MADDALONI (Caserta) – La nostra ricerca biografica su don Salvatore d’Angelo, oggi, prosegue in modo inedito. Infatti, ci accosteremo alla conoscenza di uno dei tanti aspetti che fa di don Salvatore una persona “precursore dei tempi”. Il Vescovo emerito di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, nel corso di un evento pubblico, recentemente, il 30 aprile 2015, parlando di don Salvatore ha detto, in linea al tema del presente contributo giornalistico, che il sacerdote maddalonese è stato un “creatore di vita nuova e di tempi nuovi”, e che “sapeva creare la storia”. Aggiungendo che “nella nostra terra bisogna ricordare queste figure esemplari”. Continuando, ha poi aggiunto che don Salvatore aveva “una personalità straripante, che dava l’impressione di invadere strade altrui” (vedi articolo).

Fotogramma del video proiettato nel Villaggio dei Ragazzi in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo.
Con questo articolo, il progetto di studio su don Salvatore d’Angelo, promosso e realizzato dalla testata L’Eco di Caserta, va avanti approfondendo un aspetto della sua capacità di “creare la storia”.
Come di consueto, per chi si approccia solo ora a questo progetto di conoscenza cronistoria di Salvatore, e poi don Salvatore d’Angelo, si rimanda ai precedenti contributi (anticipazioni – vedi articolo), a puntate che sono: 1 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo a 15 anni dalla Nascita al Cielo… l’inizio (vedi articolo), 2 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … continua il viaggio della conoscenza del sacerdote (vedi articolo), 3 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … il Testamento del sacerdote (vedi articolo), 4 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Carlo Scalera (vedi articolo), 5 – Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Filippo Suppa (vedi articolo), 6- Maddaloni, ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianze in Radio il 27 giugno (vedi articolo), 7 – Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza del nipote Franco d’Angelo (vedi articolo), 8 Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … testimonianza di Donato Proto (vedi articolo) oltre naturalmente a una breve cronaca della Santa Messa in occasione dell’anniversario della Nascita al Cielo (vedi articolo).
Don Salvatore ha per motto e attua nella vita un modo di essere e vivere: “Non chiedere, ma dona. Dona agli altri la gioia di dare”.
“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” si legge negli Atti degli Apostoli al capitolo 20 versetto 35. È Gesù a parlare, infatti, il versetto intero recita così: “In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”»” (At 20,35)[1].

Il dono della propria vita agli altri fa parte anche del discorso del “Buon Pastore” nel quale Gesù ancora dice: “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»” (Gv 10, 17-18), e grazie alla Fede e alla Speranza nel Regno, dove in terra il Regno sono i fratelli, il proprio prossimo, anche la tristezza si trasformerà in Gioia (Gv 16,20 – 22).

Sia l’Antico che il Nuovo Testamento sono ricchi di riferimenti in tal senso: “Dio ama chi dona con gioia” (Sir 35,11; 2Cor 9,7).

Queste brevi e rappresentative citazioni sono sintomatiche della preparazione dello studio esegetico nonché della “filosofia”, del “pensiero”, dell’indirizzo dato dalla Chiesa ai suoi chierici, e quindi anche a don Salvatore d’Angelo, per il momento storico che si stava vivendo, ovvero per quel periodo di vigilia e di secondo conflitto bellico mondiale[2].

Va, ancora, ricordato che don Salvatore d’Angelo per qualche estate è stato segretario, dopo il 1944, del Nunzio Apostolico in Francia, a Parigi. Era segretario di mons. Angelo Giuseppe Roncalli, meglio noto come Giovanni XXIII il “Papa Buono”, da cui sicuramente, stante quanto sappiamo delle sue azioni e gesti, avrà appreso la sequela del donare.

Va detto che tanti sono stati, anche, gli autori, i letterati, i poeti, che hanno argomentato su questo principio della “gioia” che si “riceve” dal “donare”. Tra questi, e probabilmente sarà stato anche letto da don Salvatore, vi è Khalil Gibran. Il poeta, libanese, è da ritenere che don Salvatore abbia potuto leggerlo, così come la poesia che seguirà, e forse condividerla con i bambini del Libano, proprio con l’avvento di questi bambini del Libano che sul fine degli anni ’80 ospitò don Salvatore nelle strutture del “Villaggio dei Ragazzi” e di cui si ricorda la famosa messa interreligiosa (vedi articolo). Messa, forse, realizzata sulla spinta anche dell’incontro avutosi ad Assisi per iniziativa di Giovanni Paolo II con i rappresentanti delle religioni del mondo[3].
Ecco la poesia di Khalil Gibran più volte richiamata, essa ha per titolo “Parlaci del Dare” e in essa si legge “Vi sono quelli che danno con gioia ed è questa gioia la loro ricompensa”.

