altro non mi diceva nei nostri incontri di aiutare la tua famiglia, ebbene tu non mi hai mai chiesto nulla ed io sino ad ora non ho mai fatto nulla per te, hai i figli maschi sistemati tra la Lombardia e la Sardegna perché vincitori di concorsi, dimmi quale delle tue figlie può assolvere al compito di guardarobiere o magazziniera?”. Mio padre, che inizialmente era titubante ad accettare perché il suo gesto e il rapporto tra le famiglie era stato sempre e solo animato da gratuità reciproca, alla fine, anche perché gli fu fatto presente che comunque andava assunta quella figura perché necessitava, segnalò mia sorella Maria, che tutt’ora lavora al Villaggio dei Ragazzi. Ho sentito il bisogno di raccontare questo fatto perché nei nostri cuori resterà per sempre la bontà e la riconoscenza di questo grande Uomo e Sacerdote.

Foto del web con il Villaggio dei Ragazzi negli anni ’70 del secolo scorso.
D: Suo padre, considerato che era coetaneo e conviveva il gioco e l’esperienza oratoriale con Salvatore, poi sacerdote, le ha mai raccontato dell’origine vocazionale di questi?
R: Per ciò che riguarda la vocazione sacerdotale di Salvatore, facendo appunto riferimento a quanto mi è stato raccontato da mio padre, nacque sul finire degli anni ‘20. Salvatore, ricorda mio padre, aveva il pallino, di celebrare già la Santa Messa, a mò di gioco, nel cortile di casa sua ed addobbava l’altare con delle zucche svuotate, in ognuna di esse ci metteva dentro dei lumini di cera. Va da se che naturalmente aveva bisogno di un chierichetto e all’occorrenza si prestava mio padre.

Foto del web con il Villaggio dei Ragazzi negli anni ’70 del secolo scorso.
D: Sa che tipo di rapporto, riverenza, collaborazione don Salvatore aveva con il Clero locale fornaria-diocesi?
R: Da quello che so, per interazione diretta il rapporto con il clero di Maddaloni fu ottimo, corretto e collaborativo durante la guida della forania di don Giuseppe Santonastaso e finché a capo della Diocesi c’era il Vescovo mons. Bartolomeo Mangino. Successivamente con l’avvento dell’Arcivescovo Vescovo mons. Vito Roberti i rapporti si raffreddarono un po’. In effetti il neo Ordinario Roberti non vedeva di buon grado l’impegno politico di don Salvatore. Questo particolare mi fu riferito da alcuni insegnanti di religione alla ragioneria. Di sicuro il rapporto con Don Giuseppe Santonastaso fu ottimo, era il suo figlioccio spirituale. Ricordo che il vecchio parroco ed il Vescovo Mangino incoraggiarono la trasformazione della “Casa del Fanciullo” in “Villaggio dei Ragazzi” quale “Opera di Beneficenza e di Culto della Parrocchia di San Benedetto Abate”[3]. Questa denominazione cessò con il passaggio dei beni parrocchiali all’Istituto Diocesano di Sostentamento del Clero (L. 222/85). Don Salvatore ebbe l’intuizione e la necessità, per un progetto di continuità, di trasformare il “Villaggio” in “Fondazione”.

Foto del web con il Villaggio dei Ragazzi negli anni ’70 del secolo scorso.
D: Don Salvatore, prima si accennava alla parte politica, faceva anche attività di partito. Ha qualche ricordo a riguardo?
R: Si, da giovincello conoscevo l’esperienza e l’impegno di don Salvatore d’Angelo nella DC. Don Salvatore era visto come persona concreta e pratica, sempre teso a risolvere i problemi della sua Casa del Fanciullo, poi Villaggio dei Ragazzi e della Città di Maddaloni. So che frequenti erano i suoi viaggi a Roma per incontrare l’amico Andreotti e per trovare le più idonee soluzioni ai problemi della Città, dei cittadini e della sua Opera.