Fonte Giornale “Villaggio dei Ragazzi”, edizione dicembre 1988, pag 2 ricorda un estratto della Rassegna Stampa provinciale e a lato un articolo di Alberto Zaza d’Aulisio che parla del soggiorno dei 45 bambini ospiti di don Salvatore. Sull’argomento sarà interessante, nei prossimi contributi, conoscere l’organizzazione di quella accoglienza dalle parole di Maria Lombardi che li ebbe a gestire.
Della gioia del dare don Salvatore d’Angelo ne parla nel Testamento dove si legge all’articolo 2:
“Sento anzitutto il dovere di evidenziare che sono stato educato dai miei genitori, dagli zii Maria e Domenico Cotugno, dal mio padrino-parroco Giuseppe Santonastaso ad essere sempre più generoso ed altruista.
I valori così acquisiti sono stati consolidati in me, successivamente, dalle esortazioni di Moriondo, Gagnor e mangino, eccellentissimi Vescovi di Caserta. “Non chiedere, ma dona. Dona agli altri la gioia di dare”.
A tali principi ho, dunque, cercato di uniformare il mio stile di vita. Non ho mai posseduto, difatti, alcunché, ne oggi ho qualcosa di mio. Ho rinunciato a tutto e mai ho ceduto al rammarico”.

Rinunciare alla carriera ecclesiastica, oramai avviata, per il sorriso di questo primo gruppo di bambini accolti nell’opera, per don Salvatore d’Angelo, non ha prezzo.
Seguendo chiarirà ulteriormente che tutto appartiene al Villaggio dei Ragazzi quanto ad esso afferente e anche eventuali beni “che, per ragioni contingenti e giuridiche, hanno chiesto il mio nome e la mia firma non sono mai appartenuti né appartengono alla mia persona” ma bensì alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi” (vedi articolo ).

Don Salvatore con il coro, che amava dirigere, con la Banda di Musica del Villaggio che volle istituire in luogo di quella della Città oramai estinta, cerca di agire sempre con gioia per il benessere dei suoi fanciulli, ragazzi. Emblematiche sono le testimonianze dei familiari Franco d’Angelo (16 e 23 giugno 2015) e Maria Lombardi (16 giugno 2015). in cui si riferisce di un don Salvatore confidente per un conforto in famiglia ma sorridente per il futuro con gli altri.
Perché tutte queste considerazioni su quello che non è stato il motto ma lo stile di vita di don Salvatore d’Angelo?
Che c’entra don Salvatore d’Angelo con il Fundraising?
È presto detto, facendo le opportune premesse.
Che cosa è il Fundraising?
È “l’Arte Gentile d’Insegnare la Gioia del Donare”.
Quando dove e con chi nasce il Fundraising?
Nasce con la Fund Raising School in San Francisco ad opera di Henry A. Rosso e di due suoi collaboratori nel 1970. La stessa scuola si trasferì a Indianapolis nel 1988, è un anno per opera dello stesso Henry A. Rosso nasce il Center on Philanthropy at Indiana University, specializzato nell’“aumentare la comprensione della filantropia e migliorare la propria pratica attraverso la ricerca, l’insegnamento, e di servizio pubblico” (Fonte).
Ebbene, quindi, fare Fundraising , significa mettere in pratica “qualsiasi forma di ricerca diretta o indiretta di risorse finanziarie, proprietà o crediti, beni materiali utilizzata per fini di solidarietà, promozione sociale e culturale”.


Prima Foto al centro davanti, Henry A. Rosso, in occasione del 10 anniversario del Center on Philanthropy at Indiana University e nella seconda lo stesso fondatore che omaggia Patricia Lewis con il premio alla carriera alla carriera in Ethical Fund Raising. Fonte: R. Wishart, Setting out and summarising the every-day business of excellence in http://sofii.org/article/setting-out-and-summarising-the-every-day-business-of-excellence
Questo è o non è quello che don Salvatore d’Angelo ha fatto dal 1947?
E la Fund Raising School nasce o non nasce nel 1970?
Se tanto, mi da tanto, don Salvatore è stato un precursore del Fundraising.
Non a caso, “Rosso [stesso] sosteneva che il fund raising è l’arte di insegnare alle persone la gioia di donare” (Fonte).

Fotogramma del video proiettato nel Villaggio dei Ragazzi in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo. Donare con gioia prendendo anche in prestito le tecniche, le idee, “le scuole” degli altri come gli “Scout” di cui era assistente don Salvatore.
Si consideri, per curiosità, ancora che “The Fund Raising School” che “è la prima scuola di livello universitario in Italia dedicata alla professione della raccolta fondi” nascerà solo nel 1998, “promossa da AICCON, Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit”, ed è operante “nell’ambito dell’Università di Bologna, presso il Corso in Economia delle Imprese Cooperative e delle Organizzazioni Non Profit della Facoltà di Economia di Forlì”[4].