Foto del web.
D: Abbiamo visto che l’elettorato aveva una buona “impressione” del sacerdote? Ma gli altri, gli antagonisti politici, come si approcciavano a lui o comunque lo ritenevano?
R: Devo dire che a Maddaloni era visto con rispetto dagli avversari politici (i comunisti) che lo etichettarono, nei loro comizi elettorali, come:”nu maste e cucchiara”. Questo termine va inteso come aggiustatore di situazioni politiche complicate, smussatore di angolature spigolose e risolutore di problemi nell’interesse del Villaggio e di Maddaloni. Ho ascoltato diversi comizi, nella mia gioventù, di esponenti comunisti e quel termine sopracitato fu senz’altro pronunciato da Francesco Lugnano oppure da Salvatore Pellegrino o da quella sagoma di sindacalista CGIL noto come “Cacianiello”, all’anagrafe Angelo d’Aiello. “Nu maste’ e cucchiara” divenne un “cult” in tutte le feste della matricola, gli universitari maddalonesi lo utilizzarono in tutti i processi alla matricola in cui si faceva riferimento a don Salvatore.


Foto del web con il Villaggio dei Ragazzi negli anni ’70 del secolo scorso. Si offre una doppia inquadratura con evidenza del particolare dello stabile del Villaggio dei Ragazzi che dà su Piazza de Sivo prima degli interventi di restauro.
D: Ci racconta perché mai vi fossero riferimenti che riguardavano don Salvatore e che rapporto c’era con questi ?
R: Don Salvatore d’Angelo era molto vicino al mondo universitario[4]. Ricordo che mise a disposizione degli universitari maddalonesi, rappresentati nel CUM, Circolo Universitari Maddaloni, i laboratori del Villaggio dei Ragazzi per la preparazione, nei mesi di maggio di ogni anno, della festa della matricola. Nei laboratori i giovani preparavano cartelloni e carri allegorici per poter fare il processo alla matricola che si svolgeva nella Piazza dei Caduti o Piazza della Vittoria.
Considera nell’ambito del mondo universitario e del CUM, fui tra i fondatori del CUAC, Centro Universitario di Attività Cristiana. E con me lo furono i fratelli Ceci: Giuseppe – detto Peppe – (che sposò la sorella di Gaetano Vairo) e Luigi. Ed ancora i fratelli Aveta, Salvetti, Pasquale Razzano forse anche Alfonso Grimaldi e tanti altri fondatori. Ricordo che don Salvatore cedette al CUAC gratis gli ex locali della cittadina ACLI (di cui era il titolare del contratto d’affitto), in via Marconi, presso l’ex cantina di Bainette.
Ricordo che per noi giovani di formazione espressamente cattolica erano anni duri quelli del 1968/1970, le posizioni andavano estremizzandosi e non ci riconoscevamo nel circolo universitario maddalonese, in quanto fin troppo laicizzato. Poi come ben è noto il 68 ha dato origine a quei fenomeni deprecabili del terrorismo, vera disgrazia per l’Italia.
Devo dire che per questa vicenda del CUAC, don Salvatore mostrò nei nostri riguardo grande sensibilità e disponibilità e non influenzò mai la nostra linea.

Foto del web.
D: Quindi era ben visto da tutti?
R: No, come per tutti gli uomini, in vista, anche don Salvatore attirò su di sè volgarità e inimicizie, luogo comune ai miei tempi, era che faceva solo favori a puttane e camorristi ma lui applicava il detto evangelico che bisogna portare all’ovile la pecorella smarrita.

Archivio Personale, riproduzione seriale di disegni di Franco Imposimato.
D: Quale l’atteggiamento di don Salvatore, politicamente parlando, nei confronti degli altri politici?
R: Il rapporto tra don Salvatore e i politici locali fu sempre impostato alla correttezza. Insomma non era schierato aprioristicamente contro una componente piuttosto che un’altra, ciò anche per ovvi motivi in quanto per Lui la priorità fu sempre il Villaggio dei Ragazzi ed il suo potenziamento.

Fermoimmagine dei manifesti elettorali a Maddaloni, notasi quelli con l’indicazione dell’on. Elio Rosati. Il Fermoimmagine proviene dal filmato che racconta la storia del ciclismo a Maddaloni e nel Villaggio dei Ragazzi.
D: Ricorda di qualche dispiacere?
R: Non lo ho vissuto direttamente ma mi dissero che rimase amareggiato quando nella terza legislatura non venne eletto l’On. Elio Rosati. All’epoca venne messa in giro la voce secondo la quale la mancata elezione fosse dovuta al mancato appoggio di “u prevete”.

Foto del web l’onorevole Rosati impegnato, quale Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, anni ’70, a una inaugurazione.
D: Ci sono stati impegni diretti politicamente suoi anche su richiesta di don Salvatore d’Angelo?
R: Certamente, ero parte attiva della componente giovanile e quindi collaboravo, come gli altri. In particolare, volendo portare un aneddoto, ricordo che prima delle mia partenza per la Sardegna don Salvatore convocò alcuni esponenti dei giovani DC, e naturalmente c’ero anch’io e intervenni con Ninotto d’Angelo[5], Segretario del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana. Don Salvatore ci chiese di impegnarci in campagna elettorale per la riuscita dell’elezione al Senato di Giuseppe Santonastaso e di votare alla Camera fra le altre preferenze anche Andreotti capolista in quanto rappresentante del partito. E ricordo che in quella campagna organizzai per Giuseppe Santonastaso e i suoi gruppi di elettori, degli appuntamenti in case private, tra via Tifatina e via Troiani.

Foto del web con il Presidente Andrettoi e l’on. Rosati nel Villaggio dei Ragazzi negli anni ’00.
D: Per quanto tempo, e in che anni, ha fatto parte della gioventù democristiana e che ricordi ha?
R: Va riferito che per quanto riguarda il mio impegno nel movimento giovanile DC; esso va dalla terza ragioneria e precisamente dagli anni 1965/1972 con esclusione del servizio militare ottobre 1970/dicembre 1971. Nel periodo della mia presenza nel movimento giovanile della DC il segretario di sezione era Giuseppe Caliendo o l’avv. Sollitto, di questo non sono tanto sicuro.
Sempre in relazione a Giuseppe Caliendo ricordo che nel 1970 lo stesso era presidente del Comitato dei Festeggiamenti Patronali in onore di San Michele, quelli autunnali di settembre, ed anche io ne fui componente. Nel comitato d’onore immancabile c’era la presenza di don Salvatore d’Angelo[6].