Foto tratta dal testo di Giusto Nardi “Vi racconto il Villaggio”, Caserta 2015. Si tratta della sottoscrizione del 28 novembre 1984 all’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi) con la quale don Salvatore di preoccupava di donare la “vita” laddove fosse giunto il momento del “Ritorno alla Casa del Padre”.
Don Salvatore, tra le altre cose, non si è occupato solo del fundraising, ovvero della complessa attività atta alla creazione di rapporti di interesse fra chi chiede risorse economiche, materiali e umane in coerenza con lo scopo statutario e chi è potenzialmente disponibile ad erogare, ma ha pensato anche “People Raising”, pratica molto più recente rispetto al fundraising, ovvero si è preoccupato di ricercare e rendere adepti (e nel corso delle testimonianze abbiamo avuto già qualche anticipazione in tal senso e se ne avranno altre testimonianze a seguire) nuovi volontari per il presente o per il futuro al fine di attuare gli scopi sociale della sua opera. E le persone, anche perché ben motivate dopo aver loro spiegato loro il fine per il quale sono state coinvolte, si sono fatte avanti e hanno offerto liberamente il loro contributo, soprattutto perché hanno compreso le esigenze dell’Opera.

Fotogramma del video proiettato nel Villaggio dei Ragazzi in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo.
Ancora don Salvatore non ha mancato di curare quella che viene chiamata la fundraising oriented, ovvero l’azione comunicativa e relazionale verso il donatore che diventa non occasionalmente legata all’Opera ma stabilmente. I biglietti, il giornale, i raduni con gli ex allievi, i grandi eventi con amici e cittadinanza, etc ne sono una prova concreta.
In breve, con decenni di anticipo, da lungimirante quale era, don Salvatore ha attuato il fundraising come sistema integrato e dinamico.

Fermoimmagine del Video dei funerali di don Salvatore d’Angelo. Forse ultima messa di prima comunione del medesimo maggio 2000 nella chiesa del Villaggio dei Ragazzi.
Come di consueto è doveroso chiarire che siamo coscienti del fatto che la figura di don Salvatore d’Angelo sia ancora in gran parte, se non addirittura tutta, da scoprire, ecco, del resto, perché abbiamo deciso di portare avanti questa esperienza, indagine, studio, progetto conoscitivo/biografico su e del sacerdote maddalonese. Non ci si aspetta di essere esaustivi e di non cadere, involontariamente in qualche errore storico/testimoniale. La nostra è un indagine che nasce dalle testimonianze dirette ed è supportata, dove è possibile anche da documentazione. Sarà dato modo a chi vorrà, in esito alla programmazione degli articoli di replicare, integrare, chiarire etc. elementi emersi nel corso della fase di presentazione delle testimonianze sotto forma di articoli. Ci si augura che il libero e “gratuito” lavoro d’indagine venga accolto per quello che è e non si tenti di strumentalizzare i contenuti dei “tributi” storici di cui alle testimonianze per “accuse” o “denunce” “gratuite”. Non è questo il nostro intento, anzi, se questo studio di indagine può essere utile a far conoscere l’opera prediletta di don Salvatore d’Angelo e favorirne lo sviluppo certamente ne saremo contenti e onorati di aver potuto un “piccolo contributo” a far conoscere la storia e l’importanza di una istituzione che si avvicina ai settant’anni di vita.

Fermo immagine del Video proiettato, in occasione dell’80° compleanno di don Salvatore d’Angelo, gennaio 2000, nella sede del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. La visita del Cardinale Benelli del 1970. Il Cardinale amico di don Salvatore ha consentito che il Villaggio dei Ragazzi potesse avere degli aiuti per proseguire nella sua opera di dare gioia.
Legata al presente progetto è nata una Pagina Social, disponibile al link https://www.facebook.com/donsalvatoredangelo e #ricordodidonsalvatore, oltre ad account di posta elettronica ricordodidonsalvatore@gmail.com dove poter ciascuno fornire testimonianza, testuale e fotografica se opportuna, etc., e comunque si raccomanda la necessità di riportare i propri dati e i propri recapiti per opportuno contatto.
[1] In relazione alla stessa espressione il tanto amato Papa San Giovanni Paolo II scrisse: “Non si tratta di un semplice richiamo morale, né di un imperativo che giunge all’uomo dall’esterno. L’inclinazione al dono è insita nel fondo genuino del cuore umano: ogni persona avverte il desiderio di entrare in contatto con gli altri, e realizza pienamente se stessa quando agli altri liberamente si dona” (Messaggio di Giovanni Paolo II per la Quaresima 2003 dal Vaticano 7 Gennaio 2003).
[2] Si ricordi sempre che don Salvatore era ospite del Seminario Francese ed alunno della Università Gregoriana, quindi un accoppiamento Seminario-Università di puro prestigio, di elite potremmo dire oggi.
[3] Ad Assisi il 27 ottobre 1986 i 62 capi religiosi rappresentanti le più grandi religioni del mondo si sono ritrovati nella città di San Francesco a pregare per la pace su invito di San Giovanni Paolo II.
[4] P. L. Sacco, Il fundraising per la cultura, Meltemi editore, Roma 2006, 4.