Foto del web con il Villaggio dei Ragazzi negli anni ’70 del secolo scorso.
D: Ci sono altri componenti della sua famiglia che hanno avuto esperienze con don Salvatore e i suoi diretti amici/collaboratori?
R: Più che esperienza parliamo di rapporti di figliolanza, dove l’On. Elio Rosati è stato il padrino di Cresima di mio fratello Pasquale. Tra le altre cose ho appena saputo che in questi giorni è venuta a mancare la moglie dell’onorevole e a lui giungano le mie condoglianze.
E, in esito a questo riferimento, desidero aggiungere un mio giudizio su due uomini che hanno fatto la storia di Maddaloni nel recente passato, questo giudizio a me pare più obbiettivo in quanto sono già passati diversi anni: Elio Rosari e Salvatore d’Angelo.
In gioventù ho ascoltato diversi comizi sia di Elio Rosati che di don Salvatore.
Elio Rosati, grande oratore, aveva una eloquenza formidabile, riusciva a riscaldare la folla di ascoltatori durante i suoi discorsi, insomma era la politica personificata con la “P” maiuscola. Ricordo che a volte interrompevamo i suoi discorsi al grido di “Elios” luce per le nostre menti. Di Elio Rosati resta solo il ricordo, almeno per me, di discorsi formidabili di alta scuola politica ma lontani dai problemi reali della gente.
Don Salvatore aveva una impostazione diversa nei suoi discorsi politici, aveva anche Lui un eloquio fluente ma parlava sempre al cuore della gente comune e dei problemi su come affrontarli. Del resto, nell’immaginario collettivo, resteranno per sempre le sue opere e tutto quello che ha fatto per la città di Maddaloni.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.
[1] Vincenzo Santangelo nasce a Maddaloni il giorno 11 luglio del 1949 da Nicola e da Angela Campolattano. Diplomatosi Ragioniere e Perito Commerciale con titolo conseguito il 2 agosto 1968 presso l’Istituto tecnico “Terra di Lavoro” di Caserta inizia gli studi universitari alla Facoltà di Economia e Commercio di Napoli anche se questi vengono interrotti dalla vincita del Concorso Nazionale alla Conservatoria dei RR.II. a seguito della quale viene assegnato ad Oristano dal 16 maggio 1972 dello stesso ufficio sarà Gerente e Conservatore.
Va riferito in relazione alla testimonianza resa da Vincenzo Santangelo che, con qualche anticipazione del 26 giugno 2015, essa potremmo dire è stata sostanzialmente rilasciata il 27 luglio 2015, ed integrata il 28 e 29 dello stesso mese.
Santangelo, va aggiunto, risiede a Maddaloni dalla nascita e fino a tutto il mese di maggio 1972. Dello stesso va detto che, andato in pensione il primo gennaio del 2007 ha iniziato a dedicarsi esclusivamente alla vita sindacale ed attualmente è segretario organizzativo territoriale della Uil Pensionati di Oristano, dove risiede.
[2] Di recente la stessa è stata interessata da un restauro diretto dall’Arch. Mariano Nuzzo (fonte)
[3] In effetti, da quanto risulta, tutti i riti sacramentali della chiesa del Villaggio, Battesimi, Comunioni, Cresime, Matrimoni erano registrati presso e come svolti nella chiesa di San Benedetto Abate. Della quale, ricorda don Matteo Coppola nel corso della trasmissione radiofonica “Dietro l’Angolo”, trasmessa da New Radio Network, il 17 giugno 2015, è stato vice parroco e con tale funzione amministrativa allorquando si è deciso, per sua stessa volontà, di far arrivare la Face Standard a Maddaloni per l’occupazione dei suoi studenti e dei cittadini maddalonesi, dovendosi cedere dei terreni, don Salvatore ha ceduto quelli della parrocchia di San Benedetto che potenzialmente non sono stati mai pagati. In quella stessa occasione, Francesco d’Angelo, nipote del sacerdote, anticipando una testimonianza che tra breve si offrirà al lettore, nell’ambito di questo progetto storico biografico, aggiungeva che anche la sua famiglia (sua madre in particolare, ma non solo) ha ceduto dei terreni a tal fine senza mai riceverne corrispettivo. Don Salvatore sacrificava la famiglia, e in questo caso specifico “sfruttava il suo ruolo”, per il bene dei suoi ragazzi e della occupazione cittadina. Per la trasmissione vedasi la nota giornalistica della stessa: Maddaloni, entusiasmante puntata di “Dietro l’Angolo” nel ricordo di don Salvatore d’Angelo … (fonte) e/o la registrazione della puntata (fonte).

Foto del web.
[4] Si veda, nei contributi precedenti, l’impegno di don Salvatore nell’ambito della FUCI a Roma e non solo.
[5] Ninotto sta per Mimmo ovvero per Domenico d’Angelo che era il nipote di don Salvatore, ovvero il figlio di Antonio e fratello di Franco.
[6] In effetti va riferita che questa si è conservata nel tempo fino alla sua morte e in rispetto alla sua persona e all’opera, in esito alla morte, anche la dirigenza del Villaggio dei Ragazzi è stata chiamata a far parte del Comitato d’Onore dei festeggiamenti Patronali in onore di San Michele Arcangelo.

Fermoimmagine tratto dal Video proeittato in occasione del 80° anniversario della nascita di don Salvatore d’Angelo.
